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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (09 Gennaio) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-02-2026

Il Vol. 02-2026 come al solito con il nostro esclusivo Newsic-rating guida un percorso tra le uscite più interessanti di questa prima settimana dell’anno.

Dalle voci emergenti ai nomi consolidati, selezioniamo brani che raccontano storie, emozioni e sperimentazioni sonore, offrendo un panorama eterogeneo che va dal pop sofisticato all’elettronica pulsante, dal cantautorato intimista all’hip-hop più diretto. Scoprite con noi le tracce che hanno fatto parlare di sé negli ultimi sette giorni, tra energia, introspezione e audacia creativa.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

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Jill Scott  –  Voto 8,50 – Soul adulto che pensa e respira: jazz flessuoso, fiati vivi, basso che argomenta più che accompagnare. Jill Scott smonta le pressioni sociali e sentimentali con una scrittura lucida, mai predicatoria, confermando un’arte che invecchia per stratificazione, non per manierismo. Un ritorno autorevole e necessario.

Sault –  Voto 8,50 – La voce di Cleo invoca, insiste, si consuma fino a trasformare il linguaggio in ritmo. I SAULT lavorano per accumulo spirituale: parole minime ripetute fino a perdere sintassi e guadagnare funzione, come mantra laici per attraversare giorni ostili. Come sempre spettacolari!

Twilight Sad  –  Voto 7,50 – I Twilight Sad stringono il buio fino a farlo cantare. Con Robert Smith alle chitarre come spettro tutelare e una produzione che stratifica shoegaze, post-punk e ferite aperte, il brano avanza compatto, doloroso, senza concessioni. Intensità che non cerca redenzione. Granitico!

Morrisey  –  Voto 7,50 – Un’ouverture ipnotica: larvale, basso pulsante e una patina dream-pop che esplode nel ritornello. Morrissey fluttua tra ossessione e ironia macabra, trasformando il grottesco in eleganza melodrammatica. Un ritorno ancora un volta sorprendentemente!

Bruno Mars  –  Voto 7,50 – Bruno riattiva la macchina del groove: falsetto vellutato, funk rétro lucidato a specchio, coreografia sonora calibrata al millisecondo. Bruno cita i ’70s senza farsi museo, trasformando il passato in spettacolo presente. Classe innata, nessuna sorpresa. Impeccabile!

David Byrne –  Voto 7,50 – David reinventa Drivers License con sagacia e understatement: voce roca e arrangiamento essenziale trasformano il successo pop di Olivia Rodrigo in un piccolo laboratorio di introspezione sonora. Elegante, preciso, senza sentimentalismi. Geniale come sempre! 

Lala Lala –  Voto 7,25 – Lala Lala scava nell’erosione emotiva: solitudine accettata, immagini che franano lente. Even Mountains Erode osserva, voce in accumulo, synth come cielo elettrico, finale catartico senza filtri. Pluviale!

Robyn – Voto 7,25 – Un funk sintetico a nervi scoperti: Prince e Gap Band filtrati da un presente pop iper-lucido. Robyn trasforma l’assenza di contatto in pulsione verbale, erotismo della parola e groove elastico. Leggera in apparenza, calibrata al millimetro. Seduttiva.

Marta Del Grandi – Voto 7,25 – Marta attraversa il confine tra sogno e veglia con rigore e visione. Un intreccio tra ricerca sonora e sguardo politico senza didascalie, affidando alla voce il compito di incantare. 

Birthh – Voto 7,25 – Un diario in punta di piedi: minimalismo emotivo, scrittura intima, produzione rarefatta che lascia respirare il pensiero. Birthh trasforma l’autocura in gesto politico, evitando retorica e compiacimento. Un passo consapevole verso il centro di sé. Limpido!

Ari Lennox –  Voto 7,25 – Ari conferma il suo percorso autonomo, tra sensualità vocale e narrazione personale, consolidando uno stile maturo e incisivo. Luccicante!

Madonna – Voto 7,25 – Madonna entra nel mondo di Patty Pravo con eleganza e malizia: sensualità calibrata, fascino sottile e un erotismo fatto di sguardi e gesti sonori. La cover è un gioco di stile e presenza scenica senza eccessi. Madonna! 

Guè – Voto 7,00 – Guè fa il Guè, senza alibi né nostalgie: autocelebrazione lucida, beat afro iper-hype, leggerezza familiare (Loquito lo canta la figlia!) che diventa gesto pop. Goat! 

A$AP-Rocky –  Voto 6,75 – A$AP Rocky intreccia grinta e melodia in Punk Rocky: tra beat incisivi e liriche audaci, il confine tra hip-hop e punk diventa un campo di gioco sperimentale, energico e sorprendentemente coerente.

Dry Cleaning –  Voto 6,75 – Rock d’avanguardia e distopia urbana: paranoia punk anni ’80, stoner, no wave e fingerpicking si intrecciano con la voce calibrata di Florence, sospesa tra spoken word e precisione compositiva. Incisivo!

Planet Funk – Voto 6,75 – I Planet Funk tessono il loro consueto tappeto elettronico mentre Dan Black canta fragilità contemporanee: ansie, sovraccarico emotivo, sensibilità che diventa disciplina. Brano lucido e attento con echi nei fasti del synth pop anni ottanta. 

CousCous a colazione – Voto 6,75 – Un viaggio intimamente stratificato: cantautorato e sperimentazione sonora si intrecciano tra elettronica, ambient e nu-jazz. Trame personali e momenti improvvisi sostengono un racconto emotivo coerente, mai eccessivo. 

Tutti Fenomeni –  Voto 6,75 – Un monologo sghembo e lucidissimo: flusso verbale tra politica, carne e sarcasmo, sostenuto da un sound arioso che contraddice parole affilate. Tutti Fenomeni, con il supporto di Giorgio Poi, fotografa il presente smontandolo pezzo per pezzo. Istrionico.

Iron & Wine – Voto 6,75 – “In Your Ocean” nuota nel consueto lirismo acquatico di Iron & Wine: amanti fusi, desiderio e annientamento che coincidono. L’intensità è più evocata che vissuta, elegante nel suo romanticismo sommerso.

Olivia Santimone  – Voto 6,75 – Olivia scivola tra abissi e luce: chitarre e synth creano un flusso lento, la voce accetta la dissoluzione come necessità. Un onirismo notturno, sospeso tra perdita e rinascita, senza mai cercare la catarsi.

Vintage Violence – Voto 6,50 – “Guaribili ottimisti” oscilla tra memoria e immaginazione: minimalismo sonoro che privilegia la resa dal vivo, testi che raccolgono amori incompiuti e mai iniziati. Vintage Violence crea un anti-inno punk malinconico, dolce nel riconoscersi senza illusioni.

Zara Colombo  – Voto 6,50 – Un debutto che intreccia radici familiari e geografie emotive: Patagonia, Buenos Aires e Milano diventano scenari di un blues domestico, diretto e personale. Zara Colombo costruisce un’intimità lirica densa, mai sopraffatta dalla forma musicale.

Mobrici – Voto 6,50 – Un pop dell’intimità disarmata: amore come orientamento provvisorio, rifugio che non risolve ma illumina. MOBRICI lavora di dettagli e sospensioni, lasciando scorrere l’emozione senza forzarla. Piacevole, non definitivo.

Scar – Voto 6,50 – “Ancora” abita il limbo del diventare: cantautorato sobrio, immagini domestiche, voce che misura il tempo più che sfidarlo. SCAR racconta il cambiamento come necessità fisiologica, senza strappi né slanci memorabili. Onesto e sospeso.

eroCaddeo – Voto 6,50 – Un taccuino emotivo a voce bassa: relazioni post-rottura, dettagli domestici, tempo che scorre senza ordine. eroCaddeo nel suo post X-Factor intercetta un sentire generazionale con onestà, ma resta spesso prigioniero della propria malinconia. Intimo.

Selmi – Voto 6,50 – Una frattura silenziosa: tensione sottopelle, amore che persiste mentre si consuma. SELMI evita il melodramma, affida tutto a un crescendo misurato e a un’intimità imperfetta. Funziona per sottrazione, senza colpi di scena.

PuramenteSamuel – Voto 6,50 – Un pop urbano levigato, ironia dosata, scrittura immediata che punta alla riconoscibilità più che al rischio. PuramenteSamuel mostra controllo e consapevolezza, ma resta coordinate sicure, senza veri scarti emotivi. Piacevole!

Checco Curci  – Voto 6,50 – Misurato e viscerale: ritmo profondo, armonia ciclica, pianoforte preparato a sorreggere una voce che indaga lo strappo tra istinto e controllo. Raccolto.

2SHOT ft. Lucariello – Voto 6,50 – Il debutto dei 2SHOT  è un rap crudo e diretto, segnato dall’esperienza vissuta e dalla guida del mentor. I due ventenni gemelli dal sangue misto stanno nel carcere minorile di Airola (in provincia di Benevento) dove hanno seguito i laboratori rap tenuti da Lucariello.

Juni Habel – Voto 6,25 – Intimità domestica e rêverie naturale. Juni Habel affina il folk con micro-scarti ritmici, pazienza compositiva e una grazia che non osa mai davvero ferire. Suggestivo, ma trattenuto.

Sofia Gobbi – Voto 6,25 – “Your Mom” ribalta l’hookup anthem con ironia tagliente: pop brillante, testi ammiccanti, sguardo femminile che smonta cliché maschili senza rivendicazioni pesanti. Sofia Gobbi gioca col desiderio e con le aspettative, lasciando il sorriso più della scossa. 

Ultimo  – Voto 6,25 – Ultimo resta nel suo perimetro emotivo: ritmo in movimento, introspezione calibrata, parole che analizzano. Il brano scorre efficace ma prevedibile, fedele a un’identità ormai codificata. Ordinario.

Il Cairo  – Voto 6,25 – Il Cairo gira su sé stesso come un vinile scalfito: mantra urbano, amore deformato, sospensione generazionale. Intensità contenuta, suggestione più che impatto. Circolare.

Mondo  – Voto 6,25 – Tra un record del mondo e l’altro Mondo (si proprio quel Mondo Duplantis) trova il tempo per fare pop! Non male anche qui. Iperattivo! 

Casadilego – Voto 6,25 – Casadilego intreccia folk ed elettronica analogica in un pop intimo e gentile. Racconta il passaggio all’età adulta senza attriti, tra radici abruzzesi e fughe interiori. Sincero.

Comeilmiele – Voto 6,25 – “Kill Bill” gioca col romanticismo come un film pulp: testo tagliente, atmosfere tese, Comeilmiele trasforma il tradimento in katana emotiva. Energia e lucidità senza indulgenza, ma poco spazio per sfumature.

Baby Blue  – Voto 6,00 – Beat emotrap con introspezione adolescenziale: flow sicuro, testi che cercano spazio tra caos e sentimenti. Giovane, promettente, ma ancora in formazione. 

Simba La Rue – FT Kings   – Voto 5,00 – Simba e Kings insistono sul copione noto: trap cupa, immaginario dannato, pose da gangster senza spiragli. Il brano procede per inerzia, più per adesione a un’estetica che per reale urgenza espressiva. Funziona per chi cerca conferme, non evoluzioni. Ripetitivo!

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