You il nuovo disco de The Kolors è un album che ha abbandonato lo studio degli Hype, per cui la terna capitanata da Stash è diventata famosa.

Lo stesso frontman ricordando Everytime dice che per alcuni è e rimarrà “la canzone della Vodafone”, eppure c’è di più.
Studio meticoloso del suono e della generazione X , quella delle playlist su spotify e dello streaming facile.

Qual è il backstage di You, il vostro terzo disco?
Abbiamo lavorato, e progettato in questo caso, seguendo il concetto di playlist e non quello di Lp. Venendo dal mondo delle band indie, il goal è sempre stato quello di avere un suono unico riconoscibile in tutto l’album. In You, osservando il nuovo modo di fruire la musica, grazie alle piattaforme di streaming che ti consentono le playlist miste tra generi, abbiamo pensato di non concentrarci sulla riconoscibilità sonora, ma su quella della scrittura.

Anche per la produzione avete selezionato dei Produttori di tutto rispetto
Ho deciso di collaborare per la produzione con Colliva, i Daddy’s Groove che sono una realtà nota nel panorama elettronico indipendente. Gucci Mane è stato l’accostamento più strano eppure abbiamo ottenuto l’impatto che volevamo.

L’anima indie forse si riscontra più in questo disco che nel precedente, un pezzo interamente strumentale che non sia un brano di coda o una guest track, quasi solo i gruppi della scena underground potevano permettersi di farlo, o meglio i gruppi che nascevano con quella prerogativa vedi gli Aucan.
E’ una scelta che appartiene al mondo che abbiamo già vissuto. Abbiamo la fortuna di essere sì mainstream , ma anche una realtà indipendente. Praticamente produco tutto quello che senti dei The Kolors, non ho obblighi dal punto di vista discografico e in questo mi sento di essere molto fortunato. Non ci siamo mai fatti il problema del target di persone a cui ci stiamo rivolgendo. Su alcuni pezzi siamo tornati al nostro periodo delle Scimmie, su Crazy è un brano che potevamo scrivere e scrivere in quel periodo lì. Chemical Love è una demo del 2010.

Basta tormentoni quindi?
Il periodo tormentone c’è stato con lo scorso disco e in questo momento volevamo comunicare la vera essenza della band. Sicuramente ci sono brani che si prestano a hit o “tormentontino”, però non abbiamo lavorato in quella direzione. Io dico sempre non apparteniamo al Mc Donald della musica, non siamo una band usa e getta. Ci sarà sicuramente sempre chi demonizzerà il nostro provenire dal talent perché appartiene a una generazione diversa, non siamo quelli che cercano di convincere. Cerchiamo di dare un senso a questo periodo della nostra vista artistica. Abbiamo fatto il talent quando avevamo già le ossa fatti in palestra Scimmie. Il talent ci ha dato tanto. Siamo riusciti a presentare nella forma giusta quello che prima veniva etichettato come alternativo. Grazie a persona come Elisa e Maria che paradossalmente è più rock and roll e non segue schemi. Maria è quella che ci ha insegnato a non scendere a compromessi ed Elisa ci ha aperto la visuale, ci ha insegnato a vedere la svolta pop anche in brani che si pongono diametralmente all’opposto.

 

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