Nel mio lettore cd gira ininterrottamente la nuova fatica delle Sleater Kinney "All Hands On The Bad" un disco che fin dal primo ascolto non solo conferma le doti di questa band tutta al femminile, ma rappresenta un nuovo salto qualitativo verso una maturità compositiva e stilistica decisamente fuori dal comune.
Direttamente dagli Stati Uniti mi raggiunge via telefono la voce di Janet Weiss, batterista del gruppo…

 Cosa rappresenta per voi questo ultimo disco?
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Penso che per noi questo ultimo disco rappresenti un vero e proprio punto d'approdo, un successo personale. Dopo il buon successo del disco precedente (The hot rock) ci siamo ritrovate in studio chiedendoci se eravamo veramente pronte a fare qualcosa di più e devo dire, onestamente, che ce l'abbiamo fatta, abbiamo dimostrato in primo luogo a noi stesse il nostro valore. Ora abbiamo più fiducia e siamo pronte a cominciare il tour con grande entusiasmo".
L'aspetto più evidente di All hands on the bad one mi sembra il perfetto equilibrio tra due aspetti divergenti ma ugualmente presenti nella vostra musica, un atteggiamento aggressivo e una forte sensibilità per la melodia, sei d'accordo?
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Assolutamente. Abbiamo lavorato tantissimo per riuscirci ma devo dire che il lavoro ha pagato. Abbiamo passato tantissimo tempo in studio a provare e a riprovare, a studiare il modo di intrecciare la melodia, affidata in primo luogo alla voce, e il suono più rock e crudo. In particolare con le voci abbiamo lavorato molto sodo cercando linee vocali melodiche come non avevamo mai fatto prima".

 Anche il modo in cui avete compilato la tracklisting mi sembra molto efficace, non si susseguono mai due brani con la stessa atmosfera e questo rende il disco ancora più ricco.
"Abbiamo lavorato moltissimo anche su quello, abbiamo sentito e risentito diverse opzioni cercando di raggiungere il risultato migliore e più naturale. Siamo riuscite a fare un disco ricco e, allo stesso tempo, molto naturale e semplice. Come spesso accade dietro questa semplicità si nasconde un grande lavoro".
Qual è il tuo pezzo preferito?
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Dipende dai giorni, lo cambio spessissimo".

Quello che preferisci suonare?
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Mmm…direi Youth Decay, è quello che mi permette di scatenarmi di più".
Cosa ascoltavate mentre registravate il disco, e in che modo quello che avete ascoltato vi ha influnzato?
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Ho cercato di ascoltare meno musica possibile e la musica che ascoltavo era comunque molto diversa da quella che stavamo realizzando…Brian Eno, John Coltrane, cose più concettuali. Non volevo che nulla interferisse con il nostro lavoro".
Ora comincia il tour negli Stati Uniti, quando pensate di venire in Europa e, in particolare, in Italia?
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Per ora abbiamo programmato il tour americano che si svolgerà tra maggio e giugno, poi ci dedicheremo all'Europa, probabilmente in estate".
Cosa pensi di Internet come mezzo di promozione per la musica?
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Ho dei sentimenti contraddittori rispetto a questo argomento, credo che Internet sia uno strumento eccezionale per la capacità che ha di mettere in comunicazione la gente in tutto il mondo e per come permette alla nostra musica, per esempio, di giungere potenzialmente in ogni parte del mondo, ma è solo un buon strumento, non credo che tutto il mondo e tutto il mondo musicale si debba appiattire su questo strumento. Usarlo va bene, ma il mondo non finisce lì".

Servizio a cura di Massimiliano Rebeggiani