L’attesa per “Don’t Be Dumb” non è stata solo una questione di tempo, ma di pura gestione del brand.
Lord Flacko ha trascorso l’ultimo decennio a trasformare la propria latitanza discografica in un feticcio da tabloid, barattando il microfono con i front row delle fashion week, la cronaca rosa d’alto bordo e le vicende giudiziarie.
Dopo otto anni di iato, il rischio era il collasso sotto il peso della propria mitologia; invece, A$AP Rocky torna con un’opera che è un manifesto di arroganza post-moderna.
Strutturalmente, il disco va affrontato su due strati di lettura: da un lato l’edonismo sonoro della sperimentazione produttiva, dall’altro un’ossatura lirica che oscilla tra il nichilismo e l’oscurità.
In STFU, pezzo che mastica e sputa l’estetica hardcore dei Prodigy, Rocky mette a tacere le speculazioni sulla sua vita privata con un pragmatismo brutale:
No time, look at the Patek (No time)
Keep lookin’ back at it (No time)
Yeah, what’s up, sir? I’m really up, up
Tell Gousse, tell these niggas duck-duck
When are you and Rihanna? (Shut the fuck up)
Like when’s the new album gonna—? (Shut the fuck up)
Back the fuck up
Watch your mouth or get packed the fuck up
È il suo statement: un invito perentorio al silenzio rivolto a chiunque cerchi di incasellare la sua traiettoria tra un passeggino di design e un leak su Telegram.
La paternità, in “Don’t Be Dumb”, non è un momento di redenzione pastorale, ma l’estensione ultima della sua vanity fair.
In Stole Ya Flow, il verso
Now I’m a father, my bitch badder than my toddler (Yeah, ready made, ready made)
My baby mama Rihanna, so we unbothered
dice tutto. Spoglia la genitorialità di ogni retorica sacrale, inserendola nello stesso schema di auto-celebrazione riservato ai diamanti o alle armi. È un’estetica del possesso applicata agli affetti: Rocky non è diventato più umile; è diventato semplicemente più inattaccabile.
Alla fine, però, a interessarmi di più è la parte musicale che quella lirica, che onestamente faccio fatica a decifrare. Mi mancano mille elementi: troppi termini e sillogismi difficili da intercettare in un contesto diverso da quello statunitense.
Musicalmente, fagocita trap, psych-soul e frammenti di partiture cinematografiche, senza mai concedere all’ascoltatore il conforto di una coerenza di genere.
Pezzi come ROBBERY, quello con Doechii, sono divagazioni geniali e incredibili.
E poi non abbiamo parlato dei feat. C’è di tutto: da Damon Albarn a Jessica Pratt e Will.i.am, dalla Slay Squad a Tyler, The Creator, solo per citarne alcuni.
È un caos-geniale orchestrato con una lucidità quasi irritante. L’incursione visiva di Tim Burton per la cover non è un vezzo, ma la certificazione definitiva di una poliedricità che cerca legittimazione oltre i confini del genere.
“Don’t Be Dumb” è il resoconto di un uomo che vive nelle proprie contraddizioni con la naturalezza di chi sa di aver vinto la partita.
Più che un ritorno, è una riaffermazione di status: il rap è solo la cornice, il quadro è Rakim Athelaston Mayers.
SCORE: 7,50
DA ASCOLTARE SUBITO
Stole Ya Flow – STFU – WHISKEY – Robbery
DA SKIPPARE SUBITO
Un viaggio nell’evoluzione della trap e del rap da fare dall’inizio alla fine!
TRACKLIST
ORDER OF PROTECTION
HELICOPTER 3
INTERROGATION (SKIT)
STOLE YA FLOW
STAY HERE 4 LIFE (Ft. Brent Faiyaz)
PLAYA
NO TRESPASSING
STOP SNITCHING (Ft. Sauce Walka)
STFU (Ft. Slay Squad)
PUNK ROCKY
AIR FORCE (BLACK DEMARCO)
WHISKEY (RELEASE ME) (Ft. Damon Albarn & Westside Gunn)
ROBBERY (Ft. Doechii)
DON’T BE DUMB / TRIP BABY
THE END (Ft. Jessica Pratt & will.i.am)
SWAT TEAM
FISH N STEAK (WHAT IT IS) (Ft. Tyler, The Creator)
DISCOGRAFIA
2013 – Long. Live. ASAP
2015 – At. Long. Last. ASAP
2018 – Testing
2026 – Don’t Be Dumb