“Sala Giochi” (Farn Music/Universal Music) è il secondo disco di Filippo Graziani, uscito venerdi 16 giugno. Il progetto contiene undici tracce inedite, legate da un concept rappresentato dall’amore come soluzione alle difficoltà che viviamo al giorno d’oggi.

Il disco ha un sound che unisce acustica ed elettronica, è stato realizzato in due anni e mezzo in cui il cantautore ha composto i testi a casa da solo e ha lavorato in studio con l’arrangiatore Simone Papi per la label svizzera “Farn Music”.

Il booklet dell’album è impreziosito da un ritratto di Filippo di Tanino Liberatore, famoso fumettista, illustratore e pittore, soprannominato da Frank Zappa il “Michelangelo del fumetto”.

 

Filippo, è uscito il tuo nuovo diasco “Sala Giochi”. Cosa rappresenta per te questo luogo?

“La Sala Giochi per me è sempre stata un mondo a sé, un universo di meccaniche sui rapporti umani, perché se hai la mia età è possibile che i primi schiaffi li hai presi in sala giochi, i primi amori li hai vissuti lì.  Quando ho riascoltato le canzoni tutte insieme con un mio amico, mi è sembrato di essere in una sala giochi e quindi ho capito che il titolo del disco doveva essere quello”.

Come hai lavorato al sound?

“Mi sono lasciato andare molto al mondo dei sintetizzatori, delle batterie elettroniche, e poi ho scritto le canzoni e automaticamente, come in un tetris, le ho unite a questi mondi che mi piacevano ed è uscita una sorta di fusione tra il mondo cantautorale, legato agli strumenti acustici e quel tipo di elettronica vintage”.

A cosa ti sei ispirato nella scrittura dei brani?

“Mi sono ispirato tantissimo ai film degli anni’ 80, in particolare a quelli di John Hughes e alle serie movie apocalittiche del primo Mel Gibson, a classici come Sixteen Candles, Breakfast Club, fino ad arrivare a Mad Max, sono questi i film che mi hanno più influenzato, sono commedie leggere, di carattere amoroso, che mi ricordo vedevo da bambino e che tuttora guardo. Mi sono sempre piaciute molto perché c’era quell’equilibrio particolare tra lo smielato, il kitsch, il sogno e la realtà. E’ un disco che parla d’amore ma in maniera sincera e semplice. In tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, con la paura del terrorismo e con la crisi, soprattutto di valori, secondo me è importante scrivere canzoni pensando alle nuove generazioni che mai come oggi hanno bisogno di ritrovarsi. Con questo spirito sono nati brani come Dov’è il mio Posto, Il Mondo che Verrà, Metterci Vita”.

Com’è nata la collaborazione con l’illustratore Tanino Liberatore?

“Ci siamo incontrati per caso, sono andato a suonare nel paese dove lui è nato e alla fine del concerto Tanino è venuto a salutarmi, io ho fatto studi d’arte e per me lui è nell’olimpo dei grandi illustratori, così ci siamo conosciuti, ci siamo presi bene e abbiamo iniziato a frequentarci. Un giorno gli ho proposto di collaborare per il booklet del mio disco e lui ha accettato subito e mi ha fatto un grande regalo”.

Come componi una canzone?

“Io sono un po’ contorto nella composizione, scrivo quando mi trovo in uno stato d’animo preciso, quando ho assimilato sensazioni, esperienze, mi risulta più facile descrivere un’emozione tramite la musica”.

Presenterai il disco con un tour?

“Poichè il disco è uscito d’estate, ci saranno delle date di presentazione che comunicheremo a breve sulle mie pagine social, ma il tour vero e proprio partirà in inverno nei club”.

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