Con “Luoghi Comuni” Lil Jolie apre una fase diversa del proprio percorso.
Dopo Bambina, LA VITA NON UCCIDE, l’esperienza di Amici, Sanremo Giovani 2024 e il joint album Le ragazze della valle con Vale LP, l’artista campana sembra oggi meno interessata a definire un’identità che a metterla alla prova.
Il titolo dell’album gioca su una contraddizione fertile: i luoghi sono quelli delle esperienze personali, delle storie raccolte intorno a sé, delle emozioni che diventano materia di scrittura; i luoghi comuni sono invece quelli del giudizio, delle semplificazioni, delle categorie dentro cui siamo abituati a collocare gli altri. Lil Jolie li attraversa entrambi con una scrittura più esposta e una musica che sporca i contorni del pop con chitarre, sensibilità grunge e una vena indie più ruvida.
Ne nasce un disco che parla di crescita senza trasformarla in una dichiarazione di principio. Il cambiamento, qui, passa soprattutto dalla possibilità di riconoscersi nelle esperienze altrui e di lasciare entrare nella propria scrittura ciò che accade fuori da sé.
Abbiamo parlato con Lil Jolie di questo passaggio, della sua idea di empatia, degli ascolti che hanno accompagnato la lavorazione del disco, dell’incontro con Mangiaracina e della necessità di portare Luoghi Comuni sul palco.

L’INTERVISTA
’Luoghi Comuni nasce dal gioco di parole e il contrasto tra il ‘’luogo comune’’ come giudizio affrettato e il ‘’luogo comune’’ come incontro tra persone che insieme diventano una sorta di ‘’minimo comune multiplo’’. Non ci sono solo le mie storie, ma quelle delle persone a me vicine, dei miei amici, che ho fatto mie e con cui ho empatizzato.
Che cosa rappresenta questo disco nel tuo percorso?
È un po’ il disco della maturità, del cambiamento. Finalmente sono riuscita a esprimere quello che volevo esprimere, quindi è un disco molto importante per me. Sicuramente è un mattone per quello che sarà, mi auguro, la mia lunga carriera. Un mattoncino, però pesante. È stato molto intenso realizzarlo, ha richiesto tanta attenzione.
A livello di liriche, il disco nasce dalle tue esperienze, ma anche da quelle delle persone che ti stanno vicino. Come è stato questo processo creativo? È nato in un periodo preciso?
È nato nell’ultimo anno e mezzo, forse. Ho cercato di essere una spugna. Sono una persona estremamente empatica, quindi questa cosa può essere positiva come negativa. Sono molto brava a farmi trascinare nelle emozioni degli altri e questo può avere un risvolto sia negativo sia positivo. In questo caso è stato positivo, perché mi ha permesso di scrivere un album. Negativo perché l’empatia, sentire tutto troppo e vedere tutto troppo, a volte è doloroso.
Se ti guardi indietro, penso anche alle esperienze di Amici, Sanremo Giovani e al progetto con Vale LP. Come ti vedi oggi? Cambieresti qualcosa di quel percorso?
Cercherei di vivere quell’esperienza sicuramente in modo molto più tranquillo, perché anche lì, purtroppo, sentendo tutto troppo sono andata parecchio in ansia. Ero emotivamente molto fragile. Col senno di poi cercherei di vivermela un po’ meglio. Poi non cambierei niente, perché sono dell’idea che tutto faccia parte del processo. Se l’ho vissuto in quel modo significa che comunque doveva arrivare qualcosa di più grande. Ho una visione un po’ agnostica della vita.
Musicalmente lo sento più ruvido, più sporco, con una componente quasi grunge.
Più sporco sicuramente. Ho cercato di fare quello che cavolo mi pareva. Ho fatto quello che volevo, ho studiato, mi sono divertita tantissimo ed è uscito fuori un bel lavoro.
Quali sono stati i tuoi ascolti durante il periodo creativo? C’è qualcosa che hai sentito particolarmente vicino a quello che stavi facendo?
Ho cercato in realtà di essere me stessa il più possibile, quindi di non avere reference precise, sia a livello di suono sia di testo. Ovviamente è inevitabile che i tuoi ascolti ti influenzino. In questo periodo ho ascoltato molto i Fontaines D.C., ho ascoltato tanto cantautorato italiano, come sempre, e ho riascoltato un po’ tutta la discografia dei Baustelle. Sicuramente a livello lirico c’è molto di quella roba lì. Poi gli anni Novanta, Duemila, gli Ottanta.
Come si sono incastrati questi ascolti con la produzione di Dario Mangiaracina (La rappresentante di lista)?
Paradossalmente io e Dario abbiamo gli stessi ascolti, quindi non abbiamo avuto difficoltà a capirci. Sappiamo quello che ci piace e quello che non ci piace. È stato molto facile lavorare con lui, è stato come conoscerlo da sempre.
Lo conoscevi già o sei stata tu a cercarlo?
L’ho cercato io. Ci siamo conosciuti e incontrati una volta per caso alla reception di un hotel. Ci siamo guardati e ho capito che dovevo per forza conoscerlo, perché avevo già intuito che poteva essere una persona adatta a me, a livello artistico.
Anche l’aspetto visivo del disco sembra avere avuto un ruolo importante. Dal video, molto cinematografico, alle copertine dei singoli e dell’album. Come è nata questa parte del progetto?
Una mia carissima amica, Benedetta Colantoni, che è un’illustratrice fortissima. È stata bravissima a illustrare i miei pensieri e non era per niente facile riuscire a rappresentare così bene quello che volevo dire. Secondo me è stato un lavorone. Sono veramente contenta di tutta la creatività di questo disco. Sono veramente orgogliosa e fiera.

E il video?
Il video è stato diretto da Mattia Arnone. È un po’ tutta l’estetica del progetto. C’è stato un lavoro d’immagine profondo e alla fine abbiamo fatto il nostro.
Il disco avrà anche un respiro live?
Assolutamente. Mi auguro di sì, mi auguro di suonare tanto. Voglio suonare, voglio spaccarmi sul palco, non vedo l’ora. Questo disco secondo me ha bisogno proprio di essere vissuto live.
E qual è un luogo comune su di te che vorresti scardinare?
Le persone che non mi conoscono, magari perché mi hanno visto in televisione, dicevano che ero antipatica, che ero cupa, che ero sempre incazzata. In realtà sono una delle persone più chiacchierone del mondo. Quindi sfatiamo questo luogo comune.
TRACCIA PER TRACCIA
Senza Pace
Il disco si apre con un’atmosfera sospesa e vulnerabile, introducendo fin da subito il cuore emotivo del disco. Il brano si muove tra sonorità intime e una tensione crescente, alternando momenti raccolti ad aperture più intense che amplificano il senso di inquietudine. La produzione lascia spazio alla voce, mettendo in primo piano fragilità, urgenza e una costante ricerca di equilibrio. Il titolo sintetizza perfettamente il tema centrale: uno stato di irrequietezza che attraversa pensieri, relazioni e percezione di sé. Più che offrire risposte, il pezzo racconta il peso dell’incertezza e il desiderio di trovare un luogo – reale o interiore – in cui sentirsi finalmente a casa. In questo senso, Senza pace funziona come un manifesto d’apertura: introduce l’universo di Luoghi comuni ponendo l’ascoltatore dentro un viaggio fatto di contraddizioni, vulnerabilità e ricerca di autenticità.
Per Averti
Un amore ciclico, in cui due persone sembrano incontrarsi e innamorarsi ogni volta come fosse la prima. Il brano dà vita al paradosso di “tutte le volte che ho amato”: i rapporti finiscono, ma i sentimenti restano, e per amare forse non è mai davvero troppo tardi. Il desiderio è quello di fingere di non conoscersi, per potersi ritrovare e ricominciare da capo, anche sapendo già come andrà a finire. Questo loop emotivo diventa una catarsi e un rifugio, un modo per opporsi a un mondo segnato da guerra, cibo spazzatura e brutta politica.
Destini Infelici
Una riflessione sulla fine dell’innocenza e sul peso delle esperienze che ci accompagnano nella crescita. Attraverso immagini semplici e profondamente evocative, il brano racconta il momento in cui i ricordi iniziano a convivere con il rimpianto, lasciando spazio a una consapevolezza nuova: alcune ferite non scompaiono, ma diventano parte della nostra identità. La canzone attraversa il confine tra adolescenza ed età adulta, dove le contraddizioni, gli errori e le aspettative mancate definiscono il percorso più delle certezze. Il titolo racchiude questa condizione generazionale: la sensazione di condividere un destino imperfetto, fatto di fragilità, nostalgia e tentativi continui di trovare un posto nel mondo.
Passaporti e Caramelle
Una lettera d’amore alle proprie radici e a un Sud che continua a far male quando manca. È una canzone attraversata da una rabbia sottile, che racconta un ritorno mai semplice e un Sud vivo, lontano dagli stereotipi. La fine di una storia d’amore diventa così un nuovo inizio: partire, perdersi e scoprire il mondo. Nata tra chitarre ruvide e influenze indie rock, esplode con un riff graffiante e la voce intensa di Lil Jolie. Il brano trasforma la perdita in movimento e il distacco in possibilità. Con questa canzone, Lil Jolie continua a raccontare con sincerità le fragilità e le inquietudini emotive della sua generazione.
Promettimi
‘’Promettimi’’ racconta di una relazione in cui amore, dipendenza e controllo finiscono per confondersi; del momento in cui capisci che qualcuno ti ha amata per quella che eri, ma forse non è disposto ad accettare la persona che stai diventando.
Il brano si conclude con una richiesta quasi “infantile” di protezione, perché, anche quando realizziamo che qualcosa non funziona, lasciare andare continua a farti paura.
Gomma (feat. Dario Mangiaracina)
Lil Jolie sceglie questo brano dei Baustelle per dare forma a un racconto fatto di ricordi, istantanee quotidiane e desiderio di futuro. Tra nostalgia e voglia di cambiamento, il brano attraversa una modernità che spesso lascia poco spazio alle emozioni autentiche. La quotidianità diventa il punto di partenza per immaginare nuove possibilità, trasformando memoria e creatività in strumenti per costruire il proprio percorso. È un invito a non conformarsi e a trovare nella propria sensibilità la forza per guardare avanti.
Sophie
In un mondo che spesso ci fa sentire fuori posto, vorremmo solo trovare un posto per noi, un posto nel mondo che ci appartiene. È uno spazio fatto di libertà, autenticità e accettazione. Un posto dove non esiste il bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore. Ed è lì che ‘’Sophie’’ trova la propria casa. Dove si può smettere di inseguire le aspettative degli altri e imparare ad ascoltare se stessi. Una canzone che celebra la possibilità di trovare il proprio equilibrio.
Non mi stupirai
Una conversazione intima e diretta che, tra chitarre malinconiche e un ritmo downtempo, si trasforma lentamente in una confessione. Al centro un rapporto pieno di contraddizioni, dove spesso i gesti allontanano invece di avvicinare. L’incomprensione continua però a tenere unite due persone, anche quando sembra impossibile capirsi davvero. Le imperfezioni diventano parte del legame e non riescono a cancellare ciò che si prova. E non c’è nulla di più vero di quel sentimento a cui non si riesce a dare una forma, ma a cui si riesce a dare significato, attribuire un profondo senso di verità.
Metallo
Metallo è il brano più ruvido e istintivo di Luoghi comuni. Sorretto da un sound puramente rock, trasforma l’impulsività, l’autodistruzione e il desiderio di sentirsi vivi in un’esplosione di energia senza filtri. Le immagini del testo scorrono come frammenti di una notte fuori controllo, dove euforia, rabbia e vulnerabilità convivono senza mai trovare un equilibrio. Dietro l’impatto delle chitarre e l’urgenza dell’interpretazione si nasconde il ritratto di una generazione che vive costantemente sul limite, oscillando tra la ricerca di libertà e il peso delle proprie fragilità. Il “metallo” del titolo diventa il simbolo di uno sguardo freddo e brillante, di una corazza costruita per resistere, ma che lascia comunque intravedere tutta la sua umanità. Con la sua attitudine diretta e viscerale, Metallo rappresenta il momento più esplosivo del disco, portando Luoghi comuni nel suo territorio più elettrico e ribelle.
Voglio I Money
La conclusione del disco è incentrata sul senso di rivalsa, la volontà di esprimersi senza corrompere la propria espressione, la propria arte. Una critica pungente e distorta, come il suono delle chitarre, non tanto alla centralità del denaro nel sistema di oggi, quanto al prezzo che paghiamo per il successo, che arriva anche a decostruire l’anima delle nostre intenzioni.
IL VIDEO
ABOUT LIL JOLIE
Classe 2000, originaria di Caserta e milanese d’adozione, Lil Jolie (all’anagrafe Angela Ciancio) sviluppa fin da giovanissima un’attitudine ribelle e anticonformista. Si avvicina alla musica come gesto di rottura con la routine, iniziando lo studio della chitarra e trasformando presto quell’impulso istintivo in una forma di espressione autentica. Nel 2018 inizia ad affermarsi su SoundCloud, dove viene notata dalla scena urban e hip hop italiana. Le collaborazioni con Carl Brave e Ketama126 contribuiscono a definire il suo percorso artistico, che culmina nella pubblicazione del primo progetto ufficiale, “Bambina” (2022). Nel 2023 entra nella scuola di Amici, distinguendosi per una scrittura elegante e introspettiva, unita a un carattere riservato ma determinato. A maggio 2024 pubblica l’EP “La vita non uccide”, che include il singolo “Kiss Me”, segnando una fase di significativa maturazione artistica. Nello stesso anno, insieme a Vale LP, partecipa a Sanremo Giovani 2024 con il brano “Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore”, conquistando un posto tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2025. Il progetto condiviso porta alla pubblicazione dell’EP del duo “Le ragazze della valle” (2025). Il 2026 segna il ritorno di Lil Jolie con un nuovo progetto personale, che inaugura una nuova fase artistica, confermando una visione sempre più consapevole e una scrittura capace di unire fragilità emotiva e identità autoriale.
Dopo la pubblicazione di diversi singoli, è la volta del nuovo disco Luoghi comuni, in uscita il 18 settembre per BMG Italy.