Dimenticate il riflesso più ovvio dei Daft Punk. Thomas Bangalter torna con “Mirage”, un progetto che si sottrae alla grammatica del club per esplorare una zona più rarefatta, quasi ascetica.
Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che il suo nome riemerge in contesti inattesi: basti pensare all’apparizione iconica accanto a Fred again.. in un live set che ha riacceso l’attenzione sulla sua presenza scenica e sulla sua capacità di abitare l’elettronica come spazio fluido, più che come genere.
“Mirage” segue in qualche modo “Mythologies” il suo primo album da solista orchestrale.
“Mirage” nato come partitura per un balletto firmato da Damien Jalet e Kōhei Nawa, presentato a Ginevra nella primavera 2025, si emancipa come opera autonoma, in uscita il 5 giugno per Erato Records.
Otto movimenti che rinunciano alla pulsazione immediata per costruire una drammaturgia del suono più sottile: droni profondi, increspature melodiche, un’elettronica che respira e si dilata come materia viva. Più installazione che intrattenimento, più rito che release.
Il gesto più radicale resta il processo: niente programmazione canonica, nessuna banca sonora. Bangalter disegna le onde su una tavoletta grafica, traducendo il segno in vibrazione. Un approccio quasi calligrafico, che sposta l’elettronica verso una dimensione fisica, tattile.
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