Ha vinto Sanremo Giovani lo scorso anno e quest’anno sta replicando gli stessi entusiasmi anche nei Campioni. Attualmente è numero 1 su iTunes. Lui è Francesco Gabbani, classe ’82, da Massa Carrara.

Il suo brano, “Occidentali’s karma”, si candida, dopo “Amen” a nuovo tormentone radiofonico.
Arriva alla round table con la stampa dispensando sorrisi e strette di mano, nonostante la stanchezza giustificata del sabato.

Ti aspettavi anche quest’anno un riscontro così caloroso da parte del pubblico?
“No, e mi fa ovviamente molto piacere, perché era una grossa incognita, essendo un brano fuori dai canoni sanremesi. Va capito, non c’è solo l’aspetto ironico, sebbene a me piaccia divertire e coinvolgere; spero comunque che ne venga colta anche la dimensione più profonda. Cerco di esprimere quello che sento, uso la musica per farlo, questa ambivalenza fra ironia e riflessione è esplicativa di quello che sono io”.

L’idea della scimmia con cui ti sei presentato sul palco (e con cui ti sei travestito ieri) è stata tua?
“L’elemento della scimmia e del balletto, è nato per la necessità di fare qualcosa di sdrammatizzante perché, come dicevo prima, al di là dell’aspetto ironico, per me il tema del brano è molto importante. Il verso del brano ‘La scimmia nuda balla’ è comunque una citazione quasi didascalica di un antropologo, Desmond Morris, che ha scritto ‘La scimmia nuda’, libro in cui l’uomo non è visto come essere pensante ed intellettualmente evoluto ma una delle specie di scimmie. Siamo evoluti intellettualmente, cerchiamo la razionalità in ogni cosa ma il movente di base sono sempre le necessità primordiali. Io sono il primo a sottopormi a questa critica, e solo dopo estende questa riflessione a tutti”.

A proposito di evoluzione, cosa dobbiamo aspettarci per il tuo nuovo disco, previsto per fine aprile?
“L’album sarà sulla linea di questo brano sanremese, quindi un disco basato su una profonda leggerezza”.

Pensi possa essere un rischio questa leggerezza?
“Potrebbe non essere capita, ma se non si rischia… La stessa ‘Amen’ non è stata capita da tutti, e dal tipo di complimenti che mi fanno già lo intuisco… per me la musica prima di tutto è condivisione e divertimento, altrimenti non farei pop”.

Com’è nata la tua collaborazione per la colonna sonora del film “Poveri ma ricchi” di Fausto Brizzi?
“È stata un’esperienza nuova, proposta direttamente da Fausto. Gli chiesi se fosse sicuro, perché io non compongo nulla di orchestrale ma mi confermò che voleva proprio me. Mi sono buttato con l’entusiasmo del principiante, ho scoperto una dimensione diversa di fare musica, specie per tutte le tracce strumentali. Se capitasse l’occasione, lo rifarei volentieri, ma preferisco fare canzoni”.

E poi c’è stato “Il bambino col fucile”, brano che poi è finito nell’ultimo disco di Mina e Celentano…
“Sì, è stata la ciliegina sulla torta di uno splendido 2016! È stato fantastico, anche se, a essere sincero, non ho incontrato né sentito Adriano, il contatto è stato sentire la sua voce su un mio brano, una sensazione straordinaria! Celentano è sempre stato un artista per cui ho simpatizzato, per la sua attitudine nazionalpopolare e trasversale, ma senza disdegnare di trattare temi più profondi. Spero di non venire additato per uno che lo ‘scimmiotta’ (e il termine non è appunto casuale…)! (ride, ndr)”.

Un anno fa sembravi essere stato eliminato subito al primo giro, poi alla fine hai vinto; quest’anno stai già andando forte nei Campioni: quale pensi sia il rapporto col tuo karma? In debito, in credito o sei allineato?
“Credo di essere allineato. Tutti questi risultati vengono da anni di gavetta e di sacrifici, vita vissuta in funzione della musica. Sempre serenamente, beninteso, senza mai la voglia di mollare. Io non credo nel karma nella definizione orientale; credo però che chiunque faccia del bene, è destinato a riceverlo”.

Sei mai stato in Oriente?
“Mai ma mi piacerebbe molto andarci, sono affascinato dalla cultura di quei Paesi. Soprattutto del Giappone”.

11 febbraio 2017

 

 

 

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