Intervista: JUNIOR CALLY – Giù la maschera

Intervista: JUNIOR CALLY – Giù la maschera

Junior Cally, al di là di ogni polemica. Sul palco dell’Ariston porta “No Grazie” un brano che ben rappresenta il populismo dell’italiano medio.

Junior Cally si è lasciato intervistare parlando a ruota libera. Sì proprio lui, l’artista che ha collezionato mole di titoloni a prima pagina, petizioni, insulti, critiche e che in qualche modo sta tutt’ora pagando la costante tutta italiana di pensare di detenere la verità, senza mai approfondire davvero.

Quanti di voi hanno alzato la mano alla voce: “Eliminare dalla competizione Junior Cally”?. Ebbene quando scoppiò il caso rimasi particolarmente sconcertata. Non ho scritto a riguardo, di proposito. Ho aspettato, maturato e cercato. Gli è stato dato del pedofilo, dello stupratore. Lo hanno insultato sui social, hanno minacciato la mamma e la compagna. Tutti addosso, senza andarselo a leggere quel testo. Sicuramente frasi forti, estreme, si rincorrono lungo il testo, eppure, eppure nessuno ha mai chiesto conto a Stanley Kubrick per Arancia Meccanica, film sistematicamente proiettato durante le autogestioni liceali di un tempo, o a Eminem dei tempi che furono, o a Tarantino per Pulp Fiction.

Una premessa che mi sono sentita in dovere di fare, perché in fondo Junior Cally sta pagando le colpe della nostra incapacità di ammettere di esser caduti anche noi in quella stessa macchina che tanto mistifichiamo. Malgrado No Grazie abbia un testo sincero, che rispecchia bene la nostra società e un bel beat accattivante.

Mio figlio di tre anni pensa che tu sia Spiderman per via della maschera, e risulta per lui semplice cantare quel No Grazie. Senti il peso di una qualsivoglia responsabilità sulle spalle?

Sento assolutamente questo però ho te davanti. Quello che vorrei far capire e che spero che questo tipo di linguaggio possa essere uno stimolo per creare dialogo tra te e tuo figlio e così dovrebbe essere in tutte le famiglie d’Italia. Spiderman, io sono tutt’altro.

Spiderman però se ci pensi è un supereroe.

Obiettivamente se andiamo a scavare nella mia discografia, nella mia storia, nel mio libro trovi la genuinità di un ragazzo che cerca di uscire dalla periferia, dal pregiudizio delle etichette che vengono messe addosso immotivatamente. Quindi ci sta che qualcuno possa vedermi come supereroe propio per la maschera ma c’è differenza tra un’immagine e seguire pedissequamente tutto quello che uno dice. Io da ragazzo guardavo i video di Marylin Manson ma non ho mai cavalcato un maiale sul viale di Focene perché c’era dialogo, perché riuscivamo ancora a parlarne.

Nessuno ha mai chiesto spiegazioni per Pulp Fiction o Arancia Meccanica . Senti un po’ questa tendenza eccessiva nel dover spiegare?

Assolutamente sì. A volte mi viene detto che c’è un limite ai testi. Ma chi lo decide questo limite? E’ la linea sottile tra il limite e censura. Quel che non si può dire è censura. Noi dobbiamo riuscire a capire la differenza tra realtà e fiction perché se non riusciamo a capire quello, allora vale tutto. Questo è un linguaggio che non riesco a capire se non vuole essere inteso o davvero non si riesce a capire.

C’è sempre la tendenza a voler vedere il lato oscuro

A volte ci si ferma al titolino. Guarda ne parlo tranquillamente se andiamo ad aprire il testo della canzone incriminata. La seconda strofa inizia proprio con un elogio alla non violenza “Rispondi a parole che bene assestate possono spezzare la loro mandibola”. Parlo anche dei medicinali di mio padre che abbiamo sempre dovuto comprare da soli, malgrado abbia avuto tre infarti. Ci sono tanti concetti. Se ci fermassimo a guardare solo una frase di ogni canzone, allora il Festival di Sanremo non esisterebbe.

Ci vuole coraggio a salire sul palco del festival dopo ciò che è successo. Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto Sanremo?

In realtà quello che credevo mi avesse tolto tutta la polemica pregressa a Sanremo, penso di essermelo ripreso con l’esibizione. Perché è sul palco, con le interviste che arriva chi sei tu come persona, cosa è la tua musica. Penso che esca sempre il tipo di persona che sei, ci può volere più o meno tempo. Credo che ciò che mi aveva tolto inizialmente questo bufera, era proprio il non poter far vedere la persona che sono, però me lo ha ridato allo stesso tempo quando sono salito sul palco.

In fondo lo canti anche tu in No Grazie Non ho i superpoteri ma tra tutti riconosco /Chi fa la voce grossa sempre e solo di nascosto. 

Si fa molto prima, troviamo più commenti negativi che positivi. Come dice la mia ragazza (Valentina Dallari ndr), Instagram è la palestra dell’insoddisfazione. Quando torni a casa e fai un lavoro che non ti piace o litighi con il partner, vai in palestra, cioè Instagram, e ti senti legittimato ad allenarti negli insulti a caso.

 

Ieri Junior Cally si è presentato sul palco con i Viito (proprio quelli di Industria porno) e hanno proposto la cover di Vasco Rossi, Vado al massimo. Di seguito quello che la terna ha annunciato e anche qualche news esclusiva:

Il 22 aprile a Roma e il 24 aprile all’Alcatraz ritroveremo la terna insieme sul palco.

 

 

 

 

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