L’ EP d’esordio dei The Panicles si chiama “Il mondo tace”, ma loro non tacciono affatto, anzi. I loro brani parlano di amore e legami indissolubili, ma anche di difficoltà e inquietudini della vita. Proprio come ci raccontano.

-È passato più di un mese dall’uscita del vostro EP “Il mondo tace”. Raccontateci questo periodo di tempo, le sensazioni postume…

Abbiamo avuto alcune bellissime serate, forse tra le più belle dal punto di vista emotivo con questa formazione. Siamo inoltre molto contenti dei feedback ricevuti su questo lavoro. Alcuni brani, in maniera del tutto inaspettata, come nel caso di “Parole”, hanno suscitato particolare interesse nel pubblico che abbiamo incontrato.

-Quanto c’è di voi e della vostra vita ne “Il mondo tace”? E’ un disco sull’amore?

A costo di apparire scontati sì, è un disco sull’amore. Un amore visto da varie sfaccettature, anche attraverso la sua mancanza. I testi del disco sono scritti dal nostro cantante Mik e ricalcano un periodo particolare della sua vita nell’ultimo anno e mezzo.

-Avere aperto i concerti di molti artisti italiani, l’ultimo è stato Frankie Hi-NRG. Se doveste scegliere un artista che amate con cui collaborare, chi sarebbe?

Abbiamo gusti abbastanza disparati… Ci piacerebbero collaborazioni con artisti locali come il dj Albert Marzinotto, il chitarrista Aldo Betto, fino a quelle internazionali come il produttore/chitarrista australiano Brendan Gallagher, e poi beh… sognando in grande…i nomi si fanno imbarazzanti.

-Avete suonato a lungo in Europa, soprattutto in Inghilterra. C’è un paese che ricordate con particolare entusiasmo?

Proprio Londra. Abbiamo registrato un disco a Abbey Road e filmato il video di “Filo Rosso”, senza contare le svariate volte che abbiamo suonato in locali che hanno segnato la storia delle esibizioni live di gruppi molto più famosi di noi: tra in vari, 93 Feet East, World’s End, Dublin Castle.

-“Questa notte dormirò” è un brano che parla del sollievo dopo un periodo di inquietudine. Scrivere canzoni è un modo per curare se stessi?

Assolutamente. A volte, si tratta di poter dire cose che in altre maniere non saremmo neanche in grado di esprimere. È un’ottima valvola di sfogo, ma va benissimo poi risuonare le canzoni in leggerezza e in momenti diversi da quelli in cui sono state scritte.

-Credete che esistano legami che durano tutta una vita, anche se due persone si perdono, come cantate in “Filo rosso”?

Sì, decisamente. Tuttavia bisogna fare attenzione al non lasciarsi “mangiare” da legami torvi, che ci hanno portato a un vicolo cieco e non siamo stati in grado di vedere prima.

-Che progetti avete da qui all’estate? Sarete in tour?

La band si prende un periodo di pausa. Ne abbiamo tutti e tre bisogno per comprendere con maggior precisione i prossimi passi nelle nostre vite e nella nostra carriera musicale, ma ci vogliamo tanto tanto bene!

 

(21 aprile 2017)

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