LO STATO SOCIALE
Lo scoglio generazionale

LO STATO SOCIALE <BR>Lo scoglio generazionale

E’ uscito Primati la raccolta differenziata di tutti quei brani che han segnato l’evoluzione de Lo Stato Sociale.

Una band che taluni definisce indie, underground, ma a me piace guardarla sotto la luce del “orizzontalmente pop” anche perché alcuni brani come Mi sono rotto il cazzo, non sarà la hit radiofonica del momento, ma sono convinta che chiunque si sia trovato a cantarla in metro con le cuffie nell’orecchio. Per non parlare di Buona Sfortuna, il brano che ha fatto virare la mia testa verso appunto quell’ “orizzontalmente pop” di cui sopra. Un’intervista in treno, o meglio loro in treno, io comodamente a casa. Che ha pensarci ha dell’assurdo, ma poi neanche tanto, conoscendo le peripezie intellettuali de Lo Stato Sociale

Siete stati dei pionieri per la partecipazione al Festival?

Per gli artisti della nostra generazione siamo stati i primi. Per quanto concerne l’indie in generale, ci sono stati altri prima di noi in passato. Diciamo quindi, pionieri per quanto concerne il nostro giro.

E’ uscito Primati. E’ un titolo insolito
Volevamo fare un gioco di parole. Innanzitutto nel nostro immaginario volevamo davvero intitolare un disco Primati e mettere una scimmia in copertina, solo che non essendo la nostra idea preferita, pensavamo di utilizzarla al primo Best Of per raccontare i nostri primati. Solo che pensavamo al Best of dopo vent’anni di carriera e non dopo sei. E’ anche un modo per scherzare sul fatto che siamo stati i primi della nostra generazione a fare determinate cose come andare a Sanremo, ma anche a suonare nei Palazzetti dello Sport, quelli che al di fuori dei rapper hanno più parole nelle canzoni, quelli che hanno accumulato più ore di ritardo agli appuntamenti. Abbiamo tanti primati, anche di cui non vantarsi in realtà.

In passato per la generazione che faceva underground un po’ prima di voi, il palazzetto è sempre stato uno spauracchio. Gli Afterhours ci hanno messo anni per fare un forum, cos’ha portato questa nuova generazione della musica indie, nel live?

E’ una cosa che abbiamo voluto fare noi. In primis al PalaDozza perché volevamo chiudere un periodo della nostra produzione artistica con una festa a cui invitare tutti. Al Forum di Milano, perché volevamo iniziare l’avventura d un nuovo disco da lì. Noi abbiamo affittato il palazzetto, facciamo della autoproduzioni. Non abbiamo seguito una linea major, abbiamo voluto seguire il nostro istinto. Volevamo fare una festa molto grande e per fare una festa molto grande ci vuole un posto molto grande, come per dipingere una parete

Il prossimo primato sarebbe uno stadio

In realtà ci penseremo con molta calma. Non vogliamo fare le cose sempre più in grande ma dare un senso a ciò che facciamo. Adesso ci aspetta un tour in Spagna in club più piccoli ovviamente. Ci sarà un nuovo ritorno alle origini e ne abbiamo molta voglia. Faremo anche un tour estivo in cui gireremo per Festival, sono situazioni che abbiamo sempre frequentato. Un giorno, un domani per una festa ancora più grande affitteremo uno stadio, un autodromo, una piazza davanti a un ipermercato (ride ndr)

Siete stati massacrati dalla fanbase per la partecipazione al festival?

Al momento dell’annuncio, assolutamente sì. Non tantissimi. ma dei “venduti, vi state snaturando” e via discorrendo, ce li siamo presi anche noi. Dopo la prima esibizione però, hanno smesso di arrivarci messaggi e commenti del genere, perché si è capito il senso di ciò che stavamo portando al festival. Visto che abbiamo fan più svegli di noi, sono stati abituati ad aspettarsi di tutto. Non abbiamo mai fatto i duri e puri del genere, non ci siamo mai rinchiusi dentro una stanza o su una montagna per dire che volevamo essere fedeli a noi stessi. Siamo mutevoli, perché ci diverte essere così e anche il pubblico ha capito questa cosa. Siamo andati a Sanremo portando un inno vicino alle nostre origini, sicuramente qualcuno è rimasto deluso ma nessuno ce lo ha detto.

Prima del festival avete dichiarato in un’intervista che sareste arrivati l’ultimi, siete arrivati secondo. Vi aspettavate questo clamore? Vi aspettavate di portare un pezzo che se vogliamo è generazionale?

Non ci aspettavamo il consenso su larga scala nazionale. Molti dei nostri fan ci hanno detto che finalmente potevano ascoltarci insieme ai loro genitori. Questa cosa ci ha inorgoglito, è come se avessimo diminuito le distanze dello scoglio generazionale. Quando vai in un contesto del genere, sapere che oltre al tuo pubblico, vai incontro al paese reale, come lo chiamiamo noi, è una totale incognita la reazione che puoi ricevere.

Come vedi la generazione ei ventenni oggi?

Ci vedo la capacità di affrontare il mondo attuale, sono capaci di gestire i nuovi media. C’è un po’ troppa empatia con questo ultimo aspetto, è un processo che è iniziato da anni, oltre al fatto che si tende a diminuire il contatto fisico, porta a chiudersi nelle nicchie, all’isolamento. Questa aspetto si è accelerato nell’ultimo periodo, non penso sia un problema generazionale, è invece una tendenza che riguarda tutti

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