Con il concerto di Milano, TÄRA chiude un capitolo del libro che racconta il suo percorso artistico e ne apre uno nuovo.
È dal palco del Bellezza che la cantautrice italo-palestinese celebra l’ultima tappa del suo tour estivo in Italia e dà, al tempo stesso, il via alla tournée internazionale, che dopo Milano la porterà a Vienna, Monaco, Berlino, Copenaghen, Amburgo, Londra, Manchester, Rotterdam, Bruxelles e Parigi.
Il nome di TARA non è ancora noto al grande pubblico, ma la sua musica si sta facendo strada, anche grazie ai concerti di quest’estate. L’artista è stata nel cartellone di numerosi importanti festival italiani, a cominciare dal Mi Ami, e ha condiviso il palco con Jovanotti, come ospite della tappa romana del Jova Summer Party. Tante occasioni dal vivo per presentare il suo EP, “Zefiro”, pubblicato a maggio 2026 e anticipato da una serie di singoli.
La musica della cantautrice laziale si nutre delle sue radici e del suo presente. TARA è una G2 di origini palestinesi e il suo doppio orizzonte culturale, italiano e arabo, si riflette in un intreccio di sonorità mediorientali, R&B e alt-pop, definito, per sintesi e comodità, “Arab’n’B”. In questo universo sonoro si mescolano anche le lingue che fanno parte della sua identità.
Al centro della sua poetica c’è spesso la crisi palestinese, con la guerra, le violenze e i soprusi subiti dal suo popolo d’origine. Nei suoi racconti attinge anche alle storie di famiglia. In un momento in cui schierarsi è più che mai necessario, oltre che umano, TARA lo fa con chiarezza e fermezza, apprezzate dal suo pubblico. E non potrebbe essere altrimenti.
Ma, oltre all’evidente matrice politica, storica, sociale e umana, TARA porta avanti un percorso artistico personale, che sul palco trova una delle sue espressioni più efficaci.
Il suo spettacolo va oltre il semplice concerto: è un momento complesso e ricco, che non si limita alla musica, ma abbraccia anche una dimensione teatrale in cui si fondono le diverse culture.
Nella prima parte del concerto TARA porta la musica in una dimensione teatrale, con il palco “arredato” come un salotto e gli elementi scenici funzionali allo svolgimento dello spettacolo. Tamara Al Zool, questo il suo nome all’anagrafe, indossa abiti in stile palestinese, parla molto dal palco, racconta, si muove con sensualità e con gesti studiati e ricercati, e spesso accenna passi di danza mediorientale. Anche i suoi lunghi capelli neri diventano un elemento scenico. Le canzoni sono in arabo, italiano e inglese. Ad accompagnarla ci sono due ballerini, con cui dà vita a diverse coreografie, mentre alle loro spalle la band costruisce un suono per un terzo elettronico e per due terzi “suonato”, con chitarra e una serie di percussioni arabeggianti.
È dunque uno spettacolo molto scenico e studiato, in alcuni punti fin troppo costruito. Ma ci sta.

La base musicale rappresenta bene il suo “Arab’n’B”, in cui si intrecciano ritmi e melodie, momenti intensi e altri più leggeri. Oltre al proprio repertorio, TARA propone brani di una compositrice tunisina, tra cui una bellissima versione a cappella, eseguita nel silenzio totale del pubblico, in cui le sue doti canore emergono con evidenza, e si concede un’escursione nel pop melodico egiziano. Insomma, un’ennesima tappa di un viaggio nel mondo musicale arabo.
Dopo una pausa, TARA torna in scena con un diverso scenario. Qui si entra nella tradizione musicale, con brani palestinesi originali che sfiorano gli aspetti più dolorosi e nostalgici per poi virare verso sonorità ritmiche. Nel “secondo tempo” la dimensione teatrale passa in secondo piano, lasciando spazio a una maggiore intensità politica e poetica, nel ricordo della sua terra e della nonna, vittima della diaspora del 1948, la Nakba. Sul palco la raggiungono alcuni ospiti: un suonatore di uno strumento tradizionale palestinese e un duo d’archi, con cui la cantautrice esegue il singolo in uscita pochi giorni dopo il concerto.
Verso la fine della seconda parte, l’elettronica torna protagonista e riporta il concerto su coordinate più vicine alla prima sezione. A un certo punto TARA scende in platea e balla con il pubblico; poco prima aveva invitato sul palco due spettatrici, che hanno cantato e si sono esibite con lei.
Infine, la musica si sposta dal palco verso il fondo della sala del Bellezza, lasciando la scena a una DJ che accompagna il finale del concerto.
Lo spettacolo con una marcia in più
Un concerto di TARA, dunque, non è un semplice susseguirsi di canzoni, ma un viaggio tra culture differenti, che la protagonista cuce con grande abilità sartoriale. È uno spettacolo ricco e composito, a volte fin troppo, fatto di suoni, parole ed emozioni. Se ne possono cogliere diverse dimensioni: musicale, culturale, di protesta e di nostalgia.
Asciugarlo un po’, soprattutto nella prima parte, lo renderebbe ancora più affascinante e permetterebbe di valorizzare al meglio le doti sceniche di TARA, che sul palco ha una marcia in più rispetto alla sola dimensione discografica.
Da tenere d’occhio con molta attenzione.

Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo).