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SANREMO quando il Festival sbaglia: 40 anni di canzoni sottovalutate diventate classici

In attesa del 24 febbraio 2026, quando prenderà il via il 76° Festival della Canzone Italiana, abbiamo passato in rassegne le ultime 40 edizioni per segnalare, secondo noi, le più grande ingiustizie del Festival anno dopo anno, perché spesso chi vince non è il brano migliore o quello che riscuote il maggior successo nelle classifiche.

Per l’occasione, segnaliamo anche alcune chicche passate purtroppo pressoché inosservate.

1986: Vince – meritatamente – Eros Ramazzotti ma segnaliamo fuori dalla top 10 due brani che troveranno maggior fortuna in classifica: Mango con “Lei verrà” (solo 14°) e Luca Barbarossa col piccolo classico “Via Margutta” (addirittura 18°).

1987: Avete presente quel grande classico di “Quello che le donne non dicono”, interpretato da Fiorella Mannoia e scritto da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone (e arrangiata da Celso Valli)? Bene, il brano a stento arrivò in top 10 (ottavo), con il contentino del Premio della Critica. Quel che è successo dopo, è arrivato fino al 2026.

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1988: Mentre Massimo Ranieri vince – giustamente – con “Perdere l’amore”, sono diversi i brani che meritavano posizioni decisamente migliori: Anna Oxa con uno dei suoi brani migliori, “Quando nasce un amore”, arriva settima; Fiorella Mannoia non riscatta il credito dell’anno precedente e arriva solo decima con quella chicca firmata da Ivano Fossati chiamata “Le notti di maggio”; e, soprattutto, Tullio De Piscopo arriva solo 18° con uno dei maggiori successi dell’anno, “Andamento lento”.

 1989: Qui probabilmente l’ingiustizia delle ingiustizie: il grande ritorno di Mia Martini con “Almeno tu nell’universo” (uno dei brani più conosciuti fra i classifici del nostro repertorio) si arena al NONO posto (sì, NONO), dopo Riccardo Fogli, Fiordaliso, Ricchi e Poveri e Francesco Salvi e poco più su di “Il babà è una cosa seria” di Marisa Laurito (dodecisima). Non aggiungiamo altro per non scadere in volgarità.

Non va meglio, anzi, va peggio, a Raf con uno dei brani manifesto dell’epoca, “Cosa resterà degli anni ‘80”, solo 15°.

1990: Uno dei pochi anni in cui ai vincitori delle due categorie non si possono fare grandi appunti: i designati Pooh con “Uomini soli” e Marco Masini nei Giovani con “Disperato”.

1991: Ok Riccardo Cocciante in vetta con “Se stiamo insieme” ma Pierangelo Bertoli coi Tazenda in “Spunta la luna del monte” (quinti) ci azzardiamo ad affermare che meritavano il podio, anche se la concorrenza era forte (Renato Zero, Umberto Tozzi, Marco Masini). Intanto arrivano tredicesime Sabrina Salerno e Jo Squillo con l’inno femminista (diciamo così…) “Siamo donne”.

1992: Mentre Luca Barbarossa con “Portami a ballare” vince davanti a Mia Martini con “Gli uomini non cambiano” e Paolo Vallesi con “La forza della vita”, segnaliamo la bella “Piccoli giganti” dei Matia Bazar che partecipano per la prima volta con Laura Valente ottenendo un buon successo. Nei Giovani il tormentone “Brutta” di Alessandro Canino arriva solo sesta.

1993: L’ensemble amarcord composto da Maurizio Vandelli, Dik Dik e Camaleonti non arriva nemmeno in finale con la struggente “Come passa il tempo” (ma verranno premiati in classifica).

1994: Con tutto il rispetto per Aleandro Baldi che vince con “Passerà” il nostro gettone lo mettiamo sul secondo classificato, il sorprendente Giorgio Faletti che con l’invettiva contro la mafia “Signor Tenente” arriva secondo e vince il Premio della Critica. Il classico “Cinque giorni” di Michele Zarrillo arriva solo quinto (se l’è tirata col titolo, l’avesse chiamata “Due giorni” il podio era certo). Nei giovani lo scempio è peggiore: “E poi” di Giorgia arriva settima…

1995: Avete presente la romanza “Con te partirò” di Andrea Bocelli che ha fatto il giro di tutto il mondo? Bene, arrivò fuori dal podio, al quarto posto. E avete già sentito “Destinazione paradiso” di Gianluca Grignani? Benissimo, lui arrivò sesto fra i Giovani…

1996: Il dibattito è ancora acceso: è vero che “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese avrebbe vinto il Festival ma ci furono “magheggi” a favore di Ron e Tosca con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”? Noi nel dubbio li segnaliamo…  Come segnaliamo Carmen Consoli che nei Giovani arriva solo ottava con “Amore di plastica”, prima di essere adottata dalle radio e lanciata nel panorama musicale italiano.

1997: La vittoria più discussa, i Jalisse con “Fiumi di parole”, coincide con un misero ottavo posto di Patty Pravo con quella chicca di Vasco Rossi chiamata “…e dimmi che non vuoi morire” (solito contentino del Premio della Critica). Il maggior successo dell’anno (e successo anche all’estero), “Laura non c’è” di Nek, arriva invece solo settima. Ah, per infierire sulle giurie di quell’anno, aggiungiamo che “Confusa e felice” di Carmen Consoli non arrivò in finale, mentre Alex Baroni con “Cambiare” arriva secondo, dietro alle pur brave Paola e Chiara con “Amici come prima”.

1998: Mentre vince Annalisa Minetti con “Senza te o con te”, noi mettiamo il “Mi piace” su “Lasciarsi un giorno a Roma” di Niccolò Fabi (solo ottavo) e, tra i giovani, su “Senza confini” di Eramo & Passavanti, fuori dal podio.

1999: Mentre alza il leoncino Anna Oxa con “Senza pietà”, meritava per noi più attenzione “Senza giacca e cravatta” di Nino D’Angelo, solo ottavo nonostante il bel mix fra pop, folk e canzone napoletana, così come Marina Rei, settima con “Un inverno da baciare”. Nei Giovani, la travolgente “Una musica può fare” di Max Gazzè deve accontentarsi di un ottavo posto.

2000: Tra gli anni in cui le scelte della giuria di qualità fanno più discute, decretando la vittoria della Piccola Orchestra Avion Travel con “Sentimento”, a scapito di brani che diventeranno poi hit come “La tua ragazza sempre” di Irene Grandi (seconda). Lontani dal podio anche Carmen Consoli con “In bianco e nero” (settima), Matia Bazar con “Brivido caldo” (ottavi) e Gigi D’Alessio, col suo classico “Non dirgli mai” che agguanta a malapena la decima posizione. Non va meglio fuori dalla top 10 per i Subsonica con “Tutti i miei sbagli” (undicesimi) e “Fare l’amore” di Mietta (tredicesima), scritta dai fratell Mango e Pasquale Panella. Va detto che era un anno ricco di brani validi: citiamo anche fuori dal podio Max Gazzè e Samuele Bersani, rispettivamente quarto e quinto con “Il timido ubriaco” e “Replay”.

Fra i Giovani, passa inosservato un già graffiante Fabrizio Moro con “Un giorno senza fine” (tredicesimo).

 2001: Mentre Elisa trionfa nell’unico Festival di Raffaella Carrà con “Luce (tramonti a nord est)”, nei Giovani fa notare fuori dal podio (sesto) l’ex Timoria Francesco Renga con “Raccontami…”.

2002: Mentre vincono i Matia Bazar con la voce di Silvia Mezzanotte col brano “Messaggio d’amore” davanti ad Alexia con la hit “Dimmi come…”, è solo 14° Daniele Silvestri con il suo più grande successo, “Salirò”. Nei Giovani la spunta Anna Tatangelo con “Doppiamente fragili” davanti all’affascinante “Il passo silenzioso della neve” della compianta Valentina Giovagnini.

2003: Alexia raccoglie il credito dell’anno precedente con la dimenticabile (e dimenticata) “Per dire di no”, mentre una della più grandi voci italiane, Giuni Russo, ormai già terminale, si deve accontentare della settima piazza con la splendida romanza “Morirò d’amore” (arrangiata da Franco Battiato e già rimbalzata ben 2 volte al Festival, nel 1989 e nel 1997), senza il premio della critica, assegnato a Sergio Cammariere per “Tutto quello che un uomo” (terzo); menzione d’onore anche per l’ammaliante “Oceano” di Lisa, sesta, che si riscatterà sui mercati esteri, grazie anche alla cover firmata da Josh Groban.

2004: Nel Festival di Sanremo di Simona Ventura e del direttore artistico Tony Renis, abbandondato dalle major, si riscatta con merito Marco Masini con “L’uomo volante”. A noi piacciono anche “Guardastelle” di Bungaro (quinto) e “Solo un sogno” di Pacifico (21°, penultimo).

2005: Nell’anno di Bonolis, dove vince “Angelo” di Francesco Renga (con una commossa Ambra Angiolini in prima fila), scoppia lo scandalo per l’eliminazione nei Giovani dei Negramaro con “Mentre tutto scorre”, che esploderanno appena finito il Festival; nello stesso mazzo, viene eliminata la commovente “Dov’è la terra capitano” di Enrico Boccadoro (mancato nel 2017), premiata dall’AFI come migliore canzone d’autore.

2006: Esattamente 20 anni fa, l’annus horribilis di Panariello vede vincere Povia con la canzone sul piccione (“Vorrei avere il becco”), mentre sono settimi gli Zero Assoluto con “Svegliarsi la mattina”, uno dei successi dell’anno; la promettente L’Aura nei Giovani non arriva in finale con “Irraggiungibile”, mentre un’incompresa Anna Oxa con la coraggiosa “Processo a me stessa” viene eliminata al pronti e via.

2007: I vincitori delle due categorie mettono d’accordo tutti: Simone Cristicchi nei Big (con “Ti regalerò una rosa”) e il redivivo Fabrizio Moro nei Giovani (con “Pensa”).

2008: Mentre abbiamo dimenticato in fretta e furia la bruttarella “Colpo di fulmine” di Giò Di Tonno e Lola Ponce, firmata da Gianna Nannini, arriva terzo Fabrizio Moro con la ben più valida “Eppure mi hai cambiato la vita”. Solo 12° Max Gazzè con “Il solito sesso” e 16° Tricarico con “Vita Tranquilla”.

2009: In un Festival ancora in cerca d’identità, vince Marco Carta (vincitore di “Amici”) con “La forza mia”, davanti a “Luca era Gay” di Povia (e potremmo fermarci qui per evitare un picco di reflussi gastrici). Per trovare qualcosa di valido dobbiamo fiondarci nella sezione Proposte, dove una sorprendente Arisa trionfa con “Sincerità”, davanti a un’eccellente Malika Ayane con “Come foglie”.

2010: Il Sanremo della rivolta degli orchestrali – e ne avevano ben donde, visti i 3 finalisti: “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” di Valerio Scanu (che alla fine sarà il vincitore), il trio mal assortito Pupo, Emanuele Filiberto (!) e Luca Canonici e il fresco vincitore di X-Factor, Marco Mengoni (con un pezzo bruttarello anzicheno). Restano fuori invece brani validi come “Per tutta la vita” di Noemi (anche lei da X-Factor), “Ricomincio da qui” di Malika Ayane e “Il mondo piange” di Irene Fornaciari con i Nomadi. Nei Giovani, vince Tony Maiello davanti a Nina Zilli (solo terza con “L’uomo che amava le donne”) e vengono eliminati al primo giro invece La Fame di Camilla (capeggiati da Ermal Meta) con “Buio e luce” e Nicolas Bonazzi con “Dirsi che è normale”.

2011: La vittoria di Roberto Vecchioni con “Chiamami ancora amore” mette d’accordo tutti, noi segnaliamo anche la vincitrice di X-Factor Nathalie con l’intensa “Vivo sospesa” (settima).

2012: Se Emma aveva sfiorato di poco la vittoria l’anno precedente insieme ai Modà con “Arriverà”, la Marrone si prende la sua rivincita in un podio tutto al femminile con un brano dimenticabile (e dimenticato), “Non è l’inferno”, davanti a due gioiellini diventati dei classici: “La notte” di Arisa (seconda) e “Sono solo parole” di Noemi. Forse sul podio delle ingiustizie.

2013: Nel primo dei due Sanremi in cui viene introdotto il doppio brano per artista, vince Marco Mengoni con “L’essenziale”. Fuori dal podio, ci piacevano Malika Ayane con “E se poi”, quarta (da citare anche l’altro brano non passato, “Niente”), e la travolgente “Sotto casa” di Max Gazzè (che imperverserà nelle classifiche, solo settima).

2014: In un Festival non memorabile tra i Big (vinto per assenza di avversari da Arisa con “Controvento”), entusiasma invece la gara dei Giovani, vinta da Rocco Hunt (“Nu juorno buono”) e che vede nel roaster Diodato (secondo con “Babilonia”) e The Niro (“1969”, quarto).

2015: Il trio de Il Volo fa terra bruciata intorno a loro con “Grande amore” (con grande disappunto della stampa più radical-chic); a impersierirli un po’ solo Nek con l’energica “Fatti avanti amore” (secondo) e Malika Ayane con “Adesso e qui (Nostalgico presente)” (terza).

2016: 10 anni fa esatti vincevano gli Stadio che facevano leva sul tema genitoriale con “Un giorno mi dirai” ma in classifica (e all’Eurovision Song Contest per rinuncia dei vincitori) ci è andata la seconda classificata (e vincitrice di X-Factor) Francesca Michielin con “Nessun grado di separazione”. Si fa apprezzare (anche da noi) Patty Pravo con l’ottima “Cieli immensi” (sesta). La gara tra i Giovani si fa ancora valere: oltre al vincitore Francesco Gabbani con “Amen” (stracciato al televoto nella sfida con Miele – 29,8% a 70,2% – e passata solo grazie alla Santa Stampa) arriva terzo Ermal Meta con “Odio le favole”, il quale aveva eliminato un giovanissimo Irama (prima della cura Amici) con “Cosa resterà”.

2017: Il livello di Sanremo si alza ulterioramente grazie anche al grande ritorno all’Ariston di Fiorella Mannoia con “Che sia benedetta”, che resta però al palo a causa della scimmia di “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani. Ai piedi del podio, segnaliamo l’ottima “Il diario degli errori” di Michele Bravi (quarto) ma anche “Portami via” di Fabrizio Moro e un’allora irriconoscibile Elodie con “Tutta colpa mia”.

2018: Vince la coppia Moro Meta con “Non mi avete fatto niente” ma in classifica esplode Lo Stato Sociale con la travolgente “Una vita in vacanza” (secondi, grazie anche alla “vecchia che balla” che li accompagna sul palco).

2019: Vince a sorpresa (ma meritatamente) Mahmood con la hit “Soldi” (con tanto di scorno del vincitore annunciato Ultimo), ma l’ingiustizia vera è una Loredana Bertè in grande rispolvero fuori dal podio con “Cosa ti aspetti da me” (quarta). Ingiusta anche la decima posizione di “Nonno Hollywood” di Enrico Nigiotti. Tra i guilty pleasure, l’incompresa “L’amore è una dittatura” dei The Zen Circus (diciassettesimi).

2020: Nel primo Festival della fortunata cinquina di Amadeus vince meritatamente Diodato con la splendida “Fai rumore” ma esplodono nel mainstream anche i Pinguini Tattici Nucleari con “Ringo Starr” (terzi).

2021: In un Festival particolarmente indie e valido dal punto di vista musicale, i Måneskin mettono il turbo con “Zitti e buoni”, pronti a conquistare l’Eurovision Song Contest e i mercati internazionali (statunitensi compresi). Fra i brani migliori dell’edizione, il tormentone “Musica leggerissima” di Colapesce Dimartino (quarti), Madame con “Voce” (solo ottava) e la splendida “Amare” de La Rappresentante di Lista (scandalosamente fuori dalla top 10, undicesima).

2022: In un Festival dal cast stellare (forse il più competitivo in assoluto) vince la coppia d’oro Blanco/Mahmood con “Brividi” ma la perla di Irama “Ovunque sarai” fuori dal podio (quarto) non si può vedere. Ancor più lontane due grandi hits che arrivano fino all’estate, “Ciao ciao” de La Rappresentante di Lista (settimi) e “Dove si balla” di Dargen D’Amico (nono).

2023: Bis di Mengoni con “Due vite”, tallonato (e superato nelle classifiche post sanremo) da Lazza con “Cenere”; ottima anche “Tango” di Tananai (quinto, esploso dopo l’ultimo posto nel Festival precedente).

2024: La spunta la vincitrice di Amici Angelina Mango con “La noia” ma Annalisa, terza classificata, va anche meglio nelle charts post sanremo con “Sinceramente”, così come “Tuta Gold” di Mahmood (addirittura fuori dalla cinquina finale, sesto). Meritavano di più sicuramente anche i Santi Francesi (diciottesimi con “L’amore in bocca”) ma pure i Ricchi e Poveri, mai così freschi con “Ma non tutta la vita” (solo ventunesimi).

2025: Olly con “Balorda nostalgia” la spunta ai decimali conto la sorpresa Lucio Corsi e la sua “Volevo essere un duro”. Sollevazione popolare per l’esclusione della cinquina di Giorgia (sesta con “La cura per me”) e di Achille Lauro (settimo con “Incoscienti giovani”) – entrambi poi si prenderanno molte soddisfazioni in classifica. Stessa cosa anche per Gaia che con “Chiamo io chiami tu” arriva addirittura ventiseiesima.

Qui la playlist Spotify con questi brani:

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