Esiste un limite biologico oltre il quale la “boy band” trasmuta inevitabilmente in “man-band”, un’entità ibrida che oscilla tra il patetico e il rassicurante.
Con “Reflections”, Simon Webbe, Duncan James, Antony Costa e Lee Ryan decidono di ignorare questo confine, consegnandoci tredici tracce che non sono un ritorno, ma un’ostinata resistenza all’oblio. Ci si chiede: se avessimo realmente bisogno di questo nuovo capitolo o se la fame di cui parlano i quattro non sia altro che un’astinenza da riflettori.
Forse sarò prevenuto, forse non mi sono mai piaciuti nemmeno negli anni 00 ma questo disco mi suona in modo alquanto anacronistico, fuori tempo massimo. Non è vintage, né modernariato pop: è semplicemente invecchiato male prima ancora di nascere.
Se negli anni Duemila i Blue rappresentavano il lato edulcorato ma efficace dell’R&B britannico, oggi appaiono come spettri incastrati in sonorità che il mercato ha già ampiamente digerito e rigettato.
In Italia, paradossalmente, il fenomeno continua a drenare consensi nei palazzetti con un tour in Italia che vede sempre il sold out, alimentato da un feticismo nostalgico che sembra premiare la stasi creativa rispetto all’evoluzione.
Perché non limitarsi a un onesto Greatest Hits celebrativo? Perché tentare la via dell’inedito se il vocabolario testuale e melodico è rimasto ancorato a una grammatica sentimentale ormai obsoleta?
L’album trasuda l’ansia di riannodare i fili di un’amicizia storica, una retorica del “più forti che mai” che però non trova riscontro nel mordente dei brani. La luce delle candele non svanisce soltanto, come recita un loro titolo: si spegne sotto il peso di una produzione piatta. Il tentativo di chiusura affidato a Find That Feeling è emblematico: un’invocazione acustica al diritto di essere “giovani e sciocchi”. Il problema è che, a quarant’anni suonati, la sciocchezza non è più una prerogativa dell’incoscienza, ma una scelta stilistica discutibile.
Reflections non aggiunge nulla alla storiografia del pop, né tantomeno nobilita il percorso di una band che avrebbe fatto meglio a preservare il proprio mito nel ghiaccio sintetico dei primi duemila.
Mentre le fan della prima ora — oggi adulte in cerca di un simulacro di giovinezza — consumeranno i tasti del replay, al critico resta l’amaro in bocca per un’opera che non riflette alcunché, se non il vuoto pneumatico di un’ispirazione giunta al capolinea.
Un disco superfluo, sia per la loro discografia che per l’ecosistema musicale contemporaneo.
Spero di sbagliarmi !!!
DA ASCOLTARE SUBITO
The Day The Earth Stood Still – Waste My Love – All About Us
DA SKIPPARE SUBITO
Ho fatto fatica ad ascoltarlo tutto!!!
SCORE: 4,00
TRACKLIST
1 · The Vow
2 · One Last Time
3 · You Should Know
4 ·Look What You Started
5 · Candlelight Fades
6 · The Day The Earth Stood Still
7 · Where I Come From
8. Waste My Love
9 · All About Us
10 · Neon Honey
11 · Beautiful Spiritual
12. Souls Of The Underground
13. Find That Feeling
DISCOGRAFIA
2001 – All Rise
2002 – One Love
2003 – Guilty
2013 – Roulette
2015 – Colours
2022 – Heart & Soul
2025 – Reflections
