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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (23 Gennaio) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-04-2026.

Il Vol. 04-2026  della Newsic Friday, il vostro appuntamento settimanale con le novità più fresche della musica.

Harry Styles torna con il suo nuovo brano elettro-pop stratificato, Jessie Ware incanta con atmosfere raffinate e sensuali, Ari Lennox porta soul vintage e modernità senza forzature, mentre i nostri talenti italiani come Blanco, Bresh, 22simba e Capo Plaza mostrano nuove sfumature nel loro percorso artistico. Dai ritorni attesi alle sorprese emergenti, preparatevi a scoprire le uscite che segneranno le playlist dei prossimi giorni.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

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Arctic Monkeys  –  Voto 8,50 – Nato a sostegno di War Child, il brano dimostra come gli Arctic Monkeys sappiano coniugare impegno e scrittura senza scivolare nella retorica. Alex Turner guida una band sempre centrata, capace di restare riconoscibile e incisiva anche fuori dal circuito dell’album.

James Blake – Voto 8,00 – Oscuro e intimista, Blake conferma il suo stile unico, fatto di soul, elettronica, hip-hop e R&B alternativo. Atmosfere sospese e profondità emotiva. La produzione minimale e la voce eterea creano un impatto potente, capace di catturare l’ascoltatore in un mondo interiore ricco di tensione e introspezione.

Ari Lennox – Voto 8,00 – Ari attraversa soul vintage e modernità senza forzature: voce calda e sicura su produzioni raffinate, tra strumenti live e bassi morbidi. Il risultato è sensuale e sofisticato, capace di trasformare gesti quotidiani in un’intimità audace e seducente. La nuova Sade! 

Jessie Ware – Voto 7,50 – Raffinata, delicata, sensuale: Jessie Ware plasma un universo sonoro fatto di eleganza, retro soul  e tensione emotiva, dove ogni nota e ogni respiro svelano la sua capacità di trasformare il pop in un’esperienza intima e avvolgente. 

Brother Wallace – Voto 7,25 – Apparat orchestra claustrofobia e tensione: sirene stridenti, riff acustici e batteria opprimente spingono lo spazio sonoro al limite, mentre il ritornello etereo apre un varco luminoso nel grigiore. Una pressione che diventa poesia sonora, dolorosa e avvolgente. Sospesa.

Harry Styles –  Voto 7,50 – Un elettro-pop di matrice ottantiana con un piano vagamente house inaugura la nuova fase di Styles. Aperture cresce lentamente, stratificata e paziente, più maratona notturna che hit istantanea. Elegante e controllato. Fuori dalla sua comfort zone! 

Bresh –  Voto 7,25 – Una chitarra iniziale apre a una scrittura intima, che osserva le fratture della relazione senza edulcorarle. La fragilità diventa linguaggio, l’emozione resta diretta, mai ricattatoria. Pop emotivo che colpisce in sottrazione. Sincero nel suo stile. 

Blanco  –  Voto 7,25 – Blanco mette a nudo la crescita senza retorica: “Anche a vent’anni si muore” affronta la crisi come passaggio obbligato, con una scrittura istintiva che rifiuta l’enfasi facile. Fragilità esibite, non risolte, ma vissute fino in fondo. Un manifesto generazionale, imperfetto e vero.

kwes. –  Voto 7,00 – Minimalismo ambientale, memorie cromatiche e afflato familiare costruiscono uno spazio di quiete contro il rumore del presente. Più rifugio che dichiarazione, ma sincero. Rarefatto.

Cosmo – Voto 7,00 – Cosmo torna a danzare con il dolore invece di scansarlo: “Ciao” lo accetta e lo trasforma in slancio, affondando in un pop anni ’80 riletto con lucidità presente. Intuizione più che manifesto, ma la magia c’è e pulsa sotto la superficie. Riconciliato.

Tutti Fenomeni – Voto 7,00 – Tutti Fenomeni continua a sabotare la forma-canzone dall’interno: scrittura obliqua, ironia come dispositivo critico, pop deformato fino al punto di rottura. Da tenere in grande considerazione! 

Patrizia Laquidara – Giulia Mei – Voto 6,75 – Un brano che si pone come cuore emotivo del progetto, tra corale e rituale, dove la voce si apre alla comunità e alla memoria femminile. Cantata insieme a Giulia Mei, diventa gesto di condivisione e fiducia, un passaggio che unisce dimensione affettiva e consapevolezza politica, guardando al futuro del suo percorso artistico.

Salomèe – Voto 6,75 – Salomèe racconta lo sradicamento senza vittimismo: “Kirikù” è un viaggio forzato che vibra su strumentali ibride, dove matrici africane e codici occidentali si intrecciano con naturalezza. Il tema dell’esilio diventa identità sonora, più evocata che spiegata. 

Giin – Voto 6,75 – Giin innesta echi cureiani in una new wave carnale e consapevole: “Come ti voglio” sposta il desiderio dallo sguardo al corpo che decide, rifiutando l’apatia come forma di resa. Intensa, dichiarativa, più urgente che elegante. Affamata.

Greta Grida​ – Voto 6,50 – Greta Grida sporca il pop-rock con una patina grunge e lo usa per raccontare l’amore dopo la chiusura: parchi notturni, silenzi che pesano, nostalgia senza indulgenze. Funziona quando resta asciutta, meno quando insiste sull’immagine. Un vuoto che risuona.

Popa – Voto 6,50 – Pop raffinato e misurato, con venature jazzy e sfumature yacht pop. Uno stile elegante e levigato, capace di accarezzare l’ascoltatore senza strappi. Distillato. Ammaliante! 

Marco Masini – Voto 6,50 – Masini torna a maneggiare il suo tema fondativo – la fine dell’amore – con mestiere e misura. “E poi ti ho visto cadere” funziona nel racconto emotivo e negli arrangiamenti in progressione, capaci di tradurre musicalmente il passaggio dalla liberazione al senso di colpa. Tutto è al posto giusto, forse troppo: il brano scorre senza inciampi. Solido, professionale.

Santoianni – Voto 6,50 – Un ritratto lucido e umano di una realtà che va avanti anche quando tutto sembra cambiare. I problemi non si risolvono, si assorbono e diventano parte del quotidiano. Acuto, attento e divertente! 

22simba – Rkomi – Voto 6,50 – “Girasole” è un punto d’incontro misurato tra due traiettorie diverse ma compatibili. La scrittura, apertamente emotiva, lavora su vulnerabilità, bisogno di luce e fratture interiori senza forzature retoriche. Rkomi entra nel perimetro di 22simba con naturalezza, aggiungendo spessore senza sbilanciare l’equilibrio del brano. 

Capo Plaza – Voto 6,50 – Capo prova a deviare, ma resta saldamente nel proprio perimetro espressivo. Resta Ancora Un Po’, prodotto da AVA e MARRAMVSIC, è un brano intimo e luminoso, costruito su una produzione avvolgente che accompagna ma l’innovazione ancora non si vede! 

Snail Mail – Voto 6,50 – Snail Mail guarda all’adolescenza suburbana come a un vicolo cieco emotivo. “Dead End” mescola grunge-gaze compatto, riff affilati e hook zuccherini, crescendo fino al coro liberatorio. Nostalgia efficace, più epidermica che rivelatoria. Agrodolce.

KÁRYYN – Voto 6,50 – Apre il suo universo con un brano che non esplode, ma implode con controllo. “COLLAPSE PHASE” vive nella tensione tra tenuta e rovina, affermando il collasso come atto di lucidità. Più concetto che impatto emotivo, magnetica ma distante.

Quattordici – Voto 6,50 – Quattordici incastra fragilità e tensione in un tessuto notturno: atmosfere rarefatte e pulsioni drum’n’bass raccontano l’immobilità emotiva come stato generazionale. La paura di affogare diventa ritmo, più sensazione che racconto. 

Leon Faun – Voto 6,50 – Tra ombre e introspezione, Leon Faun trasforma il dolore in energia creativa: un viaggio intimo dove il buio diventa forza purificatrice e la fantasia rifugio resistente contro il rumore del mondo. Contemplativo.

Thirty Seconds To Mars – Voto 6,50 -“God’s Eye” riemerge dagli archivi come testimonianza di un passato alternativo ed emo-rock. Chitarre ruvide e sezione ritmica energica evocano i primi anni Duemila, mentre la voce filtrata di Leto rallenta e ammorbidisce la spinta iniziale.

Ottobre – Voto 6,50 – “Ragni” è una lettera mai spedita, un ricordo di Roma e di un tempo condiviso che non tornerà. Tra nostalgia e vulnerabilità rock, Ottobre mette a nudo le fragilità, raccontando la distanza e ciò che resta quando le vite si separano. Intimo.

Allerta! – Voto 6,50 – Un grido disincantato e consapevole: tra ironia e critica, la band mette in scena contraddizioni, fughe dall’illusione del successo e amore per l’energia pura dell’underground. Un brano che guarda al rumore come necessità vitale, autentico.

Kouya – Voto 6,30 – Un indie-pop malinconico e intimo, dove ansia e desiderio si intrecciano in un racconto emotivo sulle relazioni fragili. Kouya esplora la vulnerabilità, il silenzio e la difficoltà di comunicare, restituendo la tensione sospesa delle emozioni trattenute “d’un fiato”.

Elettrica – Voto 6,30 – Elettrica firma un indie rock anti-performativo: “Ali corte” accetta l’errore come metodo, l’inciampo come traiettoria. Mezzi ridotti, urgenza reale, emozioni analogiche che rifiutano la retorica della crescita. 

Trust the Mask – Voto 6,30 – Trust the Mask mette in scena una distopia senza appigli: “PUPPET” è elettronica alienante e disillusa, dove l’apatia diventa paesaggio sonoro più che denuncia. L’impatto c’è, la visione anche, ma resta più atmosfera che ferita.

Trigno – Voto 6,30 – Il racconto di un amore scomodo e amicizie tradite con la nitidezza di una polaroid notturna. Ritmica incalzante e scrittura diretta restituiscono fragilità generazionali senza filtri, tra incontri clandestini e gesti sbagliati.

Asteria – Voto 6,30 – Con “16 ANNI” Asteria restituisce l’adolescenza in tutta la sua urgenza emotiva: caos, scoperta e vulnerabilità si mescolano tra chitarre e fragilità. Un tuffo nel passato personale e universale, dove ogni emozione è vissuta senza filtri.

Benji & Fede – Voto 6,30 – Un piccolo esercizio di spoglia emotiva: ballad essenziale che cresce senza fretta, mettendo a nudo vulnerabilità e bisogno di essere visti. Un racconto intimo di azzeramento e rinascita, tra sentimenti nudi e graduale espansione sonora. L’avevano presentato per Sanremo???

Antonio Maggio – Pierdavide Carone  – Voto 6,30 – Un brano nato dall’amicizia tra Antonio Maggio e Pierdavide Carone. Tra riflessione ambientale e memoria personale, la canzone unisce i due artisti nella perdita dei padri, trasformando la tutela dell’aria e del mondo in una storia emotiva e necessaria. 

Petit – Mimì – Voto 6,25 – “Perdonami” intreccia due voci giovani in un dialogo emotivo che esplora fragilità, silenzi e ferite d’amore. La ballad alterna delicatezza e crudezza, toccando corde intime senza mai scadere nel sentimentalismo facile. Una prova sentita e autentica.

Fasma – GG – Voto 6,25 – Tra chitarre distorte, echi dance e pulsazioni drum & bass. Introspezione e sperimentazione. Un percorso intimo che cerca nuove forme espressive senza tradire l’identità sonora consolidata dell’artista.

Honor  – Voto 6,25 – Pop elettronico levigato e consapevole: “Lovesick Shadow” racconta una relazione tossica senza dramma urlato, affidandosi a una scrittura emotiva e controllata. La voce guida, l’impatto resta misurato. 

Monia  – Voto 6,25 – Monia incrocia urban e R’n’B in un beat morbido, che sublima la malinconia del tempo perso. Berlino diventa metafora di una libertà tardiva, più sognata che vissuta, sospesa tra rimpianto e resa. 

Sergio Russo – Voto 6,25 – Sergio Russo gioca con l’amore come detonatore gentile. Ironia pop e un groove leggero firmato Goedi. Scrittura brillante, ma mi manca qualcosa. 

Beatrice Quinta – Voto 6,00 – Un pastone tra pop sofisticato con chitarre e archi e battiti dance. Testo diretto e ironico, tra vulnerabilità e leggerezza, che conferma Beatrice Quinta come diva contemporanea consapevole. Alla fine però non si ricorda! 

Mika – Voto 6,00 – La via pop di Mika appare prevedibile, priva di sussulti. La produzione è impeccabile, ma l’anima fatica a emergere: un pop curato e levigato, che convince tecnicamente ma lascia fredda l’emozione. Mestiere.

Loge – Voto 6,00 – Loge insiste su crudezza e schiettezza, firmando un inno alla solitudine come scelta e rifugio. Il distacco dal sociale diventa gesto identitario, a tratti salvifico, sostenuto dal controcanto affine di Kill Mauri. Più dichiarazione che scavo, coerente ma limitata.

Jason Derulo  – Voto 5,50 – Derulo procede con il pilota automatico: incrocio prevedibile di atmosfere caraibiche ed echi orientaleggianti, produzione levigata e zero rischio. Tutto funziona, nulla sorprende. Un brano che scorre via senza attriti, consumabile e intercambiabile, già ascoltato troppe volte.

Niky Savage – Ivanbi – Voto 5,50 – L’ennesima prova di un’estetica che confonde l’urgenza con l’automatismo. Le liriche, prevedibili e poco incisive, scorrono senza lasciare traccia, appoggiate a una collaborazione con uno dei nomi più caldi della scena urban come IVANBI che, però, non basta a sollevare il brano dall’anonimato. Operazione funzionale, certo, ma priva di reale necessità espressiva.

Rvssian – Sfera Ebbasta – Skillibeng – Voto 5,00 – Rvssian mette insieme Sfera Ebbasta e Skillibeng in un’operazione dal respiro internazionale, ma l’incontro resta sulla carta. Skillibeng porta la sua consueta attitudine giamaicana, mentre Sfera si muove in automatico sul registro più prevedibile. Il risultato è un brano funzionale ma derivativo: liriche telefonate, beat già consumato e zero reale frizione creativa. 

Low-Red  – Voto 5,00 – Low-Red torna sulle proprie ferite e le rende materiale narrativo: “Trasparente” raccoglie l’eredità emotiva di Sensibile e la irrigidisce in una scrittura più fredda e consapevole. Vulnerabile ma irrisolta. Beat già sentito! 

Sling – Finesse – VillaBanks – Voto 5,00 – Il beat scuro e viscoso funziona, entra subito e promette un sottotesto minaccioso che però non arriva mai. I testi restano un esercizio di superficie, vuoti di senso e di immaginario: molta atmosfera, nessuna visione. Una forma seducente lasciata senza contenuto.

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