Il 10 marzo è uscito “Noblesse Oblige”, il nuovo disco di inediti dei Decibel, anticipato dal singolo “My My Generation”, con cui la band, fondata tra i banchi di scuola del Liceo Berchet di Milano, da Enrico Ruggeri e gli amici Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, ha fatto ritorno sulla scena musicale per festeggiare i suoi primi 40 anni.

Com’è nata l’idea di tornare a fare un disco insieme?

“La verità è che non ci siamo mai lasciati o persi di vista, da quando le nostre strade si sono divise negli anni ’80 non per nostra volontà ma perché ci siamo trovati nel mezzo di questioni interne alla nostra casa discografica. Saltuariamente ci si vedeva e abbiamo anche suonato insieme per eventi one shot. Ci siamo ritrovati tutti e tre a Londra per il concerto dedicato ai quaranta anni del disco Kimono My House degli Sparks ed è nata l’idea di tornare a fare musica insieme, come ai vecchi tempi. Volevamo celebrare 40 anni dal primo album dei Decibel, ma anche i 60 anni di Enrico, all’inizio l’idea era evitare come la peste il disco di duetti e comunque fare qualcosa insieme, magari un album a tiratura limitata, dei piccoli concerti. Prima di cominciare a registrare ci siamo detti: “Se riteniamo non siano all’altezza degli album pubblicati dai Decibel, che vengono ricordati ancora oggi a 40 anni di distanza, buttiamo via tutto”. A un certo punto ho fatto sentire dei pezzi al mio amico Andrea Rosi, presidente della Sony, che erano pensati come prodotto di nicchia. Lui li ha ascoltati e mi ha detto “ma quale nicchia, facciamo un disco”. Così è nato “Noblesse Oblige””.

Cosa avete ritrovato dello spirito di gruppo dopo 40 anni?

“C’è un’identità di gusti, di vedute, che ha fatto in modo che si sia ricreata un’alchimia che c’era già nei precedenti dischi e che ha reso tutto più naturale. Sicuramente abbiamo ritrovato una base di divertimento che spesso non si verifica perché c’è l’ansia di un’operazione commerciale. L’atmosfera che si respirava durante la lavorazione dell’album è stata di festa. Abbiamo suonato in studio, senza tastiere virtuali, groove di batteria o pad, insomma nulla di ciò che si sente in giro. Ed è quello che faremo anche sul palco, suoneremo i pezzi senza computer”.

Come mai avete scelto “Noblesse Oblige” come titolo?

“Facciamo rock come si faceva cinquant’anni fa, ma oggi il rock è diventato la nuova musica classica, un genere di nicchia, d’élite come lo era la classica quando eravamo giovani noi. Per questo abbiamo voluto che la nostra musica fosse trattata in quel modo, con un’edizione limitata del disco e un tour teatrale. L’immagine della cover è stata scelta partendo dall’idea che nel 2200 le persone guardando all’interno di un cranio possano scoprire che 200 anni prima c’era il cervello. Il concetto è la riscoperta di un bene che si sta perdendo, anche nella musica”.

Il primo singolo estratto dall’album è stato My My Generation. Cosa ne pensate dell’attuale generazione musicale?

“Indubbiamente nel corso degli anni siamo cambiati noi ed è cambiato lo scenario. Il rock oggi non è più la musica ribelle dei giovani ma è il genere che ascoltano alcuni di livello superiore. La crisi discografica ha appiattito il panorama musicale, per cui mentre una volta le etichette facevano firmare un contratto ad un artista per cinque album, oggi non c’è più la possibilità di investire nel tempo e quindi fanno fare dischi solo a chi sfonda al primo singolo. Non credo che oggi tra i ragazzi non ci sia chi sappia scrivere una grande canzone, solo che non verrebbe passata in radio. I talent sono una conseguenza di questa situazione, la televisione ha altre esigenze, come creare un personaggio che funzioni bene sul momento. Alla gente piace questo tipo di musica perché è l’unico che viene proposto. Forse siamo più all’avanguardia noi non assimilandoci a quello che passa oggi. Quaranta anni fa eravamo dei marziani. Questa volta è la stessa cosa, accendi la radio e senti lo stesso groove. Noi siamo riusciti ad essere delle mosche bianche ancora una volta. Quindi siamo orgogliosi della nostra diversità”.

Tra le tracce c’è “La Bella e la Bestia”, in cui parlate della società di oggi sempre più improntata all’estetica e all’apparenza. Pensate che la musica possa aiutare a cambiare la visione delle cose da parte della gente?

“Noi ce lo auguriamo. “La Bella e la Bestia” è uno dei pezzi, insieme a “Il primo livello” e “Fashion”, che esprimono la teoria secondo cui la gente crede di decidere qualcosa, invece non è così. Una volta le dittature si facevano con i carri armati, oggi con la tv e internet. La gente pensa di amare un cantante, un politico, un vestito, invece è una pulsione che arriva dalla tv”.

Il 17 marzo partirà il vostro tour teatrale, potete anticiparci qualcosa su quello che vedremo?

“Saliremo sul palco e suoneremo. A teatro non ci saranno maxischermi o effetti speciali, e non voleremo. Saremo noi tre, Silvio che suona le tastiere d’epoca, mellotron, minimoog e l’organo Vox Continental, Fulvio alla chitarra e io che canto. Con noi ci sarà anche la band che ha collaborato alle registrazioni del disco”.

Queste le date del Noblesse Oblige-In Tour: il 17 marzo a Castelleone (CR), Teatro del Viale; il 18 marzo a Pomezia (RM), Club Duepuntozero; il 25 marzo a Perugia, Teatro Morlacchi; il 28 marzo a Torino, Club Le Roi; il 29 marzo ad Asti, Teatro Palco 19; l’8 aprile a Genova, Teatro della Tosse; il 10 aprile a Milano, Teatro della Luna; il 26 aprile a Bologna, Teatro Il Celebrazioni; il 18 maggio a Bergamo, Teatro Creberg; il 19 maggio a Nova Gorica, Casinò Perla.

Testo di Francesca Monti

 

 

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