ONO arte di Bologna presenta la mostra “The Clash: white riot, black riot” che ripercorre la carriera di uno dei gruppi più amati e controversi della storia della musica punk attraverso le immagini di Adrian Boot, fotografo che con loro ha stretto un duraturo sodalizio artistico.
L’incontro tra i Clash e Adrian Boot avviene in un freddo pomeriggio londinese del 1977 nello studio della band a Rehearsal Rehearsals, uno squat disseminato da vecchie sedie da barbiere, divani crollati, lattine di birra vuote, immondizia e un jukebox. La situazione non era certo confortevole e il fotografo non riuscì a dare nessun suggerimento di posa, tanto che il servizio durò solo trenta minuti. Nonostante questi inconvenienti, molte altre furono le sezioni fotografiche realizzate con Boot, come ad esempio la Westway Sessions, oggi zona alla moda, ma nel 1977 antro depresso con i muri coperti di graffiti e attraversato da una superstrada in cemento, oppure la Belstaf Sessions, realizzata per l’appunto a Belfast nell’ottobre del 1977 e svoltasi come una semplice passeggiata in giro per la città durante un tipico giorno autunnale con il cielo plumbeo.