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JAMES BLAKE in Triennale a Milano presenta “Trying Times”: tra onirismo sonoro e tensione politica

Photo by Gianluca Di Ioia - GDI Studio © Triennale Milano

C’è una qualità sospesa nella musica di James Blake che altera la percezione del tempo. Non lo dilata semplicemente: lo rende etereo.

Durante la listening session milanese di “Trying Times” a Voce in Triennale si ha la sensazione di entrare in una stanza d’aria, dove le battute non scandiscono ma galleggiano, e la voce non guida ma attraversa, come un pensiero che affiora dal dormiveglia.

Blake costruisce paesaggi musicali che sembrano provenire dalla memoria, all’interno dei quali emergono frammenti di sogno che si ricompongono con soul, elettronica e alt-R&B.

Eppure, sotto questa superficie eterea, pulsa un’inquietudine concreta. “Trying Times”, in uscita il 13 marzo per Good Boy Records e Virgin Music Group, è un disco che rallenta il mondo per poterlo osservare meglio. Un’opera che usa l’onirico non come fuga ma come lente, trasformando la fragilità contemporanea in materia sonora rarefatta, quasi luminosa.

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Blade ha raccontato il disco. Ecco cosa ha detto in un dialogo con Tommaso Toma e con i suoi fan.

Photo by Gianluca Di Ioia – GDI Studio © Triennale Milano

Il titolo “Trying Times” sembra parlare tanto di te quanto di noi. È un commento sulla vita contemporanea, sull’equilibrio fragile tra ambizione privata e senso di precarietà collettiva?

Sì, credo di sì. È difficile oggi immaginare il proprio futuro oltre i prossimi due o tre anni. Pensare a una famiglia, oppure a grandi aspirazioni personali, mentre allo stesso tempo senti che il mondo potrebbe non essere ospitale verso quei sogni. C’è un senso di responsabilità, di complicità perfino, rispetto a ciò che accade intorno a noi. Sono molti pensieri che rimbalzano continuamente nella testa.
Se avessi fatto un disco che rispecchiasse il mio stato mentale quotidiano sarebbe stato molto più caotico. Invece volevo creare qualcosa che mi offrisse tregua. Trying Times è anche questo.
In Inghilterra poi l’espressione “trying times” è quasi un understatement ironico.
Puoi attraversare il periodo peggiore della tua vita e dire semplicemente: “trying times”.
È un modo molto britannico di minimizzare il disastro. Forse perché spesso lo abbiamo creato noi stessi.

Dal punto di vista sonoro questo lavoro sembra dialogare con il passato e con il presente. I campionamenti, in particolare, hanno una forza emotiva molto precisa. Come trovi quell’equilibrio?

Gran parte del merito va a Dominic Maker dei Mount Kimbie. Non ho mai capito davvero come funzioni il suo cervello, e forse è meglio così. Se lo capissi, farei quello che fa lui.
Dom è una specie di cercatore ossessivo di vinili, ma più che collezionare suoni trova emozioni. Porta il campione perfetto, lo taglia nel modo giusto, crea il punto di partenza ideale.
Se in questo disco sentite un sample, molto probabilmente è partito da lui.
A parte “Death of Love”, che ho iniziato io, tutto il resto nasce da Dominic.
È un processo di rimbalzo continuo. A volte in un’ora costruiamo qualcosa che prima non esisteva e restiamo entrambi sorpresi. Sono grato di avere qualcuno così nella mia vita.
Spesso si romanticizza l’idea del genio solitario. È una narrazione che riguarda quasi sempre uomini. Ma non è reale.
Questo disco è frutto di una comunità. Senza alcune persone sarebbe la metà di quello che è. 

In “Death of Love” emerge un riferimento a Leonard Cohen. Che legame hai con la sua scrittura?

Jameela (la sua compagna Jameela Jamil, ndr) mi fece ascoltare “Bird on the Wire” in un momento molto difficile della mia vita.
Mi misi a piangere subito. Mi riconoscevo totalmente in quella figura che descrive. Cohen ha una capacità unica di scolpire un sentimento con precisione chirurgica. Si sente che ogni frase è stata limata per anni.
Mi ispira il modo in cui riesce a rendere inevitabile una frase, come se non potesse essere scritta in nessun altro modo. C’è disciplina, revisione continua, una dedizione quasi ascetica alla parola giusta. È qualcosa che ammiro profondamente e a cui aspiro.

Il brano di chiusura, “Just a Little Higher”, sembra rivolgersi a tutti noi. Cosa ti attraversava mentre lo scrivevi?

È nato in un momento molto teso in Inghilterra. Un gruppo nazionalista bianco stava organizzando una protesta e molti miei amici non si sentivano al sicuro nemmeno a uscire di casa. È stato uno dei giorni più tristi che ricordi.
Quello che mi ha colpito non è stata solo la violenza o l’odio, ma la stupidità. Se analizzi davvero certi fenomeni capisci che il bersaglio indicato non è il vero responsabile. La rabbia viene alimentata dall’alto. La divisione è uno strumento perfetto per un sistema capitalistico che prospera sul conflitto.
La canzone non vuole essere una predica. È piuttosto un invito a spostare lo sguardo. Il problema non è “loro”. È altrove.

Il video di “Death of Love” è molto simbolico. Alcuni miei amici ne sono rimasti quasi scioccati. Da dove nasce quell’idea?

Quel brano affronta la sensazione di inquietudine che molti di noi hanno vissuto dal 2020 in poi. Online siamo diventati meno empatici. Le conversazioni che si leggono o si hanno sui social sono di una violenza che raramente esisterebbe dal vivo.
In quel periodo riflettevo molto sulla salute mentale, in particolare su quella maschile. Non è un tema comodo. Ma molte delle tensioni che vediamo derivano da emozioni non elaborate, da una fragilità che non viene riconosciuta e che finisce per riversarsi sugli altri.
Il video, per me, è quasi un confronto diretto con chi avrebbe più bisogno di interrogarsi. Non per accusare, ma per invitare a prendersi responsabilità delle proprie emozioni. Perché quando non lo facciamo, le conseguenze ricadono su tutti.

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GUARDA IL VIDEO

Puoi guardare il video della performance live, diretto da Harrison & Adair

LA TRACKLIST

James Blake – Trying Times album 2026

‘Trying Times’ Tracklist

1. Walk Out Music
2. Death Of Love
3. I Had A Dream She Took My Hand
4. Trying Times
5. Make Something Up
6. Didn’t Come To Argue (ft. Monica Martin)
7. Days Go By
8. Doesn’t Just Happen (ft. Dave)
9. Obsession
10. Rest Of Your Life
11. Through The High Wire
12. Feel It Again
13. Just A Little Higher

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