Il 17 novembre Sergio Sylvestre ha pubblicato il disco natalizio “Big Christmas” (Sony Music), un album, prodotto da Diego Calvetti, che raccoglie classici natalizi come “Let It Snow”, “White Christmas”, “Santa Claus Is Coming To Town”, “Have Yourself a Merry Little Christmas” e un inedito e trascinante medley di “Jingle Bells” e “Jingle Bell Rock”. In “Big Christmas” sono contenute anche preziose chicche come le versioni gospel di “I Will FollowHim” e “Oh Happy Day” e una intensa versione di “Hallelujah”. Canzoni speciali che, grazie alla voce calda ed emozionante di Sergio Sylvestre, scalderanno il nostro Natale.

Come è nata l’idea di fare un disco di Natale?

“Volevo fare un album che fosse classico, ma anche divertente. All’inizio in alcuni brani la mia voce sembrava un po’ banale. Allora con il produttore Diego Calvetti abbiamo cercato di fare tutto piano piano registrando prima la voce e poi mettendo dentro la musica, costruendo i pezzi da zero. In questo disco ci sono le emozioni vere, ho messo la mia anima, la mia felicità ma anche pezzi che mi fanno soffrire”.

Tra i brani contenuti in Big Christmas c’è anche una versione molto intensa dell’Hallelujah di Cohen… 

“Hallelujah mi ricorda tanto l’atmosfera della chiesa, dei canti gospel, è uno dei pezzi che mi piacciono di più, e volevo registrarlo e metterlo nel disco, raccontando le mie emozioni”.

C’è una canzone di Natale che hai ascoltato di più in questi anni?

“Mmi piace molto un classico natalizio, “The Christmas Song” di Nat King Cole, lui è il mio eroe, è stato un grande uomo non solo per la sua voce, ma perchè non cantava nelle città in cui c’era la segregazione, il razzismo. Quindi lo stimo tanto, perchè era fiero di essere quello che era e ha dato un messaggio chiaro, con la sua voce, con il testo di questa canzone. Mi piacciono anche Oh happy day, I Will Follow Him e Have Yourself a Merry Little Christmas”.

Il 2017 ti ha visto partecipare per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano “Con te”, scritto da Giorgia. Ti rivedremo all’Ariston nel 2018?

“Partecipare al Festival di Sanremo è stato bellissimo, mi sono divertito tanto, è stata una sfida con me stesso perché era la prima volta che cantavo in italiano, avevo tanta paura però ho cantato un pezzo stupendo scritto da Giorgia, è stato tutto fantastico. Quest’anno, dopo questo disco di Natale, voglio staccare un po’ e passare le festività con la mia famiglia. A maggio purtroppo è mancato mio padre e ho bisogno di stare vicino a mia mamma, ai miei fratelli, ma in primavera-estate riprendo col tour”.

Con chi ti piacerebbe duettare?

“Ho avuto la fortuna di fare un duetto con J-Ax e Fedez, è stato grandioso. Mi piacerebbe cantare con Giorgia o con Alessandra Amoroso, Francesca Michielin, ma anche con Tiziano Ferro”.

 

Che regalo ti piacerebbe trovare sotto l’albero?

“Avere la mia famiglia per la prima volta in Italia per festeggiare con me il Natale è un regalo stupendo. Magari aggiungerei il cibo messicano preparato da mia mamma che cucina da Dio. Non ho ancora fatto l’albero a casa perchè ho un piccolo cane di nome Pablo che distrugge tutto, ma non vedo l’ora”.

 

Qual è il tuo ricordo più bello legato al Natale?

“Ci sono tanti ricordi, però quello a cui sono più legato è quando, a dieci anni, ho preparato dei biscotti per Babbo Natale e quando mi sono svegliato la mattina del 25 dicembre erano ancora lì, allora mi sono messo a piangere perchè non gli erano piaciuti. Mio padre è andato al market, ha preso un costume di Babbo Natale, l’ha indossato ed è tornato a casa e ha mangiato quei biscotti che avevo preparato, anche se si vedeva che non erano venuti bene, con un gusto, con tanto amore. Quell’immagine mi è rimasta dentro, il suo amore infinito…ero fortunato ad avere un padre così. Ecco perché ho messo anche Over the rainbow nel disco, anche se non è una canzone natalizia. Mio padre la cantava e la fischiettava sempre a Natale, e quindi mi ricorda quei bellissimi momenti passati insieme. Spero che sia fiero di me, so che non c’è più ma mi è rimasto il suo sorriso”.

 

 

E’ uscito pochi giorni fa per Rizzoli il tuo libro “Big Boy. Se non fosse stato per la musica” in cui racconti molte cose di te, alcune anche dolorose… 

“Dopo che è mancato mio padre, essendo io un ragazzo sensibile, anche troppo, avevo bisogno di sfogarmi un po’. Con questo libro ho buttato tutte le mie emozioni, i miei difetti, le cose belle vissute quando ero bambino, ma anche quelle brutte, come il bullismo, il razzismo, un abuso di cui non avevo mai parlato con nessuno. E’ una cosa molto delicata per me, non volevo fare la vittima, se fai la vittima hanno vinto loro, parlando di queste cose che mi ero tenuto dentro mi sono sentito vincitore, ho vinto per me stesso, per il mio cuore, per la mia testa, anche per i ragazzi che hanno vissuto una cosa simile perché leggendo la mia storia non facciano come me, non tengano nascosto quel dolore, non facciano il mio stesso errore. Voglio che si sentano fieri di loro stessi, che sentano di avere un aiuto, che capiscano che non è colpa loro. Anche sui social dico ai miei Big Hearts che mi seguono di buttare zucchero, non il sale, cioè buttare l’amore e non la cattiveria, anche quando gli haters sui social scrivono cose brutte. Quando sei bullizzato o qualcuno ti fa del male non devi cedere alle provocazioni, ma rispondere con l’amore, se uno ti dice: sei brutto, sei stupido, devi rispondere grazie, ti voglio bene, perché così puoi andare avanti. Se combatti fuoco col fuoco non risolvi nulla”.

 

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