Vol. 42-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.
LA PLAYLIST
LE PAGELLE BRANO PER BRANO
Fontaines D.C – Rosalia – Voto 9,00 – In Where Is Gone? il canto di Rosalía irrompe dentro il lamento irlandese: due tradizioni che si riconoscono senza tradursi, con un respiro da cinemascope. Lancinante.
U2 – Voto 8,00 – Gli U2 e Brian Eno intrecciano tensione sentimentale e riflessione sulla fede. L’impianto è epico ma il conflitto resta umano, e alla band torna l’intensità. Solenne.
Morrissey – Voto 8,00 – Morrissey ritrova Alain Whyte in una collaborazione che riannoda i fili della propria storia musicale. La firma del chitarrista riporta in primo piano una scrittura trasversale e un’identità melodica riconoscibile, senza affidarsi soltanto alla nostalgia.
The Avalanches – Loaded Honey – Voto 8,00 – Gli Avalanches incrociano il loro collage sonoro con Loaded Honey, progetto parallelo dei Jungle, in un incontro che promette groove e stratificazioni oblique. L’affinità estetica alimenta un dialogo sinuoso, dove il campionamento diventa materia viva. Avvincente.
Ibisco – Marta Del Grandi – Voto 8,00 – Marta Del Grandi, che di solito scrive in inglese, accetta l’italiano e lo piega al timbro di Ibisco: le voci si cercano, poi si fondono all’unisono su un arrangiamento sghembo che non concede appigli. Il mare di anime in pezzi è metafora che funziona sempre. Magnetico.
Nervi – Dente – Voto 7,50 – Nervi cercava una ballata perfetta e lascia a Dente una strofa vuota da riempire: l’innesto funziona, due sussurri che si passano la stessa malinconia. Il testo diffida delle parole che pretendono di durare, ma si affida al temporale, immagine già molto frequentate. Il finale è Battistiano. Bella!
Giorgia – Voto 7,25 – Giorgia torna alla ballata sentimentale, tra fragilità amorose e timori per un futuro incerto. La voce resta il centro gravitazionale del brano, capace di dare spessore a un testo che si muove però dentro coordinate narrative già conosciute. Sempre elegante e emozionante.
iosonouncane – Voto 7,25 – iosonouncane affronta la scrittura come un laboratorio sonoro, alternando strumentale, frammenti melodici e pattern ritmici. La ricerca timbrica è rigorosa e rivela un metodo compositivo in continua evoluzione. Meticoloso.
Cristina Donà – Voto 7,25 – Cristina traduce l’ispirazione cinematografica in una riflessione sulla fragilità e sulla capacità di resistere insieme. L’acqua diventa metafora ambivalente, tra naufragio e salvezza, in una scrittura evocativa che evita il sentimentalismo. Sempre elegante.
Michael Kiwanuka – Voto 7,25 – Affida a una scrittura misurata e a una vocalità calda un’intensità che non ha bisogno di enfasi. Soul e sensibilità melodica si fondono con naturalezza, puntando sulla finezza interpretativa più che sull’effetto immediato. Intimo.
The Synthomatics – Voto 7,00 – Dietro Casa non chiede passaporti: l’afrobeat ci entra senza bussare, i fiati si appoggiano alle percussioni e la composizione cresce per incastri, senza mai cercare l’assolo che la riassuma. La contaminazione come abitudine quotidiana, non come tesi. Virtuosi!
okgiorgio – Parisi – Voto 7,00 – okgiorgio e PARISI intrecciano pulsazioni da club, campionamenti trasversali e chitarre in un dialogo tra ricerca elettronica e tensione melodica. L’incastro ha dinamica e una buona identità sonora. Sempre interessante!
Mauro Pagani – Voto 7,00 – Mauro Pagani descrive un mondo in crisi, segnato dall’erosione dei valori e dall’egoismo, in cui l’individuo si sente prigioniero di un sistema fuori controllo. Il disincanto emerge in versi duri, che restituiscono il senso di abbandono di fronte a un presente senza punti di riferimento.
Angelina Mango – Voto 7,00 – Angelina Mango trova nei piccoli riti domestici una materia pop intima, lontana dalle urgenze del melodramma. La scrittura osserva la vita adulta con ironia e tenerezza, senza caricare di enfasi la semplicità. Un equilibrio delicato che convince per spontaneità. Autentica e brava!
Geolier – Voto 7,00 – Con Leggenda, GEOLIER ribadisce la propria cifra: rime ruvide, delivery incisivo e archi che amplificano la tensione emotiva senza smussarne gli spigoli. Il risultato è compatto e riconoscibile. Concreto.
24 Grana – Voto 7,00 – I 24 Grana tornano a raccontare le periferie come luoghi di abbandono, conflitto e resistenza quotidiana. La materia sociale si traduce in un suono abrasivo, attraversato da un’elettronica vitale. Un’urgenza espressiva che conserva peso e credibilità. Incisivo.
Tormento – Noemi – Guè – Shablo – Voto 7,00 – Tormento, Noemi, Guè e Shablo si ritrovano in Luci e ombre, ballata soul che guarda al R&B degli anni Novanta. L’alternanza tra la vocalità di Noemi e le incursioni rap funziona, anche se il richiamo al passato pesa più della ricerca. Avvolgente.
MM – Voto 7,00 – Gli MM raccontano lo smarrimento identitario di una Milano ipertecnologica su un’elettronica downtempo minimale e ipnotica. Il dialetto crea attrito con l’alienazione urbana, mentre le reminiscenze degli Air affiorano senza diventare dipendenza stilistica. Suggestivo
Blondie – Voto 6,75 – Con Johnny Marr alla chitarra e alla scrittura, Spectral Eyes innesta riff cristallini e pulsazioni nervose nel lessico dei BLONDIE. Il ritornello funziona, l’energia regge, ma la tensione resta sotto controllo: un aggiornamento stilistico più efficace che sorprendente. Solido.
Zach Bryan – Lana Del Rey – Voto 6,75 – Un incontro delicato su un tappeto di pianoforte e archi, alternando voci ruvide e languide fino all’intreccio finale. L’atmosfera è suggestiva, ma l’intesa vocale non basta a sottrarre il brano a un’eleganza prevedibile.
Kate Nash – Voto 6,75 – Kate usa Freedom of Me per smontare l’ipocrisia della libertà di parola quando diventa alibi per l’odio e per denunciare il trattamento riservato alle donne che subiscono violenza. L’intenzione politica è netta, anche se il messaggio prevale sulla sottigliezza compositiva. Combattiva.
Santi Francesi – Voto 6,75 – I SANTI FRANCESI affrontano l’amore quando il romanticismo cede il passo alla responsabilità. La scrittura sceglie il disincanto e l’introspezione, con passaggi lucidi, ma senza allontanarsi da una grammatica sentimentale consolidata
Egreen – Peter Wit – DJ Craim – Voto 6,75 – Egreen e Peter Wit incrociano le penne sulle produzioni di DJ Craim, puntando su tecnica, attitudine e ortodossia hip hop. “M.E.R.D.A.” rivendica il rap come pratica identitaria, lontano dalle lusinghe del mercato. La coerenza è un pregio, non sempre una sorpresa.
Vegas Jones – Voto 6,50 – Il sax arriva come uno sguardo di traverso e da solo giustifica l’ascolto. In Gelosa Vegas Jones fa di Milano un’amante possessiva che non lo lascia partire: figura già frequentata dal rap cittadino, su un passo che resta quello di «Niente si muove». Affezionato.
Te quiero Euridice – Voto 6,50 – Il titolo richiama il gioco del vecchio Windows, un campo dove ogni passo può far saltare tutto, ed è lì che i Te quiero Euridice si muovono, dentro un legame che non trova più un punto d’incontro. La svolta verso l’essenziale si sente, anche se non ha ancora un volto proprio. Promettente.
Fabio Mercuri – Voto 6,50 – Fabio Mercuri racconta la diserzione come atto di rottura e possibilità di rinascita. I synth analogici di Lele Battista si intrecciano con la venova di Enrico Gabrielli in un paesaggio sonoro tra suggestioni mediorientali e club berlinese.
Gaia – Voto 6,50 – Un’allegria scelta come atto di resistenza, affidata al mare e ai cori della famiglia di Gaia. Con Zanotti e PAGA al tavolo il ritornello arriva puntuale, ma il Brasile resta il porto sicuro da cui non salpa. Rassicurante.
novepercento – Voto 6,50- novepercento incrocia folklore italiano e cassa dritta, osservando il quotidiano attraverso immagini grottesche e surreali. L’ibridazione ha personalità e schiva il revival nostalgico, anche se il debutto deve ancora mettere a fuoco una cifra pienamente autonoma. Promettente.
Corinna – Voto 6,50– Corinna trasforma il quotidiano in materia pop sghemba, tra chitarre distorte, synth cheap e ritmiche irregolari. L’estetica grezza sostiene una scrittura introspettiva. Un accumulo di intuizioni che possono trovare la direzione giusta. Da ascoltare.
Shygirl – Voto 6,50 – Come un Mantra ripete e insiste finché il beat smette di essere un’idea e diventa una condizione. Shygirl conosce la pista meglio di molte colleghe e qui la governa con mestiere, senza concedersi una sola deviazione. Circolare.
Justice – SZA – Tame Impala -King Gizzard & The Lizard Wizard- Voto 6,50 – Un incrocio di personalità fuori scala, che sulla carta promette deviazioni interessanti. Il risultato, però, non capitalizza il potenziale del cast e lascia l’impressione di un’occasione solo parzialmente sfruttata. Colonna sonora di videogames.
Le schiene di Schiele – Voto 6,50 – Le schiene di Schiele trasformano il fallimento in una detonazione punk, fra ritmiche oblique in 7/8 e crescendo abrasivi. santo aggredisce la morale religiosa senza rinunciare alla complessità musicale. La rabbia è autentica, la provocazione meno sorprendente. Viscerale.
Giuse The Lizia- Voto 6,50 – Giuse The Lizia mette a fuoco il vuoto lasciato da una relazione e la fatica di rinunciare a una protezione ormai perduta. La scrittura è diretta, emotivamente leggibile, il tutto nei confini di un’intimità pop.
Nerissima Serpe – 18K – Voto 6,50 – Nerissima Serpe e 18K costruiscono un’intesa che introduce l’ascoltatore nel loro immaginario, tra codici trap e attitudine urbana. L’incastro funziona, ma il dialogo tra i due non basta a imprimere una fisionomia davvero distintiva al brano.
Macello – Voto 6,25 – Macello racconta un riscatto economico che non rimargina le ferite del passato. Le sonorità cupe sostengono una malinconia coerente con il testo, ma il conflitto tra successo e vuoto interiore resta prigioniero di una narrazione rap ormai familiare.
XVI Religion – Voto 6,25 – Vent’anni di autoproduzione: gli XVI Religion rivendicano un boom bap vecchio per scelta e in Manuale per non tornare lo fanno respirare poco, tra rime esoteriche e un buio che stringe. Bella la sorpresa finale! Ostinato e militante.
Olivia Rodrigo – Chappell Roan – Voto 6,25 – Olivia arruola Chappell Roan per il remix di EXPECTATIONS, con Daniel Nigro alla produzione. L’incrocio tra due personalità affini promette scintille, ma la nuova versione vive soprattutto dell’interesse generato dall’incontro, senza stravolgere l’impianto originale.
Vinnie Marakas – Voto 6,25 – Vinnie Marakas si trucca da Pierrot clochard e trascina la maschera tra synth anni Ottanta e marciapiedi torinesi, artista che fallisce e insiste perché non sa fare altro. L’idea del pagliaccio come specchio di chi ascolta è buona, il suono la guarda da lontano. Dignitoso. Bella a chiusa con piano house e groove disco.
Carl Brave – Voto 6,25 – Carl mescola memoria autobiografica e pulsazioni da club, ripercorrendo affetti, assenze e frammenti di vita. La malinconia ha una sua presa, ma la formula della ballata urbana resta fin troppo riconoscibile.
Renzo Rubino – Voto 6,25 – Renzo affida a un pianista il compito di raccogliere le storie degli altri, fino a ritrovarsi davanti alle proprie inquietudini. L’idea è suggestiva, sostenuta da una scrittura intimista che però sfiora talvolta il bozzetto sentimentale.
Dedde – Voto 6,00 – La cronaca di periferia si fa autobiografia, tra fame e riscatto, ma il vissuto, pur autentico, non sempre trova una forma capace di distinguersi. Non male il beat.
Mechatok – Robyn – Voto 6,00 – Scambio di cortesie tra Monaco e Stoccolma: Robyn presta una strofa a «Expression On Your Face» e Mechatok elabora. Il risultato scintilla come la colonna sonora di un videogioco, ma resta una partita giocata su livelli già superati.
Tate McRae – Voto 6,00 – Tate ribalta l’immaginario della casalinga in una dichiarazione di autonomia economica e sentimentale. L’ironia di be my own housewife ha una sua efficacia, ma il gioco semantico resta più furbo che incisivo, senza scalfire davvero gli stereotipi.
Sofia Panizzi – Voto 6,00 – Sofia esplora le identità contraddittorie che convivono in ciascuno, affidandosi alla metafora della piena emotiva. Il tema è riconoscibile, ma la scrittura rischia di insistere su territori introspettivi già ampiamente frequentati.
Ada Reina – Voto 6,00 – Me Siento Mejor canta la rinascita dopo un legame tossico, un tema che il pop latino conosce a memoria. La produzione accumula reggaeton e cumbia senza sceglierne davvero uno, e il carattere affiora solo nell’outro di chitarra alla Santana, quando il brano sta già congedandosi.
Take That – Voto 6,00 – I Take That puntano sulla disco di Higher, tra i samples presi agli Earth, Wind & Fire e pose da Daft Punk. Howard Donald guida un brano divertente, confezionato con mestiere, ma privo di intuizioni capaci di andare oltre il revival. Prevedibile.
Mauro Repetto- Voto 5,00 – Con Generazione, Mauro Repetto rievoca sogni e coordinate emotive di un’epoca che coincide inevitabilmente con gli 883. Il problema è che il richiamo a Pezzali diventa una gabbia stilistica: la nostalgia prevale sulla personalità, lasciando poco spazio a una voce autonoma. Derivativo.
MamboLosco – Voto 5,00 – Il consueto repertorio di pose da strada, beat elettronici e flow rilassato. Il ritornello punta sull’immediatezza, ma tra formule riciclate e immaginario ostentato il brano fatica a giustificare il ritorno alle origini.