Tra sabato 17 e domenica 18 ottobre il centro di Milano ha vissuto due giorni di violenze.
Sabato il corteo contro il carovita organizzato da Italia in piazza è finito in uno scontro con la polizia, tra via Broletto, piazza Duomo e la Galleria. Domenica gruppi di ragazzi sono tornati in centro senza alcun corteo: hanno lanciato bottiglie e sassi contro gli agenti, sfondato vetrine e saccheggiato negozi in via Torino e intorno a Cordusio. Il bilancio dei due giorni parla di oltre 270 persone portate in questura e di più di cento feriti.
Erano in larga parte ragazzi giovanissimi, i cosiddetti “maranza”, spesso minorenni, senza appartenenza a gruppi politici. La mobilitazione era partita dai social, ed è sui social che nelle ore successive hanno preso posizione molti rapper italiani.
Il messaggio più commentato è quello di Marracash. Il rapper della Barona apre prendendo le distanze dall’attivismo online:
Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente». Scrive che l’impegno si dimostra «attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro» e che i social per lui sono «un ufficio stampa».
Poi rivendica: «Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». Richiama un discorso fatto durante un concerto del 2025 e l’album “È finita la pace”, uscito due anni fa, prima della chiusura:Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose».
Il post accompagnava due foto: un manifestante che corre con il tricolore sulle spalle tra i fumogeni e un camion con uno striscione sulla protesta dei trasporti. Ad aprile Marracash aveva donato al Municipio gli oltre 230mila euro incassati dal Marra Block Party, perché fossero reinvestiti in strutture pubbliche.
Sotto il post Marracash ha risposto a chi lo criticava con un commento che in poche ore ha superato i ventimila like:
A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista. La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza».
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Tra i commenti compaiono l’applauso di Guè, il like di Massimo Pericolo, un cuore di Sayf, un «Real» di Artie 5ive e gli applausi dell’europarlamentare Ilaria Salis.
Il Giorno segnala anche il sostegno di Space One, Don Joe e MV Killa, insieme alle critiche di molti utenti per i saccheggi nei negozi. Il Giornale ha titolato che Marracash «soffia sul fuoco» della protesta. Madame ha ricondiviso il post nelle sue storie, con CRASH di Marracash come sottofondo.
Sayf, genovese, ha pubblicato due storie. Nella prima sostiene che la condanna della violenza serva a delegittimare le manifestazioni,
per togliere il diritto alle persone di ribellarsi a un sistema che non funziona». Scrive anche che a infiltrarsi nei cortei per renderli violenti siano «loro», un’accusa che non accompagna con elementi di prova. Aggiunge che la violenza delle piazze «NON è e non sarà MAI paragonabile» a quella «con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone», e chiude: «Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto». Nella seconda storia richiama Genova 2001 e i black bloc, scrive che «nessuno giustifica il vandalismo gratuito» e denuncia l’assenza di notizie sui giorni di protesta al Sud. In chiusura si rivolge a chi si indigna «per delle vetrine rotte», compreso chi pensa «di stare bene» perché può «permettersi di cambiare automobile».

Nayt ha scelto un tono diverso, senza riferimenti diretti agli scontri:
Questa società addomesticata ama l’innocuità, la ricerca e ritrova in tutto quello di cui si nutre, e ogni individuo non vede a più di un metro di distanza da sé. Ma siccome in questo mondo viviamo insieme, a un certo punto, se non vedi l’altro, l’altro ti entrerà in casa per essere visto. Tutto questo finto benessere materiale ha reso borghesi anche i più poveri. Poverini e poveracci».

Anche Artie 5ive, oltre al «Real» lasciato sotto il post di Marracash, ha spostato l’attenzione sul modo in cui la discussione si è svolta online. Nelle sue storie ha scritto:
Comunque il problema più grande di questo paese è l’incapacità di buona parte delle persone madrelingua di comprendere un testo semplice o seguire un discorso per più di 10 secondi». La storia è stata ripresa da Chiamarsi MC in un carosello dedicato al sostegno della scena hip hop alle manifestazioni.

Ghali ha ricondiviso la storia di un altro account che invita i ragazzi scesi in piazza a continuare a lottare per ciò in cui credono.
Kid Yugi era intervenuto qualche giorno prima sulle proteste nel Sud. Tornato a Massafra, ha raccontato di strade bloccate, supermercati vuoti e distributori senza carburante, ha accusato istituzioni e media di indifferenza e ha scritto che «lo Stato italiano è ormai uno Stato fallito».
Altri rapper hanno sostenuto le ragioni della protesta e condannato le violenze. 22simba ha scritto:
Benedetto ogni sciopero perché nostro di diritto, contro uno stato che non ci tutela e fa finta di non capirci», dichiarandosi «sempre dalla parte di ogni onesto lavoratore». Poi l’avvertimento: «Macchiare una guerra così giusta con dell’odio rafforzerà solo il nostro comune nemico e colpirà solo le nostre di famiglie. Non confondete la vendetta con la libertà, ricordate per cosa lottiamo, noi non siamo loro».

Digital Astro si è rivolto direttamente ai «ragazzi di seconda generazione (e non)»:
Non partecipate ad atti di violenza durante le manifestazioni, perché è esattamente quello che vogliono per giustificare titoli di giornale e servizi in televisione, distogliendo completamente l’attenzione da quelle che sono realmente le necessità del popolo in questo momento». Ha chiuso chiedendo di essere «l’esempio che manca, per voi stessi e per la gente che vi circonda».

E dall’universo pop? Tutto sembra tacere…