Play Art riaccende i motori nel 2026 e torna a occupare quello spazio ibrido, fertile e ancora poco esplorato in cui l’arte visiva smette di essere silenziosa e la musica rinuncia alla funzione di semplice sottofondo.
Nuovo ciclo, nuove playlist, nuove traiettorie critiche: le compilazioni di Play Art tornano come dispositivi culturali, non come raccolte decorative.
Il progetto – elaborato da Newsic insieme al magazine d’arte Hestetika.art – riparte con un primo appuntamento emblematico, dedicato a Giorgio de Chirico.
Non un omaggio illustrativo, ma un vero esercizio di traslazione: la poetica metafisica diventa matrice concettuale per costruire un listening contemporaneo, capace di dialogare con il presente senza tradire la complessità dell’origine.
L’estetica dechirichiana, fatta di solitudine urbana, malinconia e geometrie aliene, è diventata un punto di riferimento visivo e concettuale per molti artisti: da Bowie a Battiato.
Per de Chirico, la musica non era un semplice accompagnamento, ma una componente essenziale della sua visione metafisica. La collaborazione con il fratello Alberto Savinio: de Chirico ebbe un legame simbiotico con il fratello Andrea (noto come Alberto Savinio), che fu pittore ma anche un raffinato compositore e teorico musicale. Insieme, hanno teorizzato un’arte che cercava di superare la realtà fisica per approdare all’essenza delle cose.
La playlist nasce inoltre in concomitanza con “Metafisica/Metafisiche”, il grande progetto espositivo che attraversa Milano come un atlante diffuso: tre capitoli, tre istituzioni cardine – Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera–Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia – e un programma multidisciplinare che coinvolge l’intera città.
A Palazzo Reale, cuore pulsante del progetto, vengono presentate circa 400 opere – tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, video e vinili – provenienti da oltre 150 istituzioni pubbliche e private, con la collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, del Museo Morandi, dell’Archivio Savinio e dell’Archivio Carrà. Un percorso che attraversa il gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 e si irradia fino agli echi contemporanei, coinvolgendo figure e linguaggi che vanno da Magritte a Dalí, da Warhol a Paolini, da Gehry a Sorrentino, fino a David Bowie.
È da questa idea di attraversamento – temporale, linguistico, disciplinare – che Play Art costruisce la sua playlist: non una colonna sonora della mostra, ma una risposta critica. Un ascolto che assorbe l’enigma, la sospensione e l’alterazione dello spazio tipiche della Metafisica per restituirle in forma musicale, guardando all’innovazione sonora italiana delle nuove generazioni, con particolare attenzione alle voci femminili come vettori di discontinuità e riscrittura.
Play Art torna così a fare ciò che gli riesce meglio: mettere in crisi i confini, creare cortocircuiti, suggerire ascolti come atti interpretativi. Non “musica per l’arte”, ma musica come pensiero che cammina accanto alle immagini.
Buon ascolto.