Milano e Firenze in questi primi giorni di agosto condividono il bollino rosso del caldo tropicale, ma rappresentano anche due luoghi centrali nel percorso dei BowLand: la prima sarà una delle tappe del loro ritorno dal vivo a novembre, la seconda è la città dove nel 2015 è nato uno dei progetti elettronici più affascinanti del panorama italiano.
I BowLand, trio formato da Leila, Pejman e Saeed, arrivano da Teheran ma hanno costruito a Firenze un universo sonoro sospeso tra trip hop, elettronica, suggestioni cinematografiche e contaminazioni persiane.
Con il nuovo singolo Look at Me, la band inaugura una nuova fase del proprio percorso, anticipando un album in arrivo e un tour invernale.
Abbiamo parlato con loro di evoluzione musicale, ricerca visiva, del valore dell’ascolto lento in un’epoca dominata dagli algoritmi e della difficile situazione che sta vivendo il popolo iraniano.

L’INTERVISTA
Con Look at Me sembra iniziare una nuova fase del vostro percorso. Che cosa rappresenta questo brano e cosa apre per il futuro dei BowLand?
Look at Me è una nuova partenza, l’inizio ufficiale di una fase che in realtà abbiamo preparato negli ultimi anni. Abbiamo lavorato molto su nuovi brani, sulla produzione e su tanti aspetti del progetto. Il disco è quasi pronto e questo singolo è il primo passo per ricominciare. Nei prossimi mesi arriverà nuova musica e a novembre ci sarà anche il tour.
Ascoltando i vostri primi lavori, per esempio Don’t Stop Me del 2018, si percepisce un’evoluzione. Che cosa è cambiato dai vostri inizi a oggi?
In questi anni siamo cambiati noi e di conseguenza è cambiata anche la nostra musica. Quando cresci, cambia il modo in cui vivi e anche il modo in cui crei. Crediamo che la nostra musica sia diventata più matura.
Anche la struttura dei brani è cambiata: prima realizzavamo canzoni più lunghe, oggi cerchiamo una forma più compatta e strutturata. Però il filo conduttore è rimasto lo stesso: l’elettronica, il trip hop, le influenze cinematografiche. La base della nostra identità non è cambiata, si è semplicemente evoluta.
La vostra musica richiede tempo e attenzione. In un momento dominato da algoritmi e contenuti veloci, è una scelta precisa continuare a proporre un ascolto più immersivo?
La nostra musica non è molto commerciale e, anche quando proviamo a renderla più immediata, alla fine non riusciamo a cambiarne la natura. È nata così e pensiamo debba continuare così.
Oggi molte canzoni durano due minuti e mezzo, sono molto brevi. Nel nostro caso è difficile perché per esprimere quello che vogliamo dire serve tempo. È difficile racchiudere certe emozioni in una forma troppo veloce. Magari per una colonna sonora puoi creare qualcosa di più breve, legato a una scena precisa, ma una canzone intera ha bisogno di spazio.
La vostra ricerca non è soltanto musicale ma anche visiva. Il video di Look at Me è stato girato ai Giardini di Daniel Spoerri. Quanto è importante costruire un immaginario che accompagni la musica?
Quando creiamo un brano spesso immaginiamo anche qualcosa di visivo. Io personalmente penso alla musica come se fosse un film: ogni pezzo crea immagini nella mia testa.
Eravamo già stati ai Giardini di Daniel Spoerri e quando abbiamo visto quel luogo abbiamo pensato subito che sarebbe stato perfetto per un video. È un posto magico, con un’atmosfera molto particolare, e sentivamo che poteva dialogare con questa canzone.
Voi arrivate da Teheran. Questo è un periodo particolarmente complesso per l’Iran. Come state vivendo questa situazione da lontano, considerando che avete ancora famiglia e amici nel Paese?
È stato un periodo molto difficile. Prima ci sono state le proteste, poi la repressione, la chiusura di internet, la censura. Tante persone hanno perso la vita e molte storie non sono riuscite ad arrivare al mondo proprio perché le comunicazioni erano bloccate.
Poi è arrivata anche la guerra e tutto è diventato ancora più complicato. Per chi vive fuori dall’Iran è difficile, ma per noi che abbiamo famiglia, amici e un legame profondo con il nostro Paese è ancora più doloroso.
A gennaio avevate scritto in un post su IG che credevate nella possibilità di una nuova libertà per il popolo iraniano. Dopo questi mesi difficili questa speranza è ancora presente?
Siamo sicuri che il popolo iraniano arriverà alla libertà. Non è un processo veloce: sono decenni che le persone cercano libertà, democrazia e giustizia.
Il problema è che abbiamo davanti un regime molto feroce e criminale, e questo rende la lotta più difficile rispetto ad altri momenti della storia recente. Inoltre l’Iran è una regione molto complessa, con tanti interessi internazionali coinvolti.
Non è solo una questione interna, ci sono molte dinamiche intrecciate. Però siamo convinti di essere dalla parte giusta della storia e che prima o poi questa libertà arriverà. Anche la musica e l’arte possono fare la loro parte.
A novembre tornerete dal vivo con un nuovo tour. Che cosa può aspettarsi il pubblico dai concerti dei BowLand?
Sarà un concerto diverso rispetto al passato. Dopo X Factor nel 2019 avevamo un repertorio più basato anche sulle cover, perché era parte del percorso di quel momento.
Ora invece il nostro repertorio avrà molto più spazio. Suoneremo i brani che amiamo di più di quel periodo, ma soprattutto ci concentreremo sulla nostra musica, sui pezzi nuovi e anche su canzoni che non sono ancora uscite e che presenteremo in anteprima.
Stiamo lavorando anche a nuove versioni di alcuni brani del primo disco del 2017. Vedremo durante le prove cosa nascerà.

ASCOLTA IL BRANO
DATE TOUR
3 Novembre – MILANO, Santeria Toscana 31
4 Novembre – ROMA, Largo Venue
5 Novembre – FIRENZE, Viper Theatre c/o Tenax