Cosmo riapre il flusso dell’energia creativa e lo fa tornando all’origine, ma senza indulgere nella retorica del passato. Frutto di questa ricerca è “La Fonte” il nuovo disco in uscita il 17 aprile.
Undici tracce che smontano l’estetica più immediata del clubbing per distillarne una presenza più carsica, meno dichiarata ma ancora pulsante.
Cosmo evita qualsiasi tentazione di autocelebrazione e lavora per stratificazione, lasciando che l’intuizione guidi il processo più dei codici. La scrittura si intreccia con l’autotune e la materia sonora senza gerarchie evidenti, in un equilibrio che non cerca la sintesi ma accetta la coesistenza degli opposti.

Accanto a lui Alessio Natalizia, figura ormai centrale nel suo lessico sonoro. Il sodalizio, già emerso con Sulle ali del cavallo bianco, trova qui una nuova maturità: meno tensione verso l’esterno, più immersione nei dettagli, nelle microvariazioni, nelle crepe.
I singoli Ciao e Incanto avevano già suggerito una traiettoria, ma è nell’insieme che il disco rivela la sua natura. Non un ritorno nostalgico, piuttosto una ricognizione interna, quasi archeologica. A dieci anni da L’ultima festa, traccia che ne aveva sancito la consacrazione, Cosmo sceglie di non replicare ma di disinnescare.
IL DISCO TRACCIA PER TRACCIA

Tornare alla fonte
Brano d’apertura e primo nucleo creativo del disco, nasce da un’intuizione immediata poi sviluppata attraverso un lavoro sul suono e sulla voce. L’utilizzo dell’autotune, qui portato in primo piano come scelta espressiva, diventa parte integrante del linguaggio, segno di un presente che entra nella scrittura senza filtri. Il testo, se isolato dalla musica, assume la forma di una poesia: un’apertura che introduce il senso stesso del disco. Tornare alla fonte significa interrogarsi sull’origine, su un punto in cui passato e futuro si intrecciano. Un movimento circolare, quasi un mantra, che accompagna l’ingresso nel mondo dell’album.
Ciao
Ciao racconta l’accettazione del dolore come unico modo per superarlo. Il brano nasce durante la prima sessione di lavoro in studio, a partire da un’intuizione sonora che apre immediatamente a un territorio nuovo. Giocando con gli accordi emerge un immaginario pop italiano anni ’80, che orienta il suono verso una dimensione più riconoscibile e definita. È proprio in questa fase che prende forma la direzione del disco: un momento di svolta in cui il progetto inizia a delinearsi con maggiore chiarezza.
Totem e tabù
Partito da un’idea embrionale legata a sonorità più urban, prende forma attraverso un processo di riscrittura, sottrazione e pulizia. Il suono viene progressivamente ridotto all’essenziale, fino a una struttura costruita su chitarra, batteria e voce. Anche la scrittura segue questo movimento, diventando più esposta e sensuale.
Ogni giorno / ogni notte
Il brano nasce da una serie di loop dal sapore balearico, sospesi e luminosi, che richiamano immaginari anni ’90. Il lavoro prosegue all’aperto, sotto il cielo, e da lì prende forma una prima versione ancora fluida e istintiva, successivamente ricondotta a una struttura pop. Ogni giorno / ogni notte è dedicata alla musica come presenza costante, capace di attraversare dolore e cambiamento. Più che un elemento onirico, il sogno diventa un punto d’origine: l’idea che si nasce con delle visioni che spesso si perdono crescendo. Il brano si muove su questa tensione, tra immaginazione e realtà, con l’urgenza di non perdere quella spinta iniziale.
La fine
È uno dei momenti più esplicitamente politici del disco, ma senza slogan. Al centro c’è l’idea di trasformare la disperazione in possibilità: anche quando tutto sembra crollare, nulla è definitivo. La storia non è un percorso prestabilito, ma un terreno di trasformazione e conflitto. Il brano lavora su sintetizzatori portati verso una dimensione morbida e su una batteria acustica distorta che altera la percezione dello spazio sonoro. Anche l’autotune viene utilizzato in chiave cantautorale ed elegante, come scelta espressiva integrata nella scrittura.
Parlare con te
Parlare con te nasce da un giro di chitarra e si muove su un’urgenza primaria quasi fisica, quella di entrare in contatto con qualcuno, anche solo per percepirne la presenza. Il brano resta volutamente incompiuto e sospeso, come se il suo significato risiedesse proprio in ciò che non viene detto. A metà si apre in un valzer, cambiando tempo e spostando l’asse emotivo verso una dimensione più intima. È il brano più romantico dell’album.
Per un’amica
Il disco si apre qui a una dimensione più accogliente dell’affettività. Non c’è tensione romantica ma riconoscimento: il rapporto con il femminile diventa spazio di equilibrio e scoperta, non dinamica di possesso o desiderio. Il brano cresce in modo organico, quasi naturale, fino a raggiungere una forma luminosa, che riflette la profondità emotiva del disco.
Per mio fratello
Si tratta di un ritorno ancora più profondo all’origine dei legami. L’infanzia emerge come archivio emotivo mai del tutto chiuso, che continua a riaffiorare nel presente. La struttura si apre a momenti più orchestrali, fino a un finale in cui il sax diventa una voce aggiuntiva, quasi una memoria che ritorna in superficie.
Incanto
Incanto si sviluppa più come uno spazio da attraversare che come una forma definita: un tempo che si dilata, perde consistenza e lascia emergere una percezione sospesa, in cui corpi si muovono, le identità si confondono e tutto sembra trasformarsi. Al centro resta un bisogno essenziale: non perdersi mentre tutto cambia. Cercarsi, ritrovarsi, riconoscersi anche solo per un istante. È proprio lì che nasce l’incanto. Il senso di sospensione è amplificato anche dall’uso dell’autotune, impiegato non come semplice correzione ma come strumento espressivo, un effetto straniante che avvolge il brano in una sorta di nebbia sensoriale.
Venite a vedere
È il momento più sospeso del disco, in cui la dimensione sonora si avvicina a una forma quasi rituale. Il brano si muove su un immaginario che intreccia suggestioni del beat italiano anni ’60, aperture gospel e derive più ipnotiche e corali, costruendo una sensazione di chiamata collettiva più che di canzone. L’idea della fonte qui diventa gesto condiviso.
Sboccia il fiore
Chiude l’album Sboccia il fiore, che raccoglie tutto il percorso e lo traduce in un movimento continuo, come una fioritura che non arriva mai a stabilizzarsi del tutto. La festa, qui, è un’immagine residua: qualcosa che non esplode ma si espande, sostenuta da pattern di stampo house e vocalismi che ne deformano la percezione. E proprio nell’ultimo istante si apre un varco. Il suono non si interrompe, ma resta in sospensione, destinato a riemergere come inizio del progetto successivo. Come se ogni fine fosse solo il punto in cui tutto ricomincia a muoversi.
IL TOUR ESTIVO DI CONCERTI MATINÉE
Dopo anni di sperimentazioni live che hanno ridefinito il rapporto tra musica, spazio e pubblico – dal Cosmotrain e i tram di Cosmotronic fino ai concerti party di oltre otto ore, dal Forum di Milano alle grandi Feste dell’Amore – Cosmo ha annunciato nuovi appuntamenti dal vivo, ancora una volta in un formato inedito: i concerti matinée. Un tour estivo, prodotto da DNA concerti, pensato per le ore del mattino, che trasforma il concerto in un vero e proprio viaggio sonoro dal risveglio all’inizio della giornata. Un live diverso dal classico serale, capace di aprire nuove possibilità di ascolto e condivisione.
In partenza domenica 24 maggio dalla speciale ventesima edizione del mi ami FESTIVAL di Milano – di cui Cosmo è stato più volte, negli anni, protagonista – il tour proseguirà il 2 giugno al Decibel Presents di Firenze, il 5 luglio all’acieloaperto festival di Cesenatico (FC), il 12 luglio al Forte di Bard in provincia di Aosta, il 12 agosto al Color Fest di Lamezia Terme (CZ) e il 15 agosto al Locus Festival di Ostuni (BR) di cui sarà l’apertura.
24.05.26 – Milano @ mi ami FESTIVAL
02.06.26 – Firenze @ Decibel Presents
05.07.26 – Cesenatico (FC) @ acieloaperto festival
12.07.26 – Bard (AO) @ Forte di Bard
12.08.26 – Lamezia Terme (CZ) @ Color Fest
15.08.26 – Ostuni (BR) @ Locus Festival