Vol. 45-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.
LA PLAYLIST
LE PAGELLE BRANO PER BRANO
Ornella Vanoni – Voto 8,00 – Sentire Ornella è sempre un regalo. Nel 1993 «Vivere» era la canzone di un uomo che cercava ancora un senso. Cantata da Ornella Vanoni poco prima di andarsene, diventa il bilancio di chi quel senso l’ha trovato e lo sta lasciando. Ogni verso cambia peso. Nessuna cover recente ha fatto tanto con così poco. Testamentario.
Mace – Gemitaiz – Venerus – Promessa – iako – Izi – Voto 7,50 – Sei firme su un solo brano di solito vogliono dire caos. Con Mace in regia diventano un’orchestra. Ogni strofa cambia colore senza rompere l’incantesimo, e quando entra Venerus il pezzo sembra staccarsi da terra. È il raro featuring di gruppo che ha un’idea al centro. Onirico.
Daykoda – Voto 7,50 – Contaminazione è una parola che ormai non vuol dire niente, e Daykoda ha il merito di non averne bisogno. Non mescola i generi, li fa litigare: il jazz spinge contro i beat, l’elettronica smonta gli strumenti veri. È musica che si sente cambiare mentre la si ascolta.
Angelo Domenico Alfieri – Voto 7,50 – Ogni tanto bisogna uscire dal mondo, e Alfieri ne offre l’occasione. Una scrittura per l’ensemble più che per il suo sax, e i solisti rinunciano al virtuosismo per servire il racconto. Jazz che si ascolta anche senza conoscere il jazz.
Skepta – Voto 7,25 – Skepta non alza mai la voce per farsi sentire, e Currency ne è la prova. Il beat di F1LTHY è una lastra di cemento e lui ci cammina sopra con la calma di chi ha già vinto, raccontando cadute e rivincite come fossero voci di un bilancio in attivo. Autorevole.
Materazi Future Club – Voto 7,00 – Fare punk sul calcio senza scivolare nella goliardia è un’arte, e i Materazzi Future Club la praticano da anni. Qui alzano il tiro: la Premier raccontata anche nei suoi fallimenti, synth che si piantano in testa, cori da stadio riscritti. La velocità resta, la maturità arriva. Da novanta minuti.
Jack Harlow – Babyface – Voto 7,00 – Un rapper di ventotto anni e un produttore che ha scritto metà dell’R&B degli anni Novanta parlano di quanto sia presto per impegnarsi. La risposta la dà la musica: non è mai troppo presto per un ritornello firmato Babyface. Harlow lo sa e gli cede il centro della scena. Vellutato.
Britney Spears – Voto 7,25 – Morbida, vellutata. My Big Secret esce dagli archivi nell’edizione per i 25 anni di «Britney», il disco del 2001. È un inedito prodotto dai Neptunes, rimasto nel cassetto per un quarto di secolo e circolato tra i fan per anni. Suona esattamente come quell’epoca, e oggi è un pregio. Vintage.
Christine and The Queens – Voto 7,00 – Pop sensuale e misurato, lontano dagli eccessi teatrali degli ultimi dischi. In francese seduce, in inglese spiega. Per un nuovo inizio, la direzione è quella giusta. Ricomposto.
King of Leon – Voto 7,00 – Chi li ha scoperti con i capelli lunghi e le camicie a quadri ritroverà quella band. I Kings of Leon riaprono l’album di famiglia e qui alzano il volume, con un rock sudista che fa venire voglia di mettersi in macchina. Polveroso.
Gianna Nannini – Voto 7,00 – Ricominciassimo nasce dalla prima collaborazione con Gazzelle, che scrive con Gianna Nannini e Federico Nardelli una ballad su un amore che resiste anche alla propria fine. Dardust coproduce, l’orchestra cresce fino al finale, e la voce di Gianna fa il resto, come sempre. Intenso.
Pugni – Voto 7,00 – Pugni canta come chi ha già perso la discussione e vuole capire perché. Sotto c’è un tappeto leggero, quasi bosseggiante, sopra frasi che incidono. Desiderio o necessità? Non risponde, e fa bene a non rispondere. Languido.
Welo – Voto 6,75 – Welo unisce l’urban ai tamburi della pizzica salentina per raccontare un femminicidio. Lo fa immaginando Maria, una donna uccisa da chi diceva di amarla, che torna a ballare. Il tema è affrontato senza didascalie, e il ritmo della tradizione diventa un gesto di resistenza.
Pinguini Tattici Nucleari – Voto 6,75 – Le cose che restano quando tutto finisce, viste dall’interno di una borsa: l’idea basta a mettere un nodo in gola. Poi arriva il ritornello e lo stadio si alza in piedi. I Pinguini sanno ancora far piangere, e lo fanno con la solita ricetta. Struggente.
Gianmaria – Voto 6,75 – Tutti abbiamo avuto una storia che finiva ogni domenica e ricominciava il martedì. Gianmaria la mette in musica con dettagli piccoli e precisi, Taketo Gohara la produce con mano pulita. Si riconosce tutto, ci si commuove poco.
Tommaso Ottomano – Topo Nero Rock – Voto 6,75 – Tommaso Ottomano immagina la donna perfetta per soffrire e finisce per riderne. Il suono mescola il rock ruvido dei Novanta con la leggerezza del pop italiano dei Sessanta, e debutta Topo Nero Rock, alter ego cartoon disegnato da Simone Pratola. Fumettistico.
Shygirl – Voto 6,75 – Shygirl mette l’innamoramento al centro di tutto. La londinese lo canta con una convinzione quasi religiosa, su basi che restano figlie del club ma si tingono di toni crepuscolari. L’abbandono è totale, la testa resta lucida.
Lola Leon – Voto 6,50 – Lola Leon si riprende un’etichetta usata per giudicare le donne e la rovescia. Il suono è scuro e raccolto, e il racconto scende nell’albero genealogico, tra traumi ereditati e stregoneria. L’ambizione è alta, la resa ancora più intima che incisiva. Notturno.
Slayyyter – Voto 6,50 – Il ritornello è rosa shocking, il finale è la parte che vale l’ascolto. Slayyyter ci mette dentro il gusto per l’eccesso che la contraddistingue, ma per arrivare all’outro bisogna attraversare tre minuti di electropop che conosciamo a memoria.
Yaraki – Voto 6,50 – Il ritornello è rosa shocking, il finale è la parte che vale l’ascolto. Slayyyter ci mette dentro il gusto per l’eccesso che la contraddistingue, ma per arrivare all’outro bisogna attraversare tre minuti di electropop che conosciamo a memoria.
Jennie – Voto 6,50 – Le colonne sonore animate chiedono canzoni che piacciano a tutti, e Jennie esegue. «Someone to Hold» ha il passo del dance-pop di una volta e la firma di Justin Tranter, garanzia di mestiere più che di sorprese. Si balla volentieri, si dimentica presto.
Rocco Hunt – Clementino – Voto 6,50 – Mettere Rocco Hunt e Clementino nella stessa stanza significa avere battute e sfottò in dialetto a getto continuo. Superstar mantiene la promessa, con il ritornello che chiude ogni discorso sull’algoritmo. È un pezzo da cantare in macchina con gli amici, più festa che rivendicazione. Scanzonato.
Tananai – Voto 6,50 – Al terzo ascolto non so ancora da che parte stare. Il ritornello resta in testa e i coretti spingono, poi parte la cassa dritta e il pezzo si mette in coda con il resto della radio. Sospeso. Buonanotte anche stanotte!
Latrelle – N’Dreamer – Voto 6,50 – In fondo al burrone e sul ciglio nello stesso momento: Latrelle non sceglie, ed è la cosa più onesta del pezzo. «Sul Ciglio» non cerca risposte, si limita a stare in bilico con qualcuno accanto. La sua scrittura prometteva, qui comincia a mantenere.
Senza cri – Voto 6,50 – Niente synth, solo chitarra e voce. Senza Cri mostra il lato più nascosto e lo fa con pudore. Stabber e Rocco Rampino producono in punta di piedi. È un passaggio di scoperta, non ancora di arrivo. Raccolto.
Emil Kasa – Voto 6,50 – Emili Kasa non addolcisce niente. Non sono lei parla di notti senza sonno e della paura di restare soli, e lo fa senza cercare una consolazione. È una scelta coraggiosa, che però si sente più nelle intenzioni che nella canzone: il racconto è onesto, la forma resta prudente. Sincero.
soap – Voto 6,50 – Cercare il proprio posto nel mondo mentre si cambia continuamente indirizzo. soap nasce così, e così suona. Una stanza sonora arredata con nostalgia e insicurezze con un retro gusto latino.
Joe Elle – Voto 6,50 – Joe Elle torna all’adolescenza quando il presente delude, e la ricorda come un’epoca di «Joy Division e scantinati». Scrive e produce, mescolando pop ed elettronica con un ritmo che guarda al garage inglese. La cura, dice, siamo noi. L’idea convince più del pezzo. Retrospettivo.
Ayra Starr – Voto 6,25 – Un paradiso tascabile, buono per TikTok. «Heaven Baby» ha il ritmo giusto per un video da quindici secondi e la voce di Ayra Starr per farlo durare un po’ di più.
Sarah Toscano – Voto 6,25 – Chiunque abbia passato una notte a rileggere un messaggio mandato male conosce la paura che racconta Sarah Toscano. Il brano la prende sul serio e chiede il diritto di sbagliare senza essere lasciati. Dardust allarga il suono e firma il beat a suo modo, il ritornello però resta nella media
Alessio Bernabei – Voto 6,25 – Alessio torna con una ballad sul bisogno di proteggersi e sulla fatica di lasciarsi avvicinare di nuovo. Il tema è quello di mille canzoni d’amore dopo una ferita, e il brano lo affronta come ci si aspetta, con garbo e nessuna sorpresa. Corretto.
Pierdavide Carone – Voto 6,25 –Non passi è una ballata sulla perdita di una persona cara, scritta da Carone. Il testo mette a confronto le risate di facciata e il lutto che continua dentro. Poi arriva l’autotune, che leviga proprio la voce che doveva incrinarsi. Intima.
Te quiero Euridice – Voto 6,25 – Diventare adulti e farci pace: il tema ha già riempito scaffali interi. Te quiero Euridice lo affronta con garbo, ma la mappa che disegnano somiglia a molte altre. Prudente.
Vegas Jones – Voto 6,25 – Tutti abbiamo un inverno in cui guardare il mare sembra l’unico modo per rimettersi in rotta. Vegas Jones ne fa una canzone, con la barca che salpa all’alba e la nebbia che si alza. Le immagini funzionano, il racconto delle difficoltà è più generico. Un buon punto di partenza anche se c’è troppo autotune.
Luca Fol – Voto 6,25 – Luca Fol racconta chi non si riconosce nelle aspettative altrui e prova a sottrarsi, senza fare la rivoluzione. Le chitarrine alla Smith danno al pezzo una leggerezza piacevole, il testo gira attorno a un verso, «Appartengo ai sogni, ho poco altro in più», e non va molto oltre. Gracile.
Occhi – Voto 6,25 – Il titolo promette scorrettezza, il pezzo consegna tenerezza. Parolacce racconta l’innamoramento maldestro con immagini surreali e una buona dose di autoironia, ma resta educato anche quando dovrebbe sbandare. Per arrivare a Sanremo serve qualche parolaccia vera. Beneducato
Tony Boy – Voto 6,25 – Resti o sparisci? È la domanda che ci si fa a vent’anni, con il telefono in mano alle tre di notte. Tony Boy la ripete fino a farne un mantra, poi nell’interludio abbassa la guardia e racconta da dove arriva tanta diffidenza. Il momento migliore è quello in cui smette di chiedere. Fragile.
Weird – Voto 6,25 – Il beat merita un ascolto anche da solo. Sopra, Weird appoggia una canzone d’amore costruita per entrare in testa al primo giro, con la nostalgia dei Duemila e qualche frecciata alla trap. La produzione corre, la penna arranca dietro. Disinvolto.
Siso – Zollo – Voto 6,25 – Ognuno conosce quello che alla festa parla solo di sé. Siso e Zollo ne fanno un personaggio e gli scrivono un inno, con produzione da stadio e ritornello da urlare. Si salta e si va avanti. Il brano, si sente una reference alla Kanye West, chiede di essere preso alla leggera, e così va preso. Goliardico.
Sugarfree & Alex Britti – Voto 6,25 – In Siamo diversi Matteo Amantia lascia i temi sentimentali e se la prende con l’ipocrisia politica e con chi alimenta la violenza. Alex Britti firma arrangiamenti e chitarre e spinge il blues verso il rock. La rabbia è sincera, le parole meno affilate delle corde. Arrabbiato.