Ci sono un prima e un dopo, nella vita di Michele Bravi. Un passato e un presente. O, per dirla con le parole esatte, un “prima” e un “poi”.
Il “prima”: un ragazzo che nel 2017 aveva solo 23 anni e incantò tutti a Sanremo con una delle canzoni più intense e commoventi in gara, “Il diario degli errori”. Eppure, in quel prima c’era anche una persona spaesata che, a suo stesso dire, confondeva quel palco con la vita. Un talento sopraffatto da qualcosa di enorme – un quarto posto – che in un attimo gli aveva scaraventato addosso il successo e la responsabilità di mantenerlo.

E poi… arriva il “poi”: da allora Michele Bravi è passato attraverso gli anni imparando a dare forma ed espressione alla sua creatività: ha ideato e preso parte a numerosi progetti artistici, ha partecipato ad una delle edizioni di Sanremo più complesse di sempre – quella del covid – fino a giungere alla consapevolezza della maturità.
Quella che gli fa vivere questa fase
Con più cinismo e distacco rispetto al 2017, dopo aver ristabilito l’ordine valorale delle cose”, afferma. “Ma non senza togliere a questo impegno il peso che merita. Perché ho accettato di essere dannatamente goffo in questa vita. Sanremo mi ha insegnato quanto è importante per me fare questo lavoro, ma anche a riportare il tutto alla giusta dimensione.”
Oggi è quindi il momento perfetto per portare sul palco della kermesse un brano che si chiama proprio “Prima o Poi”. Una canzone che ha una genesi del tutto inedita rispetto al processo standard di creazione. Innanzitutto non è un pezzo pensato per Sanremo, ma
Nasce da uno scarto. E’ la testa d’ariete di un progetto che prenderà vita dopo il Festival e che avrà un taglio teatrale, perché da sempre amo il teatro-canzone e il musical come forme d’espressione. Il disco che seguirà nasce proprio con un’anima teatrale, cinematografica, vicina al melò.”
In secondo luogo, il Michele Bravi del “poi” ha compreso la ricchezza della condivisione. Questa volta non ha scritto da solo, come lui stesso ammette di aver fatto spesso, ma ha coinvolto Rondine, pseudonimo del cantautore classe 2005 Tommaso Santoni. È nel lavoro a quattro mani che una strofa, dispersa tra gli appunti di Michele, ha trovato la sua forma definitiva, trasformandosi nella canzone giusta per il Festival. Per completare il quadro è servita poi la pennellata di Alterisio Paoletti, responsabile dell’arrangiamento del disco e della direzione dell’orchestra sul palco.
Nel Sanremo a “conduzione familiare” di Michele Bravi c’è anche la vivace e originale presenza di Ilenia Pastorelli, artista poliedrica che ha scritto e diretto il cortometraggio che accompagnerà il singolo. E ci saranno altre due donne di grandissimo spessore artistico al suo fianco, Fiorella Mannoia, partner nella serata delle cover per omaggiare Ornella Vanoni con il brano “Domani è un altro giorno”.
In “Prima o Poi” ascolteremo il senso inadeguatezza di chi si ritrova improvvisamente senza certezze dopo un amore finito. Quel senso di smarrimento che fa sentire svestiti, imbarazzati, “goffi” appunto, privi dell’agilità per muoversi senza sbattere contro gli spigoli della vita.
Racconto la sofferenza della rottura, ma nella sua immagine cinematografica. Avete presente quando ti lasci con qualcuno e proprio quel giorno c’è il sereno anziché la pioggia? Non combacia così bene con l’idea del dolore che si prova, no? Io, per esempio, soffro tanto, si, ma non soffro “bene”. Sono sempre stato lasciato in giornate di sole”.