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MICHAEL KIWANUKA annuncia “FUDGE”, il nuovo album in uscita il 23 ottobre

Michael Kiwanuka POTRAIT_3_RGB (Credit Stevie Gee)

Michael Kiwanuka pubblicherà il 23 ottobre 2026 “FUDGE”, il suo quinto album in studio, in uscita per Polydor Records.

Il disco arriva dopo un’attesa di quasi un anno, legata ai problemi di salute dell’artista, che nelle scorse ore ha scelto di parlarne direttamente con i propri fan attraverso i social.

Registrato tra Southampton e Frome, FUDGE nasce da un momento di particolare intensità creativa e prende forma parallelamente alla scrittura di Small Changes, l’album pubblicato nel 2024. Il progetto ha però progressivamente assunto una propria identità, allontanandosi dalla dimensione più elaborata dei lavori precedenti.

Per Kiwanuka si tratta anche di un cambio significativo sul piano produttivo. Per la prima volta dal debutto Home Again del 2012, l’artista assume direttamente le redini della produzione, dopo aver lavorato nei dischi precedenti al fianco di Danger Mouse e Inflo. Le prime sessioni sono state affidate a Dom Monks, produttore legato tra gli altri a Laura Marling e Big Thief, mentre Rosie Danvers, storica collaboratrice di Kiwanuka, ha curato gli arrangiamenti d’archi.

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Il risultato, secondo la presentazione del progetto, nasce lontano dalle convenzioni del grande studio e privilegia un metodo più artigianale e domestico. Una scelta che sembra restituire alla scrittura una dimensione più diretta, libera dalle aspettative legate alla carriera dell’artista.

IL RACCONTO DEL DISCO 

Lo spirito propulsore di FUDGE, il quinto album di Michael Kiwanuka e il suo lavoro più ricco e abbondantemente intriso di bellezza, è la libertà: dalla pressione e dalle aspettative, dal dubbio e dai ripensamenti. Da qui il titolo.

Quando penso al fudge, mi viene in mente qualcosa di giocoso e infantile, il che fa bene alla creatività», spiega. «Ma è anche un modo educato per dire: “Lo farò e basta”».

Non lasciatevi trarre in inganno dal fatto che FUDGE sia il primo album di Michael, dopo 13 anni, realizzato senza il suo fidato team di produzione. Non si tratta di una rottura, ma di un percorso creativo parallelo: un album che ha preso forma lentamente, e in modo inaspettato, nell’arco di tre anni, di pari passo con Small Changes. Di chi ha davvero bisogno Michael per realizzare un’opera così sontuosa? A quanto pare, solo di sé stesso, con l’aiuto dei suoi compagni di band.

Michael non aveva alcuna intenzione di realizzare FUDGE da solo, ma perché no? Voleva continuare a dare sfogo alla sua creatività nel comfort di casa sua. Con Small Changes, destinato a essere il tanto atteso seguito di Kiwanuka, vincitore del Mercury Prize nel 2019, la pressione era ormai svanita. Un giorno, mentre scorreva Instagram durante il lockdown, ha trovato ispirazione in un’intervista al compianto pianista jazz Chick Corea, una parte della quale apre l’album: «Devi imparare a essere sicuro di ciò che ti piace, non di ciò che pensi possa piacere a qualcun altro… Qualunque cosa tu ritenga bella, quella è la cosa bella, e devi perseguire quella».

Innanzitutto, aveva bisogno di uno spazio dove lavorare. Ha sfruttato al meglio un monolocale non lontano da casa sua a Southampton, costruito con il cob, un materiale organico grezzo e rustico.

Sembra una capanna medievale», dice Michael. «Avevo bisogno di un ecosistema creativo, così da poterci fare un salto ogni tanto, lavorare un’ora qua e là e mantenere viva la mia creatività». Ha speso i soldi vinti con il Mercury Prize per acquistare una console e ha iniziato a riempire la stanza di attrezzature.

In secondo luogo, aveva bisogno di un collaboratore che registrasse alcune delle parti strumentali che lui non era in grado di suonare. Fortunatamente, Joe Connell, il polistrumentista della sua band dal vivo, viveva proprio dietro l’angolo. «Sa suonare qualsiasi cosa. È una macchina a sé stante».

Chiamarono lo studio “Dreamers”. L’album prese davvero il volo un giorno in cui stavano lavorando su alcuni brani già scritti ma non riuscivano ad andare da nessuna parte, così tornarono dopo cena con l’intenzione di improvvisare un po’ per vedere cosa sarebbe successo. Il risultato fu il languido dispiegarsi di “Love in My Heart”, un brano di sette minuti che si schiude come un fiore. Questo convinse Michael che il suo esperimento non era solo una deviazione bizzarra e idealistica, ma la genesi di un album.

Mi ha commosso», dice. «Volevo condividerlo con altre persone. Quello è stato il momento dell’illuminazione. Sembra che siamo ai Capitol Studios di Vine Street, ma in realtà siamo rannicchiati in questa baracca fuori Southampton».

La musica che stavano creando ai Dreamers era più libera e caratterizzata da un flusso di coscienza rispetto alle canzoni che Michael stava scrivendo per Small Changes. Spesso registrati in un’unica, fluida esecuzione, i brani duravano più del solito, distendendosi e prendendo il largo. Quando Michael si sentiva bloccato su un album, poteva tornare all’altro e poi riprenderlo con energie rinnovate. Più musica faceva, più cresceva la sua fiducia in sé stesso.

Sono sempre a un passo dal mollare», ammette. «La mia mente mi dice continuamente: “Non ce la puoi fare, non sei abbastanza bravo”».

FUDGE è incorniciato da due brani, Summer Clothes e Swings and Roundabouts, che esplorano la sua ansia di lavorare senza la rete di sicurezza dei suoi collaboratori di lunga data. Infatti, la leggera Summer Clothes era stata inizialmente pensata per Small Changes.

Sembra una canzone di rottura”, dice Michael. «Sono io che mi rendo conto che il rapporto creativo che ho non durerà per sempre e che dovrò trovare la mia strada. Cosa faccio allora? Gran parte di questo disco è dedicata proprio a capire questo».

La chiave era fare qualcosa di nuovo. «Dovevo farlo in modo diverso dagli ultimi album, altrimenti non c’era motivo di realizzare questo disco. In ogni canzone, a un certo punto, doveva esserci uno sfogo spontaneo, non troppo elaborato. Era quasi come se fosse qualcun altro a crearla».

I punti di riferimento musicali di FUDGE sono album che ama particolarmente, caratterizzati da un senso di gioco e da un’espressione personale “senza limiti”: Rubber Soul dei Beatles, il nebuloso e fluido On the Beach di Neil Young (basta ascoltate la chitarra sinuosa in You Sent Me Flying), Blonde di Frank Ocean (“Non ha senso, ma in realtà ce l’ha”) e il capolavoro di soul psichedelico di Shuggie Otis, Inspiration Information.

Probabilmente è il mio disco preferito di sempre», dice Michael. «Sembra la mente di un bambino dentro un adulto. Probabilmente è merito dell’LSD! Mi sembra di stare con un amico all’asilo».

Inspiration Information passò inosservata all’epoca, ma è diventata un classico, un tema ripreso nelle riflessioni acustiche in stile McCartney di “Across the Sky”:

So che un giorno la mia luce si spegnerà / E risplenderà dorata nel cielo”. La dolcemente consolatoria “Drowning in Your Heart” richiama il suo amore adolescenziale per Elliott Smith nel messaggio rivolto a qualcuno che è “così triste da sabotare tutto. Conoscevo qualcuno che lo faceva. Un giorno mi sono seduto e ho scritto quella canzone per lui». Nella splendida e anthemica Sing, Michael si rivolge ai propri momenti di dubbio, chiedendosi se continuare o meno a fare musica. «Fare musica e cantare mi fanno davvero sentire vivo», afferma.

Quando le canzoni furono pronte per lasciare i Dreamers, Michael le portò al produttore Dom Monks (Laura Marling, Big Thief) e alla sua arrangiatrice di archi di fiducia Rosie Danvers (Coldplay, Adele) per registrare “la parte più raffinata”, anche se alcuni splendidi arrangiamenti furono registrati proprio lì ai Dreamers dal quartetto d’archi di Henry Rankin e Harry Fausing Smith. La grafica, opera di Stevie Gee, vecchio amico di Michael e pluripremiato illustratore e animatore, presenta un look completamente nuovo. Il suo strabiliante disegno psichedelico, con volti sorridenti e dai colori vivaci, unisce un’innocenza maliziosa a un’immediatezza emotiva. È proprio nello stile di FUDGE.

L’intero approccio di Michael alla musica, così come la sua idea di ciò che è possibile realizzare, è stato trasformato dall’avventura senza freni di FUDGE. Torna alle parole incoraggianti di Chick Corea.

Devi capire che cosa ritieni bello e avere fiducia in quello, crederci. Questo significa essere un artista. Devi continuare a seguire il tuo istinto. A volte non ha senso», dice sorridendo, «ma alla fine lo avrà».

Michael Kiwanuka POTRAIT_3_RGB (Credit Stevie Gee)

WEB & SOCIAL 

www.michaelkiwanuka.com

 

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