E’ lei l’autrice di “Che tu sia benedetta”, cantata da Fiorella Mannoia a Sanremo. Ma Amara sul palco dell’Ariston c’è anche salita, insieme a Paolo Vallesi, per cantare “Pace”.

Un pezzo intenso che dà il nome al suo album di inediti. E che lancia un messaggio di speranza.

– Cosa si prova ad aver scritto una canzone per la grande Fiorella Mannoia, classificata al secondo post al Festival di Sanremo?

E’ un’emozione che non so descrivere. Lo reputo un grande dono.

– Com’è stato invece salire sul palco dell’Ariston insieme a Paolo Vallesi, da esclusi ma in compenso da super ospiti?

La cosa più importante per me è stata esserci. Non importa se da esclusa o da super ospite. Semplicemente esserci, per la voglia e l’esigenza di condividere un messaggio: “pace”.

– Il brano “Grazie” che apre il tuo album sembra essere lo spin off di “Che tu sia benedetta”…

Sì, parla della gratitudine alla vita, ad ogni cosa capitata e vissuta, ad ogni difficoltà affronata e superata, alla bellezza che nutre i miei occhi e i miei sensi, ad ogni piccola o grande cosa che imparo. Essere in vita è il vero grande miracolo. Per questo la benedico, e la ringrazio.

– Il tuo disco ha un nome semplice e molto evocativo, “Pace”: una parola forte, che oggi si ha quasi paura di pronunciare. Che cos’è per te la pace?

È una dimensione, è il rispetto per se stessi e per ogni cosa che ci circonda, è il respiro di chi è consapevole del valore e della forza che racconta la parola “pace”, è la condizione interiore che ho raggiunto e che proteggo. Se un uomo è in guerra con se stesso è in guerra con il mondo intero.

– Nel tuo album ti accompagnano due grandi artisti, Paolo Vallesi e Simona Molinari. Che sensazione ti dà collaborare con artisti di questo calibro?

Prestigio e piacere. Entrambi sono artisti che stimo. Paolo è stato mio compagno di avventura in questo nuovo progetto, e Simona è una grande amica. La musica è condivisione, e quando due frequenze si fondono nascono magie uniche.

– Hai viaggiato in Africa. Raccontaci qualcosa.

Sensazioni, odori, scoperta, occhi sinceri, sorrisi veri, abbracci, tanti abbracci. Cose nuove di me scoperte, cose vecchie di me lasciate andare, il respiro della terra, la commozione nei miei occhi, la ricchezza nel cuore delle persone che definiamo “povere”, il rispetto, la loro dignità, la condivisione, i villaggi, il senso di comunione… insomma,un grande insegnamento, un viaggio che mi ha raccontato tutto quello che fino a quel momento non conoscevo di me.

– I tuoi testi sono molto intimi e profondi, spesso intrisi di messaggi positivi. Ti definiresti una cantautrice “impegnata”?

Non riesco a definirmi, semplicemente racconto con estrema sincerità le mie più intime verità.

– Che cosa fa Amara quando non scrive e non canta?

Faccio le cose che più amo fare: sto coi miei amici, scrivo poesie, respiro la natura, leggo libri, dipingo, costruisco cose che mi servono. Direi che fluttuo nel mio spazio e nel mio mondo, nella mia casa e tra i miei affetti.

– Nel 2005 hai partecipato ad Amici. I talent non avevano ancora il ruolo che hanno oggi nell’influenzare il corso della musica italiana. A distanza di anni e da ex “insider”, come ti sembrano i nuovi artisti dei talent?

I talent sono una buona opportunità per farsi conoscere. C’è sempre stata buona qualità, prima come anche adesso. L’unica cosa che mi sembra realmente cambiata è la percezione degli addetti ai lavori nei confronti del talent: prima c’era più pregiudizio, adesso forse c’è l’attenzione giusta, quella che ogni dimensione artistica merita.

(4 marzo 2017)

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