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Recensione: ARLO PARKS – “Ambiguous Desire”

Arlo-Parks-Ambiguous-Desire-album-2026

Dopo aver raccontato le fragilità di una generazione, Arlo Parks torna con “Ambiguous Desire”, un disco che scorre tra le luci e le ombre dei club nelle notti newyorkesi.

Quando uscì “Collapsed in The Sunbeams” della (ancora per poco) semi-sconosciuta Arlo Parks, si ruppe qualcosa. Quel disco era planato nel cuore di molti di noi con un certo fragore, e nell’impatto aveva aperto delle crepe. La differenza rispetto a ciò che normalmente provoca una spaccatura, però, è che Parks portava con sé anche tutta l’attrezzatura per sanarla. Ci siamo sentiti scossi, messi a nudo, ma allo stesso tempo, finalmente, “raccontati”. La cantante inglese fu definita “la voce di una generazione” perchè cantava l’emotività sommersa di chi si destreggiava nell’incertezza del non detto.

Oggi, da quel 2021, covid messo alle porte, abbiamo capito che non è utile trattenere: abbiamo lasciato esplodere confusione, disorientamento, mancanza di punti di riferimento, assenza di ascolto. Oggi esiste una generazione rinnovata, anche grazie a chi ha scelto di condividerne il disagio.

Arlo Parks parlava di salute mentale e difficoltà di sentirsi accettati e presi sul serio quando nessuno aveva ancora capito che era davvero necessario esporsi. Oggi, dopo il primo osannatissimo lavoro e il secondo “Soft Machine”, che seppur valido non ha tenuto testa al capolista, la cantante torna con “Ambiguous Desire”.

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Nel mezzo, ha sentito di dover preservare il suo benessere, attendere, fare cose per stare bene. E così è nata anche la voglia di muoversi altrove, verso uno stile musicale nuovo, ma preciso, contaminato da una delle città simbolo del clubbing e delle possibilità: New York. E’ esattamente la notte il nuovo approdo di Parks, a cui ha aggiunto i suoi riferimenti musicali, il contributo essenziale di Baird, e quindi synth e campionatori. Tutto questo senza perdere quella capacità di raccontare la quotidianità con disincanto, spesso da osservatrice, a volte da protagonista, ma sempre con le immagini autentiche di una vita che si sta vivendo adesso, non ieri e nemmeno domani.

Attraverso i testi di Parks vediamo luoghi, incontriamo persone (sentiamo pronunciare i loro nomi), annusiamo odori, sentiamo suoni: siamo nel suo universo, e a volte sembra che vada tutto come ci si aspetta (Thinking ‘bout the way I can’t detach ‘Cause I just wanna stay), a volte meno (I can’t find no love, no love for myself). Sicuramente, ci percepiamo sempre più veri.

SCORE: 7,25

I VOTI DEGLI ALTRI:

The Independent: 8,00
Clash Musica: 8,00
Pitchfork. 7,10
Uncut: 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

Heavern – Beams – What If I Say

DA SKIPPARE SUBITO

Tutte godibili

TRACKLIST

Blue Disco
Jetta
Get Go
Senses ft. Sampha
Heaven
Beams
South Seconds
Nightswimming
2SIDED
Luck Of Life
What If I Say It?
Floette

LA DISCOGRAFIA

2021 – Collapsed in Sunbeams
2023 – My Soft Machine
2026  – Ambiguous Desire

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