È arrivato in finale tra i giovani di questo 67° Festival della Canzone Italiana, classificandosi quarto.
E per Leonardo Lamacchia, 22 anni, da Bari, ha il sapore di una vittoria.

In primis perché fra gli 8 colleghi era un vero outsider (nessuno sapeva chi fosse) e in secundis perché è consapevole di non essersi risparmiato su ciò che ritiene essenziale nella musica: trasmettere emozioni.

Timido, sensibile ma al contempo determinato (una sicurezza inedita che gli ha regalato proprio il Festival), festeggia l’uscita del suo primo EP, che porta il titolo del brano che lo ha portato all’Ariston, “Ciò che resta”.
Tra i Giovani di quest’anno, tu eri l’unico che non veniva da talent o già noto nel circuito musicale. Non ti aspettavi di arrivare fino alla finale?
“No, non me l’aspettavo! Credo sia stata già una vittoria arrivare quarto in finale, considerando che non m’aspettavo da principio di rientrare nei 60, poi nei  12, poi nei 6…!”.

Mi aggancio al titolo del tuo brano, “Ciò che resta”: cosa ti resterà di questo Sanremo?
“Andrò avanti, come canto nel pezzo, facendo il nostro e portandoci ciò che c’era di positivo e di utile. In primis, salire su quel palco, cantarci due volte, è stato davvero emozionante, è una sensazione inspiegabile; ha una sua magia, un mix di carica, adrenalina, ansia, fragilità. Ieri ero emozionato, ma ci sta, la musica è fatta di emozione”.

Soprattutto la tua, il tuo brano fra quelli dei Giovani era quello che più puntava sull’aspetto emotivo.
“Grazie, se non c’è emotività, per me non c’è musica”.

Un brano dal tuo album mi ha colpito particolarmente, “Giulia dorme”. Chi è Giulia?
“Giulia è in realtà un nome fittizio, che può rappresentare una persona qualunque ma anche una parte di te stesso o qualsiasi situazione. In quel pezzo, musica e testo vanno davvero di pari passo; mi piace l’impronta che abbiamo dato all’album, sono canzoni molto intimiste”.

La nostalgia è forse un po’ il trait d’union delle tue canzoni, ne trai ispirazione?
“La nostalgia è fondamentale, ti porta a far emergere altre emozioni e altri sentimenti, ti spinge a ricordare. ‘Ciò che resta’ ha un messaggio più speranzoso, c’è nostalgia e c’è risentimento ma c’è anche la voglia di andare avanti, cercando tutto ciò che di positivo c’è stato in una qualsiasi esperienza, non solo sentimentale”.

Tornando al Festival, cosa non dimenticherai, nel bene e nel male?
“Il clima bellissimo nato fra di noi è uno dei ricordi più belli che mi porterò dietro, come il legame nato con Maldestro e Tommaso Pini, sono due persone splendide. Anche questo continuo correre, dalla mattina alla sera, vedere lo sforzo che c’è dietro una macchina del genere, gli addetti che ci lavorano, i giornalisti… è stato bello esserci dentro. Si cresce molto, mi ha donato sicurezza, consapevolezza e tanta voglia di fare e far sentire il mio disco. Insomma, ci tornerei domani!”.

Nel tuo percorso hai studiato anche disegno industriale e grafica: ti piace anche il disegno artistico?
“Preferisco di più suonare ma mi piace anche unire le due cose: nella vita meglio essere un po’ ibridi, si creano sempre nuove situazioni, perché darci etichette e limitarci?”

Quando dicono che ricordi Modugno cosa pensi?
“Beh, è un complimentone! Lui è una delle figure più importanti della musica italiana, ne ha dato un contributo enorme, in tutto il mondo”.

Ascolti cantautorato italiano?
“Sì, mi piace molto Brunori, uno dei contemporanei che ammiro sia nella scrittura che nelle sonorità, sempre attuali. Si è fatto da solo nei live, tanto di cappello. Nell’adolescenza ascoltavo molto i crooners, perché di molto impatto e con grande carisma; mi facevo trasportare dalla loro semplicità e allo stesso tempo dall’impatto che creavano”.

La Puglia, tua terra, ha dato i natali a tanti artisti e musicisti in questi anni: uno fra tutto, Ermal Meta, di Bari anche lui, e che ha scritto con te due brani del tuo album.
“ Sono felicissimo che mi abbia dato questa possibilità, insieme a Gianni Pollex che me lo ha fatto conoscere. Ne sono onorato perché credo sia uno dei cantautori che non scrive canzoni ma film. Inoltre, è una persona fantastica. La cover di Modugno, che ha giustamente vinto la serata di giovedì, è stata da pelle d’oca, per la prova vocale e l’intensità, riuscendo a interiorizzare il brano e a dargli nuova vita. Stratifo per lui!”.

Se avessi dovuto scegliere tu una cover?
“Avrei scelto anch’io Modugno, ‘Dio come ti amo’”.

 

L’intervista è finita, Leonardo mi stringe la mano con sincero senso di gratitudine, di chi è umile e gentile nell’animo.
E io mi auguro sinceramente che questo per lui sia solo l’inizio di una bella carriera.

11 febbraio 2017

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