Nel 2007, l’esordio di Mika con “Life In Cartoon Motion” fu un piccolo miracolo di tempismo. In un’industria pop che stava diventando grigia e seriale, lui arrivò con un’estetica massimalista e una capacità quasi insolente di scrivere hit istantanee.
All’epoca si sprecarono i paragoni con Freddie Mercury, ma la verità era più semplice: Mika aveva riportato il technicolor in classifica.
Quasi vent’anni dopo, la situazione è drasticamente cambiata. “Hyperlove”, il suo primo album in inglese dal 2019, arriva in un momento in cui la parabola di Mika sembra aver perso la spinta propulsiva, stabilizzandosi in una sorta di confortevole irrilevanza.
Il problema di “Hyperlove” non è la mancanza di impegno, ma un’eccessiva fiducia nella nostalgia. Mika ha scelto di registrare l’intero disco in analogico, rimettendo il pianoforte al centro della scena e rifiutando i trucchi della produzione moderna. È una scelta nobile, quasi politica, che però sbatte contro la realtà di un pop che nel frattempo ha cambiato pelle.
Se nel 2007 Mika sembrava il futuro, oggi suona come un artigiano che si ostina a costruire mobili a mano in un’epoca di design digitale: il risultato è curato, ma inevitabilmente datato.
L’album esplora la tensione tra la vulnerabilità umana e la tecnologia, cercando una “connessione autentica”. Ma nelle canzoni questa urgenza si traduce spesso in ballate che vorrebbero essere epiche e risultano solo pesanti. Manca quella leggerezza quasi crudele che rendeva brani come Grace Kelly o Lollipop dei meccanismi perfetti.
Mika resta un personaggio estremamente positivo, affabile, colto, un comunicatore nato, ed è forse questo il suo limite attuale. La sua musica sembra aver perso lo spigolo, sembra avere smarrito quella creatività technicolour che agli inizi della sua carriera lo rendeva imprevedibile. Si salva qualche passaggio più sperimentale, qualche interludio in cui si avverte ancora una scintilla di ricerca sonora, ma il resto scivola via senza lasciare grandi tracce.
In definitiva, “Hyperlove” è un disco di un artista che ha trovato la sua pace interiore, ma che in questo processo ha smarrito la capacità di sfidare l’ascoltatore.
È un album rassicurante, abbastanza inutile, in un genere, il pop, che per sopravvivere dovrebbe essere tutto tranne che rassicurante.
SCORE: 5,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Hyperlove – Science Fiction Lover
DA SKIPPARE SUBITO
Spinning Out – Excuses for Love – All the Same
TRACKLIST
Hyperlove
Modern Times
Spinning Out
Excuses for Love
Interlude Everything’s Beautiful
All the Same
Dreams
Science Fiction Lover
Take Your Problems with You
Interlude Please Take Your Problems with You L
Nicotine
Eleven
Bells
Interlude Immortal Dream
Immortal Love
DISCOGRAFIA
2007 – Life in Cartoon Motion
2009 – The Boy Who Knew Too Much
2012 – The Origin of Love
2015 – No Place in Heaven
2019 – My Name Is Michael Holbrook
2023 – Que ta tête fleurisse toujours
2026 – Hyperlove