Roy Paci e Diodato. Due galassie in questo Festival. Liberi da meccanismi di gioco. Liberi da cubi di rubik compositivi. Dati per ultimi poco capiti da chi il primo ascolto l’ha fatto in maniera superficiale. Adesso un messaggio che ci riporta con i piedi alla realtà da subito, dalla prima serata. Ma non c’è solo il Festival e non ci sono miracoli. Ci sono due artisti con carriere diverse sulla carta ma neanche tanto se ci pensa davvero. Roy il cesellatore musicale quello che va a ricercare il suono delle bande, quello che studia lo strumento. Antonio l’indiano Jones della parola quello che sa imprimere i colori delle sue emozioni. Un attitudine indipendente, underground, alternative come le loro anime.

Partiamo dal tuo percorso, Roy.
“Se consideri che il mio primo disco di jazz lo feci a 12 anni nel 1982, sono 35 anni che lavoro nell’ambiente discografico. Infatti c’è chi guarda il mio e pensa che io abbia 70 anni! (ride, ndr)”… Bandaiolica è stato l’anello di congiunzione con Antonio, perché lui se ne innamorò, da cui è nato il sapore della timbrica delle bande che ritroviamo ora anche in ‘Adesso’”.

Come si arriva da un percorso così ricco a questo brano sanremese, che sembra segnare un distacco da quanto fatto in precedenza?
“Se ci pensi bene, ‘Adesso’ è difficile da collocare: cos’è, che musica è? Indie? No. Una canzonetta pop? Nemmeno. È l’insieme di tutto ciò che ci siamo portati dentro; probabilmente è un livello differente dal passato anche di Antonio. È un’evoluzione, una confluenza musicale che arrivano dall’improvvisazione al gusto per le bandi, con strumenti ‘assurdi’ nella configurazione classica dell’orchestra, perché sono strumenti rari e appartenenti solo alle bande, alle fanfare di processione, i bombardini… le più importanti sono quelle della settimana santa del Sud. È un brano molto mantrico, assomiglia a un ragga indiano: se lasci solo la parte strumentale togliendo la voce, puoi adottarci in modo funzionale qualsiasi cosa”.

Prima di Sanremo, vi auguravate di stupire, e così è successo. Impensabile non capire il significato del brano, il viversi il momento davvero, come invece sembra essere successo prima del Festival da qualcuno. Da outsiders ora, invece, siete fra le rivelazioni…
“Mi piace assai che siamo entrati in punta di piedi e ora ci sono finestre spalancante, in cui entra una bellissima luce, come quella che emana Antonio. Noi vogliamo il sole, la luce, la libertà musicale che ci accompagna. Sono amico di Antonio, lui è stata la stella polare del brano”.

Tu come la stai vivendo, Antonio?
“Abbiamo ragionato molto fra di noi, volendo fare una cosa bella, che ci desse soddisfazioni già nel nostro ascolto, senza pensare a fattori esterno. Quello che sta succedendo ora ci piace tanto perché è come se tutta la gente stesse entrando nella nostra casa, e non noi che entriamo in un altro luogo. È come quando vai a un concerto di una band e senti di diventare parte di qualcosa. Credo stia accadendo questo, noi la stiamo vivendo così”.

Nell’epoca dei social, con la vita a disposizione di chiunque, anche le generazioni più piccole cantano il tuo mantra.
“Tutti abbiamo provato quella sensazione di solitudine e distacco, pur stando in mezzo a tanta gente, lì ti accorgi che stai sprecando qualcosa della tua vita. Magari non sai spiegarti bene le motivazioni profonde, le incertezze, le paure, la costante voglia di appagamento. È una cosa comune, per questo è intergenerazionale, non occorre avere 40 anni per capirlo”.

Sì, avete fatto una proiezione di un quadro sociale ed emotivo di generazioni che cambiano in fretta ma che in ‘Adesso’ si sentono.
ROY: “Anche senza affrontare una tematica sociale e impegnata, pur avendo io un’esperienza in questo ambito, dalla parte delle classi meno abbienti. Qui non ce n’è stato bisogno, Antonio ha scritto un brano ‘de core’. Ci hanno detto che si vede molto che noi due ci stiamo divertendo, questo forse è il regalo più bello”.

Quanto sei cambiato Antonio in questi 3 anni, da quando arrivasti qui con Babilonia?
“Mi sto aprendo sempre di più, anche fisicamente, come vedete ora ballo… quello di cui prima mi vergognavo, ho scoperto che non ha motivo di essere nascosto. Anzi, è una delle parti più belle. Questo senso di libertà è una cosa di cui mi sto innamorando, essere felice di far passare la musica e le emozioni agli altri”.

Elena Rebecca Odelli e Andrea Grandi

 

 

 

 

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