Live Report IDAYS 2018: RICHARD ASHCROFT, LIAM GALLAGHER E THE KILLERS

Live Report IDAYS 2018: RICHARD ASHCROFT, LIAM GALLAGHER E THE KILLERS

Piccolo racconto autobiografico del primo giorno del Festival IDays @Area Expo, Milano

Sono abituata a frontman che non resistono più di dieci minuti con i vestiti addosso, si muovono in continuazione da un angolo all’altro del palco e si tolgono uno strato alla volta, lasciando scoperti i corpi tatuatissimi e lucidi di sudore (capo incontrastato della categoria, se non lo avete capito e non conoscete chi scrive, Dave Gahan). Giovedì  22 Giugno, sul Palco dell’IDays 2018, c’era un soggetto che di levarsi il parka giallo, pesante e decisamente fuori stagione non aveva la minima intenzione. Eppure avrebbe avuto ragione di farlo, visto il caldo torrido che infuocava il cemento sotto i nostri piedi. Ma lui era impassibile nella sua posizione preferita, mai cambiata in anni e anni di concerti: le mani dietro la schiena, il corpo leggermente inclinato in avanti, la bocca attaccata al microfono. Un’ ora così, senza cambiare, e senza cambiarsi.

Liam Gallagher IDays 2018

Liam Gallagher agli IDays 2018

Detta così, a fronte di queste uniche premesse, sembrerebbe tutto abbastanza noioso. Se non fosse che stiamo parlando di sir Liam Gallagher, l’unico che può permettersi di rimanere imperterrito, insolente e sbruffone suscitando comunque una nostalgica adorazione, l’unico che ha tutto fuorchè una voce dolce e melodiosa, eppure ha lo stesso effetto di un disinfettante su una ferita aperta: all’inizio brucia, tanto, ma poi a poco a poco si addolcisce, lenisce, cura. Lui è così, che volete farci, e ve lo beccate in questo modo, se vi piace.

La verità? Ci piace. Ci piace moltissimo. Ci piace la sua fedeltà a quella strafottenza tipicamente mancuniana, quell’aria di sfida che accompagna la camminata ondulata arrogante, da re del mondo, ci piace perché solo lui può cantare “You know what I mean?”, della serie “Ci arrivate a capirlo, che io sono una fottuta rock star e voi no?” destando delirio, mica fastidio. Ci piace quando ci prende in giro, quando chiede se tra la folla dell’Idays c’è qualche fan degli Oasis (Noi! Noi) o se preferiamo che suoni “Wonderwall” o “Live Forever”, e sa già benissimo che le farà entrambe. E così, morendo di caldo sotto quel parka giallo dove si stava sicuramente scatenando un diluvio universale, Liam ha mantenuto intatto il suo personaggio, quello che tutti noi amiamo, e che mai vorrebbero diverso, e nemmeno più simpatico.

Per quello, infatti, ci è bastata l’apertura, con un Richard Ashcroft che sicuramente non è un pulcinella della musica, ma quantomeno ci ha fatto sorridere con la sua giacca glitterata (belli i tempi del giubbotto con le spalle imbottite in stile rugbista, con cui tirava spallate a destra e a manca nel video di “Bitter Sweet Simphony”), e un mini-concerto acustico (mezz’ora, solo mezz’ora!) di cui, personalmente, mi sarebbe bastata solo “Drugs don’t work” per tornarmene a casa felice. Non voglio dire che Richard sia stato l’antipasto perfetto di questa prima giornata di IDays, perché mi sarei fatta un’intera cena a base di Richard, se avessi potuto.  Mi ha cullata lentamente e dolcemente, regalandomi sensazioni simili a quel dolorino che ti coglie alla bocca dello stomaco quando stai per dare il tuo primo bacio. Ecco, Richard per me è un primo bacio, quello sognato, riuscito, timido. Liam è la mazzata, l’equivalente della prima sofferenza d’amore. Io, dal mio canto, dopo due ore mi sono ritrovata in crisi pre-adolescenziale: sono tornata a casa con una discreta dose di farfalle nello stomaco, adrenalina a mille, zero voglia di dormire. Se non è così, l’amore, allora ditemelo voi cos’è.

E poi sono arrivati i Killers, l’America dopo l’Inghilterra, Las Vegas dopo Manchester, l’orgia dopo l’amore. L’incontenibile Brandon ci ha regalato “The Man” in apertura, e sembrava di essere stati catapultati al luna park. Sono riemerse le memorie universitarie, quelle dei giovedì e sabato sera in discoteca al sapore di gin tonic annacquato, dove tutti aspettavamo “Mr. Brightside” e “Somebody told me”. La situazione, in quel momento, si è ribaltata: se durante l’esibizione di Richard e Liam eravamo in pochissimi ad esaltarci fino alle lacrime, con i Killers il popolo dell’I-Days si è scatenato. Io mi sono fatta piccola piccola, ho cantato soltanto le hit, perché sì, io non ero lì per l’orgia, ma per l’amore, quello che prima ti coccola e poi lascia, e ti fa un male cane.

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