Esclusi dal Festival, ma lo sappiamo tutti. Quello di cui molti non sono a conoscenza è che i La Rua sono la band più ricercata promozionalmente all’interno di questa kermesse sanremese.

Vi aspettavate tutto questo clamore malgrado la vostra esclusione?
No, la serata dell’eliminazione piangevamo disperati al telefono con amici e parenti.

In realtà mi riferivo a questa settimana del Festival dove si vede più in giro voi, rispetto ai partecipanti della categoria Nuove Proposte..
Non partecipando possiamo fare moltissima promozione. Non ci aspettavamo tutto questo. Credo che un artista non lavori per la propria canzone, ma è il brano che lavora per te. La canzone è come un figlio, che ad un certo punto deve andare e vivere autonomamente. Non aspettavamo tutto questo supporto da parte del web e della stampa. Siamo strafelici, non abbiamo mai fatto polemiche, abbiamo preso spesso schiaffi e ci siamo rialzati, ma quando empaticamente qualcuno prende le tue posizioni, è surreale.

“Tutta la vita questa vita” è precursore di ciò che ascolteremo nel prossimo disco?
Si, vogliamo che ogni canzone segua una linea continuativa con le pregresse. Vogliamo che attraverso testo e musica, si capisca chi siamo. Il disco sarà la chiusura del cerchio. Nel primo disco abbiamo curato la parte folk, il secondo abbiamo sperimentato e ora vogliamo fare vedere ció che musicalmente siamo diventati.

A quando il terzo album? L’attesa tra il singolo e il disco non ferma il processo evolutivo che state avendo?
Noi viviamo per i live. Questa estate vogliamo percorrere l’intero stivale suonando ciò che possa rispecchiare il nostro percorso, una foto della nostra identità musicale. L’album ci sarà quando chiuderemo completamente le nostre idee. Quello che cerchiamo di fare è avere una onestà intellettuale verso i brani. Riproveremo Sanremo quando avremo una canzone che ci rappresenterà. L’importante è non deludere mai noi stessi.

Empaticamente cosa pensate che sia arrivato al pubblico?
Mi auguro che siano arrivati i nostri messaggi. Ci auguriamo che sia arrivato il nostro impatto e una coerenza musicale.

Chi sono i La Rua oggi?
Una band. Crediamo nel collettivo, l’individualismo subentra solo nel processo creativo dove ognuno di noi è il migliore nelle sue peculiarità. Abbiamo personalità forti ma siamo una band.

È vero che le cose quando vanno male, le responsabilità non si sviscerano mai completamente all’interno della band?
Noi abbiamo avuto il problema di come arrivare alle persone. Noi abbiamo preso tanti schiaffi e siamo sempre stati pronti a rialzarci insieme. Ciò che ci unisce è il fatto che ognuno di noi ha competenze che altri non hanno.

11 febbraio 2017

 

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