“Nel caos di stanze stupefacenti” è il nuovo disco di Levante, un disco rumoroso.

Un disco che non poteva uscire con casa discografica differente considerando l’attenzione rivolta dall’etichetta ai giovani cantautori indipendenti che stanno emergendo.

Al terzo disco, Possiamo dire che ormai, Levante, è stata consacrata definitivamente tra le firme da tenere in considerazione. Nel caos di stanze stupefacenti viaggia tra una forte consapevolezza, immagini crude e la capacità di dire le cose come stanno, seppur sia una donna a cantarle.

Cosa significa Nel Caos di Stanze Stupefacenti?
“Le stanze sono le dodici storie che racconto. E’ un disco molto rumoroso perché avevo necessità di raccontare questo caos che in realtà nasce da un profondo silenzio in cui mi sono ritrovata nell’ultimo anno e che ho voluto raccontare. Un silenzio, però, fa tanto rumore e da qui le stanze stupefacenti. La vita mi stupisce sempre e quindi ho voluto giocare con questo titolo pieno di contrasti”.

Dove rientra la contemporaneità in questo disco?
“Scrivo spesso dei miei amori, tristezze. Con Gesù Cristo Sono Io, senza grandi pretese, ho voluto raccontare la storia di chi vive violenze da parte dei propri compagni. Donne maltrattate che finiscono in situazioni tristi; nell’ultimo anno ci sono state questioni come quella di Tiziana ed altre storie. Ho preso spunto da fatti biblici per raccontare la situazione che vivono queste donne che non hanno il coraggio di esporsi: quando sei all’interno di situazioni del genere non è mai facile. Quando ami il tuo carnefici non è facile chiedere aiuto. Racconto di un Cristo, una donna, che credeva di essere una regina ma sulla testa ha solo tante spine”. “Santa Rosalia”, parla dell’omosessualità, partendo dal racconto di una persona a me molto cara. L’ho dedicato a lei. E’ nata una filastrocca in maniera spontanea, come se l’omosessualità venisse spiegata ai bambini: ‘rosa o blu, dai un bacio a chi vuoi tu’”.

Sei molto affermata sui social, come valuti la rete?
“La rete mi piace e sono totalmente ben inserita. Sono successe tante cose belle alla mia musica grazie a internet. Tempo fa ho criticato un modo sbagliato, e poco educato, di utilizzare questo mezzo. Non credo ci sia questa grande differenza tra la realtà e la rete. La critica piccata, volgare, l’insulto non si trovano per strada perché si sa che non sarebbe giusto. La rete sembra concedere alle persone dei modi poco educati. Quando è successa la strage al Bataclan son rimasta molto sconvolta, era capitato durante un momento di gioia come la musica e l’intervento di molti mi ha deluso. Quindi ho fatto un post e si è scatenato un putiferio, non volevo attirare a me tutte quelle attenzioni ed i commenti sono stati anche pesanti. Quel fatto mi ha portato a scrivere Non me ne frega niente: mi dissocio dalla maleducazione, non dai social”.

Mi spieghi come nasce la copertina del disco?
“La persona composta, vista nelle precedenti copertine, qui cade. Nella prima indossavo il vestito da sposa di mia madre appoggiata al muro di casa in Sicilia, nella seconda ero posata che accoltellavo un cervello e stringevo fiera un cuore. Ora cado, cado nello specchio. Si è rovesciata la poltrona e ci sono io con i vestiti essenziali. Qualcuno l’ha anche criticata negativamente e mi è dispiaciuto. Al di là dei commenti anacronistici, non avrei potuto indossare nient’altro che le mie mutande e la canottiera perché mi sono messa a nudo nel disco. E poi c’è il blu, il mio colore preferito”.

 

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