Ci sono tre anime musicali in DAVIDE DILEO, IN ARTE BOOSTA, e tutte convivono nel suo modo di intendere le tastiere.
C’è quella classica, legata alle radici e allo studio del pianoforte al Conservatorio; c’è quella popolare, ritmica, martellante e spettacolare che conosciamo attraverso i Subsonica; e poi c’è una terza dimensione, più personale, nella quale le anime precedenti trovano una sintesi e si trasformano in un linguaggio autonomo.

È quest’ultima a emergere nel concerto milanese dedicato al pianoforte e all’elettronica. In realtà non è un concerto puro, quelli arriveranno, ma una via di mezzo con una presentazione e arriva nella data stessa di uscita del suo nuovo album solista “Pianorama”, il quarto della sua produzione solista.
Dimenticate, almeno per una sera, il Boosta trascinante delle grandi platee: qui Davide si mette a nudo, affidando alla musica strumentale il compito di raccontare emozioni, ricordi e suggestioni. Un viaggio nel quale il suono acustico e sacrale del pianoforte incontra le possibilità espressive dell’elettronica, gli ottantotto tasti convivono con i sistemi operativi, dando vita a un mondo sonoro che dilata il tempo e invita all’ascolto interiore.
Il concerto, con Boosta al piano circondato da computer e altri device elettronici, è accompagnato da parole e racconti che aiutano a entrare nel suo universo creativo. Boosta ripercorre il rapporto con lo strumento, un viaggio cominciato da bambino, quando il pianoforte è diventato qualcosa di più di una semplice passione: un mezzo attraverso il quale esprimere emozioni, trovare una voce e dare forma a ciò che spesso non si riesce a raccontare.
Il percorso si muove tra passato, presente e futuro, attraverso composizioni eframmentimusicali che hanno segnatolasua formazione classica e i suoi relativi ascolti. Tra i riferimenti affiorano il minimalismo di Federico Mompou, le danze popolari di Béla Bartók. Sono tracce di un percorso personale, che nel tempo si sedimentano fino a “diventare parte di una vera e propria grammatica musicale personale” il senso del racconto di Boosta sta proprio in questa consapevolezza. La musica ascoltata, studiata e amata non rimane confinata nel passato, ma riaffiora, trasformata, nelle composizioni di oggi.
La cifra del progetto è l’incontro tra pianoforte ed elettronica. Se il primo conserva la dimensione intima e quasi sacrale dello strumento acustico, la seconda ne amplia le possibilità, ne altera i contorni e ne moltiplica le sfumature. In alcuni passaggi, come suggeriscono i brani identificati dai numeri002,003e006, e come succede nel disco “Pianorama” da cui sono estratti, le composizioni prendono forma inizialmente attraverso il solo pianoforte, per poi aprirsi progressivamente all’intervento elettronico, che finisce per assumere un ruolo sempre più centrale come propone il nuovo album più ancora del passato.
Non si tratta semplicemente di aggiungere suoni moderni a uno strumento tradizionale. Boosta interviene sulla materia stessa del suono, esplorandone le imperfezioni e le potenzialità nascoste. Anche un gesto apparentemente elementare, come applicare nastro adesivo o fogli di carta alle corde del pianoforte, diventa parte di una ricerca che modifica il timbro e trasforma lo strumento in una sorgente sonora imprevedibile. L’elettronica, in questa prospettiva, non cancella il pianoforte: ne raccoglie le vibrazioni, le manipola e le conduce altrove.
Il risultato è una musica che non cerca necessariamente il crescendo spettacolare o la presa immediata sul pubblico. Preferisce lavorare sulle atmosfere, sulle sospensioni, sulle risonanze e sulle emozioni che emergono lentamente. È un ascolto che richiede attenzione e silenzio, qualità sempre più rare in un mondo abituato alla continua sollecitazione sonora.
Boosta definisce la musica strumentale come una possibile colonna sonora del silenzio. “La musica strumentale è la colonna sonora del tuo silenzio, ti permette di ascoltare te stesso utile in questo mondo. Io non sono– dice il compositore pianista torinese –non voglio essere la guida turistica di questo viaggio sonoro ma un compagno di viaggio che lascia a ciascuno la libertà di trovare la propria direzione. La musica non impone immagini, non detta interpretazioni.”
In questa dimensione il pianoforte conserva il fascino della tradizione, mentre l’elettronica diventa uno strumento di esplorazione e trasformazione. Due mondi apparentemente lontani che si incontrano senza forzature, sostenuti dal gusto di Boosta per la ricerca e da una sensibilità che privilegia il lato emotivo e cerebrale della composizione.
L’esibizione milanese restituisce così il ritratto di un artista che, lontano dai ritmi e dalle dinamiche della dimensione pop-rock, sceglie di esplorare un territorio più raccolto e personale. Un luogo nel quale passato e presente dialogano continuamente e dove anche il suono più imperfetto può rivelare una bellezza inattesa.
Perché, in fondo, il viaggio di Boosta non consiste soltanto nel mettere in comunicazione pianoforte ed elettronica. Consiste nel cercare, attraverso entrambi, un modo per dare voce a ciò che le parole non riescono a dire, esaltando emozioni e sensazioni.
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo).
TOUR
1 novembre 2026 – Roma, Auditorium Parco della Musica
28 novembre 2026 – Torino, Concerti di Santa Pelagia
3 dicembre 2026 – Forlì, Auditorium Conad – Città di Forlì
4 dicembre 2026 – Milano, La Musica dei Cieli – Basilica di San Vincenzo in Prato
Info e biglietti:Ponderosa