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Recensione: JILL SCOTT – “To Whom This May Concern”

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Dopo oltre un decennio di silenzio discografico ascoltare il ritorno di miss Jill Scott è gioia assoluta!

“To Whom This May Concern” è un album ambizioso, passionale e diretto scritto con la gravità di chi ha attraversato l’industria, il tempo e il proprio mito senza smarrire la voglia e di fare musica.
Jill è e rimane una caposcuola. Un esempio e un faro per generazione di cantanti che hanno il soul nel cuore e nelle vene.

Il nuovo disco è potente, sensuale e ammaliante. Un viaggio che va dal  dal hip-hop al rhythm & blues di New Orleans con estrema maestria e classe.

L’apertura è una dichiarazione di sovranità. Dope Shit e Be Great impostano un lessico di autodeterminazione adulta, non slogan generazionali ma frasi guadagnate tardi, quando l’affermazione non serve più a convincere gli altri ma a non tradire se stessi. I fiati di Trombone Shorty spingono senza retorica, la scrittura rifiuta la posa motivational da algoritmo.

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Il cuore del disco, però, è collettivo. Beautiful People accosta amore e sospetto istituzionale, parla di sistemi e di comunità senza diventare didascalica. In Norf Side, prodotta da DJ Premier, la Scott difende Philadelphia e il proprio corpo con lo stesso tono fermo, affiancata da Tierra Whack: due generazioni, un’identica pretesa di centralità. 

Il disco alterna sarcasmo e ferocia. Pay U on Tuesday gioca con uno swing jazzato dal retrogusto retrò, Pressha è velluto con nervi scoperti. In BPOTY convoca Too $hort per smontare la logica dello sfruttamento, tra pulpito e marciapiede. Me 4 osserva l’errore maschile senza indulgenze. In The Math l’aritmetica diventa etica: sottrarre il falso, moltiplicare la grazia. Non autoaiuto, ma rigore.

Sul versante intimo, A Universe e Liftin’ Me Up mostrano una vulnerabilità sorvegliata, tra fiati ampi e virtuosismi misurati. L’amore non è vertigine ma scelta consapevole. In Ode to Nikki, con Ab-Soul, lo spoken word si tende verso l’ambizione spirituale. Con JID in To B Honest emerge un contrasto fertile tra lirismo ornamentale e parola nuda.

Il trittico finale, Right Here Right Now, Àṣẹ e Sincerely Do, ricompone il percorso sonoro con coerenza e misura. Nessun effetto pirotecnico ma sedimentazione soul. 

La copertina di Marcellous Lovelace sintetizza tutto: corpo esposto, dichiarazioni attorno, conflitto e tenerezza insieme. Scott scrive lettere a uomini, città, antenati, detrattori. Le scrive con nomi propri, mutui, figli, aloe vera, desiderio. La specificità è la sua politica.

Non è un ritorno celebrativo. È un archivio vivo su cosa significhi restare integri mentre il mondo cambia arredamento. Jill Scott è familiare, complessa, irriducibilmente umana. In questo panorama, suona quasi sovversiva.

Sincerely Do Miss Scott! 

SCORE: 7,75

I VOTI DEGLI ALTRI 

Variety – Voto 8,00
Clash Music – Voto 8,00
Mojo – Voto 8,00
Rolling Stone (Usa) – Voto 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

Beautiful People – Norf Side – Pressha

DA SKIPPARE SUBITO 

Un’ora di buona musica. Non da skippare! 

TRACKLIST

Dope Shit (feat. Maha Adachi Earth)
Be Great (feat. Trombone Shorty)
Beautiful People
Offdaback
Norf Side (feat. Tierra Whack)
Disclaimer
Pay U on Tuesday
Pressha
BPOTY (feat. Too $hort)
Me 4
The Math
A Universe
Liftin’ Me Up
Ode to Nikki (feat. Ab-Soul)
Don’t Play
To B Honest (with JID)
Right Here Right Now
Àṣẹ
Sincerely Do

DISCOGRAFIA 

2000 – Who Is Jill Scott?: Words and Sounds Vol. 1 
2004 – Beautifully Human: Words and Sounds Vol. 2 
2007 – The Real Thing: Words and Sounds Vol. 3 
2011 – The Light of the Sun 
2015 – Woman 
2026 – To Whom This May Concern 

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