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Recensione: GEOLIER - "Tutto è possibile"
CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (16 Gennaio) #NewMusicFriday
Recensione: A$AP Rocky - "Don’t Be Dumb"

CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (16 Gennaio) #NewMusicFriday

Il Vol. 03-2026  della Newsic Friday porta tre ore di novità per tutti i gusti: dal pop luminoso di Arlo Parks, alle architetture sonore di Moby e Jacob Lusk, all’hip hop di Geolier, passando per elettronica, indie e post-punk. Una selezione che mescola talento consolidato e giovani promesse, pronta a guidare il weekend.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Flea – Thom Yorke  –  Voto 8,50 – Un gioiello sperimentale, geniale e fuori dagli schemi: jazz, tromba e improvvisazione si intrecciano in un esercizio di stile che trascende i confini del pop. La collaborazione con Thom Yorke e Josh Johnson amplifica la visionarietà del progetto.

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Kim Gordon –  Voto 8,00 – Per Kim il tempo è una mappa di possibilità: rumore e arte si intrecciano con la stessa lucidità di sempre, ma con uno sguardo affinato e corrosivo. Dopo quarant’anni, il suo sguardo resta sfida, inquieto e imprescindibile. Incredibilmente senza tempo! 

Sleaford Mods – Aldous Harding –  Voto 8,00 – “Elitist G.O.A.T.” è un pezzo che unisce l’ortodossia secca dei Sleaford Mods a un cortocircuito emotivo portato da Aldous Harding. Beat magnetico e tensione sottrattiva creano un brano che sfida il consenso e apre nuovi spazi di respiro, confermandosi vertice del disco e testimonianza di un’espressività obliqua e riuscita.

Arlo Parks –  Voto 7,50 – Vibrazioni, desiderio trattenuto e slancio emotivo. Synth pulsanti e drum machine nervose incorniciano una scrittura intima, dove la vulnerabilità diventa forza motrice e il sentimento cerca forma senza implodere. Pop sensibile e luminoso. la conferma di un talento! 

Moby – Jacob Lusk  –  Voto 7,50 – Un brano etereo e sospeso, in cui sottigliezza e leggerezza si fondono con un’eleganza rarefatta. La voce di Jacob Lusk fluttua tra spazi dilatati, mentre Moby costruisce un paesaggio sonoro delicato, capace di coinvolgere senza mai forzare l’intensità emotiva.

Geolier  –  Voto 7,50 – Geolier rilegge gli anni ’80 e ’90 senza nostalgia di maniera, innestando hip hop e pop in un equilibrio misurato. Al centro una figura femminile autonoma e consapevole, lontana dai cliché: non icona decorativa, ma fulcro narrativo di un brano che guarda al passato per parlare al presente.

Gorillaz – Bizarrap – Kara Jackson – Anoushka Shankar – Voto 7,25 – L’ennesimo crocevia sonoro elegante e irrequieto: i Gorillaz orchestrano mondi lontani, tra elettronica obliqua, spoken fragili e derive orchestrali. Più che un singolo, un frammento di mappa: cosmopolita, stratificato, coerente.

Charlie xcx – Voto 7,25 – Charlie costruisce un crescendo di archi e sospensioni emotive che dilata il suo universo pop fino a una dimensione quasi metafisica. Atmosfere rarefatte, tensione controllata, un’ascesa orchestrale che non cerca l’effetto ma lo stato: qui il pop si fa esperienza sensoriale, autenticamente trascendente.

Mahmood – Voto 7,25 – Mahmood traduce la propria grammatica emotiva in forma narrativa, piegandola alle esigenze della colonna sonora senza snaturarla. Il brano accompagna le immagini con misura e intensità, suggerendo più che dichiarando, e lasciando che il non detto diventi spazio sonoro. Archi, gorgheggi e retro suoni arabeschi. 

Apparat – Voto 7,25 – Apparat orchestra claustrofobia e tensione: sirene stridenti, riff acustici e batteria opprimente spingono lo spazio sonoro al limite, mentre il ritornello etereo apre un varco luminoso nel grigiore. Una pressione che diventa poesia sonora, dolorosa e avvolgente. Sospesa.

Subsonica – Voto 7,00 – Una riflessione elettro-pop sul tempo come materia musicale e culturale, opponendosi alla fruizione compressa imposta dalle piattaforme. I Subsonica rivendicano il diritto al respiro, alla durata come scelta espressiva. Un brano che interroga l’ascolto contemporaneo più che inseguirlo.

Planet Funk – Voto 7,00 – I Planet Funk confermano la loro rilevanza nella scena elettronica italiana, tra synth evocativi e groove calibrati. Il brano funziona, confermando la capacità del gruppo di coniugare esperienza, gusto e contemporaneità senza perdere identità.

Fcukers – Voto 7,00 – I Fcukers scaraventano il party nel caos controllato: accelerazione costante, energia sregolata e groove che non concede respiro. Il loro indie elettronico diventa urlo collettivo, dove la pista e l’adrenalina dominano ogni spazio. Diretto e senza compromessi. 

LuxJury –  Voto 7,00 – LuxJury firma un debutto indie-rock ardente, tra soul trascinante e narrazione personale. “Snacks (I Could Love You)” mescola ripicca e desiderio, con energia autentica e senza fronzoli.

prima stanza a destra –  Voto 7,00 – Un mondo emotivo dove il passato e il presente si intrecciano in falsetti delicati e testi diretti. Una costruzione compatta ma stratificata, con una produzione sperimentale che amplifica l’intimità senza mai perdere il ritmo narrativo. Interessante!

Han – Generic Animal  –  Voto 7,00 – La coppia funziona, con sonorità sospese e oniriche che si sviluppano in un tessuto sonoro delicato e intimo. Il risultato è un ascolto sognante, dove la stratificazione e la leggerezza si intrecciano senza appesantire l’esperienza complessiva.

Si! Boom! Voila! –  Voto 7,00 – Dritta, possente e senza filtri: la super band imprime al brano un ritmo diretto e tagliente. Un suono che non ammette compromessi, incisivo e vivido, capace di colpire con immediatezza senza perdere coesione o forza narrativa.

A$ap Rocky – Voto 6,75 – Un brano dalla doppia anima: da un lato ruvido e oscuro, dall’altro melodico e avvolgente. Rocky gioca con contrasti stilistici senza perdere coerenza, ma l’effetto sorprendente resta appena accennato. Interessante, ma senza scossoni memorabili.

Ásgeir – Voto 6,75 – Un inno di auto-rivendicazione tra fiati trionfanti e crescendo orchestrali: “Against The Current” celebra la rottura degli schemi imposti e la libertà di sé, con una lirica che oscilla tra introspezione e audacia teatrale. Eleganza e forza convivono senza ostentazione.

Lamante – Voto 6,75 – Lamante canta per generare il futuro come atto condiviso, il figlio come possibilità, la fine come condizione necessaria. Biblica senza enfasi, speranzosa senza retorica. Da segnarsela! 

Santamarea – Voto 6,75 – “Zanzare” traduce una lotta interiore in un mantra intenso e viscerale. I Santamarea trasformano ossessione e resistenza in musica sospesa, dove frasi e pensieri si rincorrono come lettere d’amore scritte di getto, evocando un’estate che rifiuta di chiudersi senza lasciare traccia.

Asianoia – Voto 6,75 – “Per un’idea” è provincia come stato mentale: periferie placide che covano disagio, strade lunghe e pensieri corti. Gli Asianoia vestono il dubbio con un alt-rock nostalgico e nervoso, emotivo ma non remissivo, dove la rabbia affiora come necessità più che posa. Un debutto di mondo, non di formule. Crepuscolare.

Sofia Gobbi – Voto 6,75 – Ironia e sincerità, tra contraddizioni e ruoli che si ribaltano. Sofia Gobbi trasforma frustrazione, cuori spezzati e battute in melodie coinvolgenti, facendo dell’esordio un diario personale che sa parlare a un pubblico più ampio, con originalità e leggerezza emotiva.

Evita Polidoro​ – Voto 6,75 – Un no detto a voce alta, corpo prima che manifesto. La produzione stratificata sorregge una scrittura franca, dove fragilità e autodeterminazione convivono senza retorica. Più necessità che stile. Catartica.

Giovanni Toscano – Voto 6,75 – Giovanni esplora il contrasto tra presente e passato con sensibilità e calore. Tra groove soul-funky e testi nostalgici, Toscano trasforma il ricordo in esperienza condivisa, costruendo un brano intimo e universale che apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico.

Dario Jacque e Lauryyn – Voto 6,75 – Un soul rarefatto, attraversato da un cinema interiore e da un calore mediterraneo mai dichiarato. “Coce Lu Core” vive di attese e mancanze, di una ricerca che si consuma nel tempo sospeso più che nel racconto. Suggestivo, ma volutamente incompiuto. Evanescente.

Dargen D’Amico – Voto 6,75 – Dargen osserva il presente con la sua ironia tagliente, trasformando il paradosso in chiave di lettura sociale.  Sarcasmo, metafore e malinconia convivono in un ritratto collettivo, disilluso ma lucidamente umano.

Nico Arezzo – Ugo Crepa – Voto 6,75 – Un brano che oscilla con naturalezza tra pop, urban e sfumature reggae e dub, riuscendo a far convivere atmosfere diverse con delizia e funzionalità. L’ascolto scorre piacevole, equilibrato e senza forzature stilistiche.

Robbie Williams – Voto 6,50 – Robbie conferma mestiere e savoir-faire: le sue ballate pop sono costruite con cura e trasmettono emozione e impeto, senza forzature. Tecnica e mestiere prevalgono sulla sorpresa, ma il risultato resta gradevole e coerente con il suo repertorio.

Charlie Puth – Voto 6,50 – Pop solare e levigato con tinte soul, costruito con la perizia artigianale di chi conosce a memoria le regole del gioco. Puth dispensa melodia e controllo, mettendo in vetrina la sua qualità vocale e produttiva. Radiofonico mi sembra Rick Astley! 

Jack Savoretti – Voto 6,50 – un brano che conferma la capacità di Savoretti di realizzare ballate pop raffinate e misurate. Il singolo, accogliente e ben eseguito, mantiene il suo stile emotivo e melodico, senza strappi rivoluzionari, ma con una solidità internazionale consolidata.

Margherita Principi – Voto 6,50 – Ballad pop delicata, che trasforma il legame madre-figlia in un viaggio emotivo tra fragilità, partenze e ricerca di pace. Progressioni morbide, voce sottile e chiusura circolare rendono il brano intimo e autentico, capace di parlare all’universale attraverso esperienza personale.

Stain – Voto 6,50 – Un indie rock contratto, introverso, che registra il dopo, non il trauma. La fine si deposita nei gesti minimi, nel corpo prima che nel linguaggio, mentre la quotidianità si fa opaca e respirare pesa. Intimo.

The Sophs​ – Voto 6,50 – Isteria ritmica a trazione latina, feroce e teatrale, dove la furia diventa parodia etica. Ethan Ramon mette in scena l’ipocrisia del bene performativo, urlata contro un Dio muto. Funziona più come gesto che come canzone compiuta. 

Matteo Crea – Voto 6,50 – Matteo fotografa i trentenni post-’90 con sarcasmo misurato e sguardo clinico: precarietà normalizzata, relazioni a tempo, identità in leasing. La scrittura funziona quando osserva più che spiegare, quando l’ironia diventa difesa e non ammiccamento. Un ritratto efficace, seppur ancora prudente.

Kalpa – Voto 6,50 – Kalpa mette in scena un io fratturato, che si interroga fino a collassare. La ballad procede per attrito: carezze iniziali, poi distorsioni industriali e voci claustrofobiche. Il contrasto è l’idea più che la soluzione, affascinante ma non del tutto risolta.

Mille – Voto 6,50 – “Posologia” è una prescrizione emotiva: tra fragilità e consapevolezza, Mille costruisce un racconto diretto e lucido, senza indulgenza o pietismo. L’inizio, vagamente zeppeliano, apre a un brano che mescola intensità e sincerità, con scrittura spudorata e luminosa.

Karakaz – Voto 6,50 – Tra coraggio e sperimentazione, rifiutando etichette e convenzioni. Il brano sintetizza traiettorie sonore e concettuali già delineate dall’artista, confermando un percorso creativo coerente ma ancora in tensione tra ricerca e accessibilità.

Etta- Voto 6,50 – Un rock intimo e senza filtri, che rifiuta ironia e distanza per affondare nella vulnerabilità più scoperta. La voce di Etta guida un flusso emotivo crudo e autentico, fatto di autocritica e sfinimento. Un tassello sincero, più emotivo che risolutivo.

Osaka Flu – Voto 6,50 – Un post-punk viscerale che traduce un’esperienza mistica in energia sonora primordiale. Batteria martellante, chitarre saturate e dissonanze costruiscono un caos ordinato, mentre la voce oscilla tra parlato ipnotico e urlo liberatorio. Una corsa intensa verso l’impatto emotivo, tra trance collettiva e resistenza sonora.

Madison Beer – Voto 6,25 – “Bad Enough” mette in scena l’abilità vocale di Beer su un pop morbido e controllato, ma il brano resta prevedibile. La narrazione sentimentale di un amore complicato convince a metà: tecnica impeccabile, ma tensione emotiva contenuta.

Pollio – Voto 6,25 – Un manifesto di resistenza interiore in un presente iper-controllato e iper-misurabile. Tra distrazione e polarizzazioni, il brano racconta chi sceglie di restare anomalia, coltivando il dubbio come gesto di libertà. Un ritorno dopo nove anni che illumina le tensioni e le contraddizioni del nostro tempo.

Mida – Voto 6,25 – Un brano che sceglie la via della delicatezza e dell’intimità, affidando al pianoforte un’apertura emotiva calibrata. Il racconto dell’amore passa dai gesti più che dalle parole, con l’ambizione di farsi messaggio universale. Pop melodico tradizionale! 

Not Good – Voto 6,25 – Una poesia urbana senza filtri: rabbia, ironia e disincanto raccontano una generazione stanca di etichette e ruoli imposti. Il ritornello diventa amara constatazione universale, dove la fine livella sogni, fallimenti e contraddizioni con cruda lucidità.

Sol – Voto 6,00 – Electropop cinematico che fonde clubbing e colonne sonore con eleganza visionaria. Tra immagini evocative e stratificazioni sonore, Sol costruisce un mondo “sunshine noir” dove sensualità, mistero e disordine emotivo convivono in equilibrio tra precisione e distorsione controllata.

Laura Pausini – Julien Lieb – Voto 6,00 – La cover di Mengoni resta un esercizio diligente ma inerte. Tutto è al posto giusto, secondo manuale, tra voci impeccabili e arrangiamento levigato. Manca però lo scarto emotivo: l’esecuzione convince, l’urgenza no. Inutili le chitarre rock. 

Sling – Lubi  – Voto 5,00 – Urban notturno e introspezione, con produzione minimale che lascia respiro a flow e liriche. Lubi contribuisce con una strofa emotiva, ma il risultato complessivo appare già sentito: intensità presente, originalità assente.

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