Il vero trionfatore del Super Bowl LX non è arrivato dal campo, ma dall’half time. Bad Bunny ha trasformato la finalissima del football americano in un atto culturale e politico, portando al Levi’s Stadium di Santa Clara la sua “casita rosa” e un messaggio di unità che ha risuonato ben oltre lo spettacolo.
Reduce da tre vittorie ai Grammy, tra cui quella per Best Album, la superstar portoricana ha ribadito la centralità di Debí Tirar Más Fotos, progetto che lo scorso anno lo aveva spinto a interrompere il tour negli Stati Uniti per non esporre il pubblico alle minacce dell’ICE.

Uno show costruito come un villaggio simbolico e reale allo stesso tempo. Accanto a star come Lady Gaga, Ricky Martin, Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, hanno trovato spazio una taqueria di Los Angeles, uno degli ultimi social club portoricani di Brooklyn e persone comuni, chiamate a incarnare un’idea inclusiva di comunità.
Tra i momenti più commentati, il dono di un grammofono d’oro dei Grammy a un bambino, gesto che per molti ha richiamato il caso di Liam Ramos, il minore deportato dal Minnesota al Texas che ha recentemente scosso l’opinione pubblica americana. Al centro anche la famiglia, con una coppia che ha celebrato il proprio matrimonio in diretta.
Non sono mancate le reazioni politiche. Donald Trump, che aveva annunciato alla vigilia il proprio disappunto, ha definito lo show “il più brutto di sempre”, parlando su Truth di uno “schiaffo in faccia all’America”.
Sul campo, i Seattle Seahawks hanno conquistato il Super Bowl, travolgendo i New England Patriots 29-13
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All’inizio dello show invece si sono esibiti i Green Day per l’Opening Performance.