Incompetenti alla Biennale del Cinema di Venezia

Incompetenti alla Biennale del Cinema di Venezia

Questa settimana la redazione di Cinema per incompetenti – che poi sarei io – ha attraversato la laguna di Venezia per raggiungere il Lido e trascorrere due giorni a guardare film faticosamente conquistati sul diabolico sistema di prenotazione.

Visto che il tempo a disposizione era limitato, il binge watching è stato così sfidante da dovere includere in agenda la temibile proiezione delle 8.00 del mattino.

Due parole sulla Biennale Cinema

Il festival del Cinema di Venezia è arrivato quest’anno alla sua ottantesima edizione: facendo una botta di conti scoprirete che è un’istituzione persino più vecchia della nostra Repubblica.

Immagino che sarete abituati a immaginarvelo come una lunga serie di red carpet, feste e photo call, invece voglio dirvi che il festival di Venezia è una delle esperienze artistico-culturali più democraticamente surreali che potete fare nella vita. Dal chiringuito, all’Excelsior e, ovviamente, in sala o per strada non è inusuale imbattersi in registi o attori, tuttavia vi assicuro che dopo due giorni sarete così presi dalla foga delle proiezioni che chiedereste persino a George Clooney di scansarsi che per favore sennò fate tardi.

Dopo qualche giorno di mostra si viene infatti tutti colti da una specie di stato di trance collettiva durante la quale si ripetono compulsivamente tre cose: refreshare il sito per prenotare, bere spritz randomicamente ed essere in disaccordo con tutti.

Ultima nota: il festival è aperto a tutti, nel senso che si possono comprare i biglietti e anche solo per questo è il festival più bello del mondo (no, non mi sta pagando nessuno ma qualora qualcuno volesse farsi avanti contattatemi pure).

Giorno uno

La mia prima proiezione è stata A Cielo Abierto, un film messicano della sezione Orizzonti tutto scritto dalla famiglia Arriaga: il padre ha scritto la sceneggiatura e i figli hanno diretto il film. Al Q&A volevo chiedere se alla fine di questa esperienza si parlano ancora tutti ma non me la sono sentita. Le musiche sono di Ludovico Einaudi che ha detto di essere stato molto contento di scrivere la colonna sonora perché dopo Quasi Amici non ne poteva più di ricevere proposte per le commedie. Forse mi sono distratta un attimo – tipo 12 anni – ma mi pare che Quasi Amici sia del 2011 e il suo film precedente è Nomadland. Comunque, il film è un mix tra un coming of age e un road movie in cui due fratelli vanno alla ricerca del tizio che ha “ucciso” loro padre in un incidente. Una riflessione sul lutto e sul perdono, vorrei consigliarvi di vederlo ma già so che verrà distribuito in tre sale in tutta la penisola e che qualche coraggioso esercente lo metterà nel programma del proprio cineforum fall winter 23/24.

Il secondo film della giornata è stato Una sterminata Domenica di Alain Perroni, film ambientato nella provincia romana che vede protagonisti tre adolescenti di età simili ma diverse di cui ho seguito i dialoghi grazie all’aiuto dei sottotitoli in inglese. Non ho capito esattamente su cosa sia il film ma ricorda molto l’estetica di Euphoria solo che nessuno qui si droga con impegno e soprattutto non c’è Zendaya (almeno non mi è sembrato) però c’è tanto disagio e mi pare anche che faccia molto caldo. Non so se lo troverete al cinema perché non credo che possa piacere alle signore over 60 iscritte al cineforum di Busto Arsizio ma potete comunque fare un tentativo in qualche cinema della capitale.

Secondo e anche ultimo giorno

Il secondo giorno è iniziato con un vaporetto all’alba che mi avrebbe portato alla proiezione delle 8.00 del mattino a vedere Dogman, il ritorno al cinema di Luc Besson dopo Anna. Dogman è la storia di questo tizio che pensa che i cani siano meglio delle persone, un po’ come la ex ministra Brambilla ma la storia è un po’ più complicata e poi nel film non c’è Dudù. Il film di Besson è la storia di una violenza fisica e psicologica così tremenda da cambiare per sempre il corso della vita del protagonista. I dialoghi ricordano i noir americani mentre in generale il film ha molte Jocker vibes. Notevole il protagonista Caleb Landry Jones.

A seguire Ferrari, l’atteso film di Michael Mann con Adam Driver nei panni di un Enzo Ferrari con i pantaloni ascellari. Il film ripercorre gli anni della lotta per la supremazia tra Maserati e Ferrari, quindi nel film troverete tanta Modena, un po’ di campagna emiliana e una spruzzata di tappe della Mille Miglia storica. Per fortuna nessuno dice “mamma mia” e la pasta fresca si vede solo una volta ve lo giuro, però vi consiglio di vederlo in lingua originale per contare quante volte viene detto “signora” e “commendatore”.

Dopo un appagante passaggio in osteria per mangiare all’ora in cui si mangia in un rifugio alpino, è stata la volta di Felicità di Micaela Ramazzotti. Il film parla di una famiglia disfunzionale, un tema oggettivamente molto caro al nostro cinema che non fa che ripetersi tra mille sfumature e varianti sul tema. Da questo esordio di Ramazzotti però, che è 80% scrittura e 20% regia, ci portiamo comunque qualcosa a casa, non fosse altro per il fatto che la scena della seduta dalla psicologa è tra le più realistiche girate nella cinematografia italica.

Epilogo

Mentre sventolavo il fazzoletto sul vaporetto che mi avrebbe riportato sulla terra ferma, iniziavano già rincorrersi le voci su un possibile Leone d’Oro a Lanthimos ma sono solo passati due giorni ed è davvero troppo presto per dirlo. Solo sabato sapremo come si concluderà questa bizzarra edizione del festival in cui i registi sono stati le vere star sul red carpet a causa dello sciopero degli attori. Appuntamento a sabato prossimo con il commento sui vincitori.

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