Intervista: BRASCHI canto l’inverno d’estate

Intervista: BRASCHI canto l’inverno d’estate

Dopo un Sanremo e due anni di pausa, Braschi torna in scena con  “Il Cuore degli Altri”, un anti-tormentone estivo che parla di due cose fuori moda, soprattutto in questo momento: l’inverno e l’amore per gli altri.

Ci vuole coraggio tra chiringuitos, lidi ostiensi, feste sulla playa e mambi salentini a fare quello che ha fatto Braschi: lanciare in pieno luglio una canzone che di estivo non ha nulla, nè i ritmi latini nè i testi spensierati. Ci siamo fatti raccontare da lui di questi brividi invernali.

Dopo una pausa di due anni dal tuo Sanremo del 2016, sei tornato con un nuovo singolo. Cosa è successo in questo lasso di tempo?

…due anni che da dentro, in realtà, sono sembrati un’eternità. Mi sono fermato a causa di motivi personali, poi è stato complesso immaginare quale potesse essere il prosieguo di Sanremo. Il Festival è come una bomba che esplode, ma se le cose non vanno perfettamente si deve ricominciare a vivere al di fuori di quella bolla. E’ stato complesso, ma ho scritto molte canzoni. Alcune le ho buttate via, altre le ho tenute e saranno quelle con cui darò il via ad un nuovo progetto.

Hai avuto modo di sbirciare i tuoi colleghi agli ultimi Festival di Sanremo? Rifaresti questa esperienza?

La rifarei di certo, è stata una delle cose più belle fatte in vita mia. E’ stata un’esperienza intesa e formativa. Guardo Sanremo da quando ero molto piccolo, tutti gli anni. E sempre molto interessante, soprattutto per chi fa questo mestiere. Non mi pongo con la spocchia che molti hanno nei suoi confronti.

Perché parlare d’inverno proprio adesso che siamo in piena estate? Come mai questa scelta atipica e rischiosa?

In realtà la scelta è che… non è stata una scelta! Dopo averla scritta ed incisa in studio, ho subito capito che doveva essere questa la canzone con cui ricominciare. Non saprei spiegare razionalmente il motivo. E’ come quando ci si innamora: si incontra una persona, magari è tutt’altro che il tuo ideale, non c’entra nulla con il tuo prototipo fisico, eppure succede, e non sai perché. Con questo pezzo è accaduto qualcosa di simile: l’ho ascoltata e ho sentito che era lei. E’ l’anti-pezzo estivo, sia per i temi che per i suoni. Le canzoni estive sono fresche, veloci, “balneari”. Lei invece parte da qualcosa di intimo, di “mio”, anche se non parla di me. Non ci sono io al centro di questa canzone.

Mi sembra di capire che non ami molto l’estate…

Detesto l’estate, non vedo l’ora che finisca. Non mi piace il caldo: adoro l’inverno, la neve, le coperta, la cioccolata calda.

“Vivere per il cuore degli altri, per la sua felicità” è un verso bellissimo. Ma se accendiamo la TV o apriamo un qualsiasi quotidiano, vediamo che sta succedendo l’esatto contrario.

Assisto a quanto sta accadendo e ho la sensazione di non poter fare nulla. Si tratta di questioni talmente più grandi di noi che siamo purtroppo costretti a subirle. Questa canzone ha al centro gli altri, le persone che sono attorno a me, ma non per forza in senso fisico. Ognuno può vederci dentro i propri “altri”: possono essere i genitori o i 42 migranti imprigionati sulla Sea Watch a largo del Mediterraneo. Bisogna ribaltare la fotocamera del telefono dalla propria faccia, e rivolgerla verso le cose che ci circondano.

E tu che rapporto hai con i social e l’autoreferenzialità a cui ci hanno spinto?

Li vivo malissimo, ma non lo dico con saccenza. So di avere un limite, me ne rendo conto soprattutto in relazione al mio lavoro. Mi piacerebbe avere un carattere più incline all’utilizzo dei social, mi sto applicando e sforzando per imparare, perché questo mondo non fa parte di me ma può essere utile.

Sembra quasi un dovere oggi, no?

Esatto. Come una volta poteva esserlo qualcos’altro. Mi viene in mente il greco. Al liceo lo vivevo come qualcosa di imposto, ma in realtà con gli anni ho compreso quanto sia stato utile studiarlo. Caspita, ho appena paragonato i social al greco!

Tu cerchi di aiutare gli altri, nel tuo piccolo?

Questa canzone è una specie di medicina, perché fare questo mestiere impone una dose di autoreferenzialità che va a discapito delle persone che ci circondano. Magari, anche senza volerlo, si tende ad imporre se stessi e mettersi al centro, come se gli unici problemi davvero importanti fossero i nostri. Uno dei motivi per cui è uscita questa canzone è stato provare, dopo anni turbolenti, a mettere il cuore nelle mani negli altri e ritrovare la pace.

Ci anticipi qualcosa sul videoclip?

Uscirà il 10 Luglio, lo abbiamo girato al Lago di Braies per riprendere la foto della copertina del singolo. E’ la trasfigurazione fotografica della canzone, esprime lo stesso stato d’animo. Abbiamo deciso di tornare in quel posto e girare anche il videoclip. E’ molto intimo e poetico.

Progetti per il futuro?

Mi auguro che questa sia la prima di una serie di canzoni da racchiudere in un disco. Vorrei che fossero come le finestrelle di un calendario dell’avvento, da aprire una alla volta, prima di arrivare al culmine finale.

 

 

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