Leggere un’intervista di Luca Bassanese è come fare un viaggio on the road assieme ad un amico di cui ti fidi, ma che non sai dove ti porterà. Oggi ci parla di lui, ma anche del suo nuovo album “Colpiscimi felicità”.

Colpiscimi Felicità Luca Bassanese Cover.

“Colpiscimi felicità” è il tuo nuovo album. Raccontaci di una volta in cui la felicità ha colpito te, un momento di pura gioia che vuoi ricordare insieme a noi.
Eravamo al mare, io, i miei genitori e mio fratello. Mi svegliai presto e all’uscita dalla tenda vidi una fila di gente che andava verso il mare. Allora seguii quel flusso, quella corrente incuriosito e mi ritrovai di fronte ad una spiaggia che sembrava non finire. La bassa marea si estendeva fino a quel punto dove con il mio corpo di bambino non era mai riuscito ad arrivare. Di fronte a noi il mare ci donava i suoi frutti, una distesa di conchiglie che si potevano raccogliere a mani nude, senza reti, come se il mare avesse deciso di donarci le sue meraviglie. Mia madre mi ritrovò dopo qualche ora preoccupata non sapendo dov’ero e mi vide li in mezzo agli altri a raccogliere i frutti che il mare ci aveva donato. Fu per me un momento di grazia e di felicità che ancora oggi ricordo nel profondo e quando chiudo gli occhi mi aiuta nei momenti difficili. Il mare, mia madre e la gratuità della terra.
Come mai questo album si chiama così? Che cos’è per te la felicità?
Colpiscimi felicità è un’ invocazione, il desiderio di scoprire nella quotidianità quegli attimi di illuminazione che sono determinati spesso da cose semplici, l’incontro con un amico dopo anni che non ci si vede, ritrovarsi a parlare con uno sconosciuto e scoprire nelle sue parole nuove idee, nuovi pensieri. La felicità per me è scoperta, illuminazione del quotidiano perchè a volte basta un un niente per sentirsi uno anche se siamo in due.
Sei molto legato alla figura di Fabrizio De Andre. Come ha influenzato il musicista che sei?
Tramite le canzoni di Fabrizio de Andrè ho potuto fare un percorso umano ed umanistico, sono cresciuto confrontandomi con le tematiche che di volta in volta venivano trattate nei suoi concept album. Ciò che mi ha influenzato maggiormente sta proprio in questo: cercare di raccontare ogni nuova scoperta di vita e metterla in musica, con l’entusiasmo di chi ha scoperto un nuovo approdo, una terra lontana dopo mesi di navigazione. Quando nella tua testa il marinaio sull’albero di prua grida “Terra! Terra!” sai che è arrivato il momento di raccogliere le tue cose e portarle in mezzo agli altri, canzoni che sbarcano dal mare in mezzo agli uomini.

Luca-Bassanese
Chi altro ha avuto influenze significative nel tuo percorso da musicista?
Prima di tutto mio padre, che tramite la sua armonica non ha mai abbandonato il suo istinto di musicista e mi ha insegnato la bellezza di trasformare un momento di incontro in una festa dove tutti danzano e cantano senza distinzioni. Poi mia madre, che ha sempre amato i cantautori ed ascoltava assiduamente il volume III di Fabrizio de Andrè fin da quando era in dolce attesa del sottoscritto. Poi l’incontro con Stefano Florio, tutt’oggi mio coautore e produttore che ha curato l’intera produzione di “Colpiscimi felicità”, un sodalizio umano ed artistico che continua da anni. In questo viaggio ci sarebbero poi quelle persone che grazie al potere dell’incontro, ti lasciano qualcosa di loro come una carezza e sono dettagli importanti, ricordi che affiorano e portano con se bellezza e armonia.
Essere definito “Cantautore impegnato” comporta una certa responsabilità. Hai mai sentito il peso di questa “etichetta”? Vivi la tua musica come una missione?
Cerco attraverso la musica di rendermi uno strumento, un mezzo tramite il quale poter amplificare dei messaggi che ritengo prima di tutto importanti per la mia esistenza, così senza porre giudizi cerco di fare una musica non di protesta ma di proposta, per raccontare che al mondo non c’è un unico pensiero ma siamo esseri in continua trasformazione. E’ soprattutto nell’ascolto delle nuove generazioni, anche le più piccole, che risiede la saggezza dell’universo.

A proposito della situazione musicale italiana in generale, cosa ne pensi? Trovi che ci siano realtà significative o un po’ si è perso questo bisogno di dare messaggi (nonostante la situazione sociale e politica ne abbia bisogno…). A volte con i social e i talent si ha la sensazione che la musica abbia un po’ perso spessore.
Fin a quando i media erano dediti alla scoperta, all’innovazione, alla sperimentazione, la musica portava con sè un significato importante e si esigeva questo dall’artista. Nel quasi totale spazio dedicato al mero intrattenimento, amplificazione del già sentito, la musica non può che divenire prestazione, sesso senza amore, ed allora non ci rimane che ricercare il suo senso in quelle realtà al confine, in un concerto di periferia dove si respira ancora il desiderio di comunicare attraverso parole messe in musica, dove si dedica tempo all’ascolto e la musica da semplice sottofondo ritorna a riappropriarsi della propria dignità ad essere strumento che accompagna da secoli la storia del genere umano.
Hai lavorato in teatro e sei anche scrittore di libri. Una personalità decisamente poliedrica!
Amo lo sposalizio tra le arti, credo sia l’insegnamento primario che dovrebbe essere alla base di qualsiasi metodo educativo scolastico. Nel mio percorso alquanto tortuoso con la scuola gli unici momenti di vita li respiravo nel fare teatro, musica, poesia. Solo che per tutti queste materie erano, e spesso lo sono ancora, considerate marginali. È arrivato il momento di uscire da un’epoca industriale e metterci in cammino per un nuovo rinascimento. Ed è cosi che grazie all’incontro con Stefano Florio, oltre a scrivere canzoni, mi sono messo in gioco come attore e scrittore portando in scena degli spettacoli di teatro canzone e pubblicando alcuni libri di racconti e poesia tra cui un romanzo. Per me un concerto è pur sempre uno spettacolo teatrale dove la maschera è un filtro, il pretesto per essere ancora più sinceri con se stessi e con gli altri.
Se fossi una canzone, se fossi un Paese da visitare, se fossi un libro e se fossi un film…chi saresti?
Una canzone: “Canto sociale”; un Paese: L’Italia; un libro: “Racconti di un visionario”; un film: “L’armata Brancaleone”

 

16 Maggio 2017

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