ECCA VANDAL non è ancora un nome familiare al grande pubblico. Eppure, se avete consultato il cartellone dell’edizione 2026 di Coachella, l’avrete trovata tra gli ospiti: e questo la dice lunga.
All’anagrafe Rebecca Ari, nata in Sudafrica da genitori tamil, cresciuta a Melbourne e formata al conservatorio jazz, è oggi una delle voci più originali del panorama alternativo internazionale. Dal suo esordio continua a sfuggire a ogni classificazione comoda, accumulando paragoni che vanno dal punk al rap, dall’R&B al nu metal: uno stile che è il frutto della sua biografia, tra il violino in una mano e la rabbia punk nell’altra.

La scena underground australiana ha presto fatto spazio a questa giovane artista, che mescola la tecnica vocale appresa sui manuali con un’urgenza cruda, quasi hip-hop, e una carica punk che sul palco non ammette mezze misure.
Nel 2017 è uscito il primo album omonimo, un lavoro che raccoglie anni di sperimentazione e che l’ha proiettata oltre i confini nazionali. Nove anni dopo, il 22 maggio 2026, è arrivato il secondo album, “Looking for People to Unfollow”: un titolo programmatico in un’epoca ossessionata dalla visibilità digitale, un disco che esplora la fuga dai social e il ritorno alla realtà, la necessità di staccare la spina e il peso delle notifiche che sostituiscono i pensieri.
Il The Guardian l’ha definita «la star punk-rap che sfugge ai generi», sottolineando come il suo approccio sia diventato un caso di ibridazione stilistica. Ecco perché il suo arrivo in Italia era atteso:quello di Ecca Vandal alla Santeria Toscana 31 è il concerto, per la prima volta da headliner, per presentare dal vivo il nuovo album.
Sul palco, oltre a Ecca, suonano tre musicisti: un chitarrista/tastierista, un bassista – nonché suo fidanzato – e, soprattutto, un batterista che è il vero propulsore dello spettacolo. Percuote con veemenza, scandisce ritmi audaci, fracassa i tamburi con una forza impressionante e domina un vasto assortimento di piatti: definire questa formazione «power trio» è forse riduttivo, vista la loro potenza e versatilità.
Il concerto mette in luce l’intera grammatica sonora di Ecca: si apre con un’impronta nu metal, virando verso un rap aggressivo, lasciandosi trascinare dal punk, modellando la voce su traiettorie elettroniche e non negando, soprattutto nei passaggi dance, le sue radici asiatiche. Solo in un momento i toni si affievoliscono, per una breve parentesi “moderata” in cui le capacità vocali di Ecca emergono nella loro pienezza e dimostrano che è capace di andare oltre il semplice grido.
Il finale è implacabile e totalmente da pogare: il pubblico viene travolto dalle rullate impetuose. L’unico grande assente è il pop. Anche la regia luci contribuisce all’effetto: le proiezioni e i giochi di luce corrono alla velocità della musica, mentre Ecca si muove come una forza dinamica che avvolge, diverte e ammalia. Per impostazione e attitudine è una riot girl contemporanea, incarnazione di un «nu rock» che si nutre inglobando tutto ciò che oggi anima la scena.
La sorpresa è il pubblico: non oceanico, ma in misura perfetta e totalmente coinvolto, non certo statico; accompagna la cantante nel canto e, alla fine, sembra non voler accettare che la musica finisca dopo un’ora.
Il concerto milanese ha permesso di toccare con mano quell’energia che già trasuda dai dischi di Ecca Vandal: una miscela esplosiva di influenze filtrate attraverso una personalità che non ha paura di essere contraddittoria. Dalla disciplina del jazz accademico al caos del punk, Ecca Vandal chiede di essere ascoltata con attenzione e passione.
Assolutamente da tenere d’occhio e da non perdere alla prossima occasione (che speriamo sia a breve)
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

LA SCALETTA
EYES SHUT
CAME HERE FOR THE LOOT
DO IT ANYWAY
BLEACH
BLEED BUT NEVER DIE
Closing Ceremony
VERTICAL WORLDS
THEN THERE’S ONE
MOLLY
DANCE IN DEBT
CRUISING TO SELF SOOTHE
SORRY! CRASH!