Esce oggi “La mente è un’arma”. Oggi, dopo l’eliminazione a sorpresa. Non sarebbe il momento ideale per un’intervista, a meno che tu non ti chiami Francesco Tarducci che con le critiche, purtroppo, ci sei andato a braccetto sin dall’inizio, anche in casa con il fratello (l’altro Tarducci) che non hai mai speso buone parole per te. Francesco se ne frega, anche se una punta di rancore sarebbe più che legittimata. Pensa a pedalare, lui. Rimango sbigottita, io.

Cosa pensi sia andato storto?
Ieri no, sono ipercritico verso me stesso. Se qualcosa è andato storto è successo durante la prima esibizione. Guardandomi non ero contentissimo perché mi sentivo insicuro. Ieri ero a fuoco. Qui non è la stonatura. C’è stato qualcosa che ha girato storto.

Pensi ci sia stato un attacco frontale?
Non lo so, ma non mi presento come Pavarotti o in un pezzo come Al Bano. Ho portato solo un brano pop, probabilmente non sono arrivato. Un po’ come due anni fa. Forse si è pensato che il mio duetto con Alice sia stata una mossa discografica. Non l’ho mai fatto, ho conosciuto Alice e mi sono innamorato artisticamente e mi è piaciuto il suo mondo senza filtri. Alice si meritava questo palco. Ho voluto solo darci una chance.

Avete molto in comune tu ed Alice
Abbiamo un autismo autistico e sociale simile. In un contesto come Sanremo non è facile, invece abbiamo trovato l’alchimia. Reggere le critiche è stato più semplice da reggere in due. Fa più male la critica su noi come coppia artistica che sul brano.

Oggi esce il disco “La mente è un’arma” e torna il rosso. Perché?
Il rosso rappresenta il mio essere in questo lavoro.

Chi è il Francesco che si presenta oggi?
Più che presentarmi, ora sto uscendo da una sala. Appare un Francesco differente. “La mente è un’arma” è un disco oscuro. Non è “Andrà tutto bene”, non ora. Può avere delle similitudini con quel disco, ma rappresenta altro. È crudo, è diretto e non è un disco paraculo. Non è un disco facile.

Sei un comunicatore. Cosa stai comunicando?
Che mi sono stancato di spiegare chi sono e da dove vengo. La copertina rappresenta il mio non sentire più niente, esser un iceberg. Sogni questo lavoro, ma non sai che ti cambierà per sempre. La poesia come la verità quando è cruda non la vuole sentire nessuno. Questo disco è poesia e verità, non tutti vogliono ascoltarle.

Non sei stanco a doverti legittimare la tua posizione discografica?
È frustrante ed è il motivo per cui ho pubblicato “La mente è un arma”. Chiudo questo percorso emotivo e dal prossimo album non voglio più spiegare nulla della mia strada passata.

La mente è davvero è un’arma?
La mente è un’arma che ho puntato contro di me, talvolta, o contro altri. Mi sono creato dei mondi. Quando ho chiuso con la scorsa etichetta discografica, mi sono rintanato in casa e ho solo scritto. Vivevo davanti alla finestra impegnato in nuovi testi. Quel mondo era contro o a favore. In quel periodo ho metabolizzato sia “Andrà tutto bene” che “La mente è un’arma”.

Qual è il brano che hai fatto più fatica a scrivere e incidere?
“Do retta a te”, infatti è presente in due versioni. Non era tra i miei preferiti all’inizio. Quando abbiamo registrato in studio il cerchio si è chiuso.

10 febbraio 2017

 

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