Cresciuti a “pane, rock n’roll e britpop”, gli Skelters  lanciano il disco “Revolution n 9”. Un grido liberatorio che identifica il cambiamento e la rivoluzione. Senza dimenticare che l’unica regola è scritta in un verso dei loro idoli, “All you need is love”

 

-Un nome, quello della vostra band, e un titolo, quello del vostro disco, che sono un chiaro riferimento ai Beatles. E poi una canzone, “Londra”. C’è molto di anglosassone nel vostro mondo… come mai? Che peso hanno avuto i Fab4 nella vostra formazione e in quello che siete oggi?

È vero il nome della band si rifà a ‘Helter Skelter’ e il titolo del disco a “Revolution n 9”, una traccia inserita nel White Album. Per noi l’inghilterra è casa, andiamo spesso a Londra a comporre e… a salutare la Regina! Crediamo che i Beatles siano stati di più di una semplice band. Hanno rappresentato nel collettivo popolare qualcosa di davvero sconvolgente, hanno ribaltato le concezioni dell’epoca, sono stati i primi a fare qualsiasi cosa, hanno lasciato un messaggio molto importante all’umanità, ovvero…ALL YOU NEED IS LOVE.  Noi come loro cerchiamo di diffonderlo con la nostra musica, con la nostra arte e i nostri sogni.

-La vostra storia come band inizia in UK. Lì il vostro primo live, il vostro primo contratto, il primo tour. Non vi è mancata una dimensione italiana in cui esprimervi e farvi conoscere?

In realtà tutto inizia nei garage della Calabria, abbiamo fatto qualche live in regione e dopo pochi mesi siamo stati ingaggiati da un’agenzia inglese, la ‘Deuce Promotion’, la quale ci contattò tramite Myspace e organizzò due tour in UK. Prima cantavamo in lingua inglese, quindi il naturale sbocco è stato l’estero, anche perché in Italia se non si canta in italiano è davvero dura emergere. Oggi troviamo quasi giusto cantare nella nostra lingua, è meravigliosa e per noi rappresenta una sfida e un’evoluzione.

-Il 9 è un numero liberatore. Credete nell’esoterismo, in qualcosa di più grande che faccia muovere il mondo?

E’ un numero magico, molto potente, rappresenta il cambiamento. Crediamo fortemente nell’esoterismo, come nell’evoluzione e rivoluzione delle coscienze e nella forza più potente al mondo che fa muovere tutto, l’amore!

-E c’è qualcosa da cui vorreste essere liberi?

Siamo persone abbastanza libere, facciamo un lavoro che amiamo, abbiamo persone che ci vogliono bene, riusciamo a conciliare il piacere col dovere, siamo molto fortunati. Una cosa che non ci piace sicuro sono i vincoli espressivi e le etichette che alle volte ci danno: “sembrate questi…”, “la voce ricorda..”, “la batteria ha il suono di..”, “avete un’immagine…”. Non abbiamo bisogno di essere nessun altro che noi stessi!

-Avete fatto un tour nelle web radio italiane universitarie, un’idea sicuramente originale. Com’è nata? E che risposta avete avuto?

 È stata una delle più belle esperienze fatte finora. Auguro a tutte le band di fare una cosa simile. Si tratta di un live acustico di band e artisti emergenti organizzato da Red&Blue Music Relations, che per questa iniziativa ha anche ricevuto il premio Mei al Meeting delle Etichette Indipendenti nel settembre 2014.

-Non c’è il rischio che la radio crei una distanza rispetto ad un classico live?

La radio è il vero mezzo di diffusione della musica, non è la tv né i talent, né altre sciocchezze di questo genere. Senza la radio le band sarebbero finite, è un mondo fantastico. Il live in uno studio e un live in un festival con migliaia di gente sono ovviamente due cose differenti… ad esempio in radio non ci sono zanzare, in un festival estivo sì.

A questo punto voglio sapere cosa ne pensate nel web come canale di diffusione e conoscenza della musica… Penso al “vecchio” Myspace o Youtube…Era meglio prima, quando di una band ti innamoravi dopo averla vista dal vivo?

Abbiamo vissuto il naturale passaggio di queste ere diverse. Noi siamo fra quelle band che si sono fatte conoscere tramite Myspace (e non siamo vecchi, abbiamo trent’anni!) ma il mondo cambia e bisogna adeguarsi. Noi viviamo tutto con un piede nei social e con un piede nei live. Sicuramente oggi si fa meno musica e si punta sulle views, sui like e sulla popolarità sul web. Internet usato bene è una grande forza, se si usa male sicuramente è una tragedia, noi cerchiamo di mantenere il contatto non solo virtuale con la gente che ci segue, non dobbiamo perdere mai la nostra umanità… Del resto l’uomo è un animale sociale!

Un cuore, l’organo della vita, ma anche dell’amore, delle emozioni. Perché lo avete scelto per la vostra cover?

Ognuno di noi ha un cuore pulsante, sta a noi capire come usarlo, riscoprirlo, nonostante questa quotidianità alle volte troppo crudele e poco umana. Abbiamo voluto mettere il cuore medico in copertina per ricordarci in primis a noi questa cosa, poi all’umanità.

(19 aprile 2017)

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