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BRIAN ENO a Parma: arte generativa e paesaggi sonori

Brian-Eno-foto-di-Cecily-Eno

Brian Eno porterà a Parma il suo immaginario sonoro e visivo con un progetto artistico diffuso, tra i più significativi del suo percorso creativo, in programma dal 30 aprile al 2 agosto.

La-Casa-del-Suono-di-Parma

A quattro anni dall’ultima creazione italiana e dopo il Leone d’Oro alla carriera assegnato da La Biennale di Venezia nel 2023, Eno torna a confrontarsi con l’architettura come materia viva.
Il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio diventano superfici sensibili, luoghi riattivati attraverso stratificazioni sonore e cromatiche che ne sospendono la memoria storica per proiettarla in una dimensione ipnotica, instabile, radicalmente contemporanea.

Nel primo sboccerà “SEED”, progetto artistico che si articola e sviluppa in due fasi: la prima prevede la presentazione al pubblico, per un periodo di circa tre mesi, dell’installazione audio site-specific “Installation for Giardini di San Paolo”, creata da Brian Eno e dalla giornalista e scrittrice turca Ece Temelkuran. Al termine – nella seconda fase – l’opera troverà nuova vita e definitiva collocazione presso la Casa del Suono. L’esperienza d’ascolto vissuta dal pubblico nei Giardini di San Paolo sarà infatti oggetto di field recording e impressa su vinile – stampato in un’unica copia e a cura dello stesso Eno – integrato nella collezione permanente della Casa del Suono, a testimonianza della collaborazione tra l’artista britannico e la Città di Parma.

Gli imponenti spazi della Crociera dell’Ospedale Vecchio saranno sede di “My Light Years”, la collezione più completa mai realizzata delle installazioni e opere audiovisive di Brian Eno, esposte assieme in un unico luogo, un vasto e monumentale complesso architettonico finalmente tornato a rispondere alla sua vocazione pubblica e collettiva.

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Entrambi promossi dal Comune di Parma, curati e prodotti da Alessandro Albertini (Influxus) in collaborazione con Dominic Norman-Taylor, Juliana Consigli e Martin Harrison (Lumen London), “My Light Years” è sostenuto da Fondazione Cariparma, che condivide con l’Assessorato alla Cultura l’importanza del potente ruolo dell’arte in ottica di supporto e sviluppo al territorio.  SEED, invece, si è classificato primo, per punteggio e per entità del finanziamento ricevuti, nella graduatoria dei progetti dell’avviso pubblico PAC2025 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Brian Eno spiega:

La mia sensazione è che fare arte possa essere più utilmente pensato come il giardinaggio: pianti alcuni semi e poi inizi a osservare cosa succede tra loro, come prendono vita e come interagiscono. Questo approccio è talvolta chiamato “procedurale”. Io lo chiamo “generativo”.

Proprio come un giardino è diverso ogni anno, anche un’opera d’arte generativa potrebbe essere diversa ogni volta che la vedi o la senti. L’implicazione è che un’opera del genere non è mai veramente finita, non c’è mai uno stato finale. Ai Giardini di San Paolo realizzerò una nuova opera pensata specificamente per questo luogo. Riempirà l’intero spazio, che è molto suggestivo e che rappresenta una sorta di posto segreto, chiuso per molti anni e oggi finalmente svelato”.

Sulla collezione che sarà esposta all’Ospedale Vecchio l’artista aggiunge:

Mi ha davvero entusiasmato. È un edificio immenso ed è stata una vera e propria sfida capire come distribuire le opere in uno spazio così grande. Alcune sono contemporanee, ma la maggior parte sono più datate e includono alcune delle primissime installazioni luminose che ho realizzato negli anni ’70.
Sarà uno spettacolo piuttosto vario e richiederà al pubblico lunghe camminate”.

SEED

“Installation for Giardini di San Paolo” è un’installazione audio site-specific che si compone di molteplici tracce di musica generativa, tutte diverse, composte da Eno e diffuse sull’intera area di 8.000 metri quadrati dei Giardini di San Paolo. Saranno i visitatori a creare la loro personale colonna sonora, muovendosi liberamente all’interno dello spazio. Immerso in una sorta di atmosfera idealizzata, il pubblico sarà guidato attraverso un’esperienza d’ascolto sinestetica, tra composizioni che, cambiando costantemente, regaleranno ad ogni nuovo visitatore un’esperienza sempre diversa e unica.

SEED esplora temi e concetti che da sempre ispirano la ricerca di Eno: la visione e la manipolazione del tempo e del suono, ma soprattutto il rapporto dell’uomo con la natura, i luoghi e il paesaggio. Ponendo al centro dell’opera il visitatore, protagonista di un’esperienza unica e irripetibile, SEED ambisce a generare una riflessione sul senso dell’Arte e sul valore della Bellezza, nella nostra vita e nell’economia di ogni singola giornata che viviamo.

Il progetto ambisce a gettare un seme nell’individuazione di iniziative e azioni tese alla valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale, artistico, storico e architettonico della Casa del Suono e del Complesso Monumentale di San Paolo, che solo oggi, dopo numerosi interventi di restauro durati lunghissimi anni, torna a vivere, per la prima volta in maniera unitaria, come meta di turisti e visitatori.

“My Light Years”

Realizzata all’interno dell’Ospedale Vecchio, “My Light Years” presenta per la prima volta in un unico luogo, in modo ampio e analitico, la collezione completa delle installazioni e delle opere audiovisive di Brian Eno, offrendo una panoramica estesa del suo percorso artistico tra luce, suono e sistemi generativi.

Tra i lavori cardine del percorso espositivo emergono 77 Million Paintings (2006) e Face to Face (2022), due opere che sintetizzano la riflessione di Brian Eno sul tempo, sulla percezione e sull’identità nell’era digitale. Concepita da Brian Eno come “musica visiva”, 77 Million Paintings è un esempio emblematico di quella che l’artista definisce “arte generativa”: un paesaggio sonoro e visivo in continua evoluzione, nato dalla sua costante esplorazione della luce come mezzo artistico e delle possibilità estetiche offerte dal software generativo. L’installazione di musica e luce, su larga scala, si trasforma lentamente davanti allo spettatore, che può relazionarsi ad essa come a un dipinto tradizionale pur sapendo che la stessa combinazione di immagini e suoni non si ripeterà mai.

“Face to Face” è l’ultima opera in ordine cronologico nell’esplorazione di Brian Eno sui modelli casuali e sulle possibilità di combinazione di generare opere d’arte inattese e insolite. Il lavoro nasce da un piccolo gruppo di fotografie di volti reali: diciotto persone realmente esistenti, ciascuna fotografata in un’unica immagine statica. Grazie a uno speciale software, i volti si trasformano lentamente l’uno nell’altro attraverso un processo di mutazione pixel per pixel, dando origine a una lunga sequenza di “nuovi esseri umani” tra un volto reale e il successivo. Si tratta di persone che non sono mai esistite davvero, figure intermedie generate di continuo — circa trenta ogni secondo — fino a far nascere, in questa versione dell’opera, oltre 170.000 nuovi volti.

INFO 

Brian Eno
SEED e My Light Years
Dal 30 aprile al 2 agosto.

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