Live Report: ERMAL META – Milano, 20 aprile 2019

Live Report: ERMAL META – Milano, 20 aprile 2019

Arrivederci, è stato bello sognare insieme.

Iniziamo dalla fine. Iniziamo dai palloni volanti e dal tanti auguri a te cantato da un forum intero. Dagli abbracci e dai saluti. Da un arrivederci che davvero sarà dal 28 maggio. Dal silenzio dovuto per riprendere fiato e idee.
 
Tre anni fa Ermal Meta scalava le classifiche con Odio le favole prima, Vietato morire poi, posizionandosi ufficialmente tra i cantautori da tener d’occhio. Lui che in classifica c’era da un po’ come autore per altri. Lui che di certo non è un neofita nel panorama musicale italiano.
 
La vittoria in coppia con Fabrizio Moro e quel Vietato morire che è diventata colonna sonora di un’ epoca, l’ESC. Un forum l’anno scorso poi il tour estivo, i teatri, nulla ha più arrestato la sua corsa. Così ieri, giorno del suo compleanno, Ermal ha deciso di dire arrivederci e grazie in musica. Tra laser e visual, video e installazioni, coriandoli, striscioni, palloni, ci sono state le canzoni. Quelle che in questi tre anni hanno sancito ufficialmente il valore del signor Meta. Un cantautore capace di arrivare diritto come un pugno o soffice come una carezza.
 
A testimoniarlo le persone presenti. L’affetto incondizionato che da tre anni a questa parte ha circondato Meta a cui lui ha sempre risposto con i brani. Amato dalla gente e talvolta bistrattato dalla critica (ingiustamente) forse proprio per quel suo modo diretto di dire le cose, per il coraggio di prendere una posizione e metterci la faccia, doti talvolta sconosciute nell’epoca del servilismo gratuito.
 
Odio le favole, Lettera a mio padre, ma ancora Umano, Vietato Morire, Piccola Anima, Non abbiamo armi, sino ad arrivare a Un’altra volta da rischiare in coppia con J-Ax (che sceglie di esser presente al forum) ed Ercole, gli ultimi due singoli lanciati a sorpresa in questi mesi. Una maratona che ha visto anche l’incontro fortunato con i Gnu Quartet presenti anche loro per proporre un pezzetto di quello che è stato il lavoro fatto a teatro. Un concerto che è diventato un saluto e una tacita promessa di ritrovarsi ancora lì presenti, una festa per celebrare quel lungo percorso fatto insieme.
 
Ora? Ora non resta che il dovuto silenzio per riordinare pensieri e nuova musica. Ora non resta che riprendere fiato per quello che verrà.
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