Da anni, tra le nuove proposte del Festival di Sanremo, mancava un artista che riuscisse a trasmettere le emozioni che lui stesso prova sul palco.  Della sua prima esibizione ricorderemo sempre quella mano che trema sul microfono per ricordarci della paura che un “ultimo” ha delle cose più grandi di sé.

Come stai vivendo questo festival? E come è andata ieri?
In modo tranquillo, come posso. Ieri è andata molto bene, ero molto emozionato ma è andata bene. Stasera spero di fare un po’ meglio.

Per portare un pezzo così avrai vissuto anche tu il tuo “ballo delle incertezze”. Lo stai vivendo tutt’ora?
Assolutamente sì, ho un sacco di fragilità, sempre. Non sono uno di quelli sicuri di se stessi e uso il palco per trasformare in forza i miei punti deboli.

Dopo Sanremo?
Instore che partiranno da Roma il 12, poi il tour a maggio e belle cose.

Come è andata la costruzione del pezzo?
Mi sono messo al piano, ho iniziato a scrivere la prima strofa e mi sono detto: “Come viè viè”. Alla fine è venuta, l’abbiamo presentata ed è successo tutto senza nulla di costruito.

Te lo chiedo anche se so che è un po’ scontato per te. Chi preferisci tra i big?
Fabrizio (Fabrizio Moro, nda). Ma la mia preferenza va oltre l’amicizia, secondo me lui ed Ermal hanno un brano fortissimo. E mi piace tanto anche Ron.

Si capisce che sei un animo sensibile. Cosa tocca l’animo di Ultimo?
La paura. La paura di essere sommerso dalle cose, di non riuscire a gestirle, non poter dare alle cose una forma perchè sono più grandi delle mani.

E di solito come reagisci a questa paura?
Credimi, non ci sono ancora riuscito. Prima ho parlato con mia madre che mi ha consigliato uno psichiatra. Sono serio eh?

Matteo D’Amico, Elena Rebecca Odelli

 

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