DISCOSTORY
Riproponiamo una recensione pubblicata su Newsic nel maggio del 2005

Quattro anni fa quando uscì “Gorillaz” nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe scommesso sulla riuscita di un side project rappresentato da una cartoon band; divagazione artistica di un Damon Albarn annoiato, si diceva. E invece “Gorillaz” non sono attirò l’attenzione di un pubblico affamato di piacere e godimento, ma addirittura riuscì ad infilare il Platino.

Fu un capolavoro isolato, idolatrato, un fenomeno di costume senza precedenti.

Ovvio che le attese per un ipotetico seguito dell’avventura Gorillaz fossero alle stelle. Ed ecco arrivare “Demon days” (o, se volete, anche “Damon days”, dato che l’impronta Albarn-centrica è decisamente marcata). E, se possibile, questo secondo disco dei bidimensionali 2D, Murdoc, Russel e Noodle è ancora più bello del precedente; di un po’ più difficile approccio, più cupo e di atmosfera, ma di una bellezza che si rivela ascolto dopo ascolto. Disarmante.

Come un viaggio in nave in mare aperto o ti lascia a bocca aperta o ti dà la nausea, così anche “Demon days” o si ama o si odia; e come la nausea prima o poi passa, anche con “Demon days” inevitabilmente prima o poi ci si innamora. Può sembrare poco finito e approssimativo, ma ad un ascolto più attento si scoprono tessiture di fondo di una perfezione quasi maniacale; che si tratti di una risata, di un arco, di un innesto rap, tutto è decisamente dove è giusto che sia. E tutto contribuisce a dare forma ad un percorso emozionale di contrasti ed assimilazioni, dove le impressioni sono appena accennate e trainate da un filo groove che si snoda all’imperativo categorico “dance” dalla prima all’ultima traccia. Il cambio di produttore da Dan “The Automator” Nakamura a Danger Mouse (quello che “osò” mischiare il White Album dei Beatles col Black Album di Jay-Z e dette vita al capolavoro ibrido del Grey Album) si sente, eccome.

Non resta che salire a bordo della nave fantasma dei Gorillaz a destinazione “Deomn days” e lasciarsi traghettare tra stive claustrofobiche, ambienti aperti e tracce-ponte, e godersi il viaggio.

Oltre alla straordinaria “Feel Good Inc” (con l’appeal dell’interstizio rap by De La Soul), da segnalare il dark apocalittico dell’elettronica di “Last living souls”, il basso assassino protagonista di “Kids with guns” (con Neneh Cherry), il sinuoso swing di “Every planet we reach is dead”, il dub giocherellone di “All alone” (implementato dall’apporto di Roots Manuva) , il DJ set in miniatura di “White light”, gli anni 80 sbollentati da Shaun Ryder degli Happy Mondays in “DARE” e – last but not least – la sorpresa del talento narrativo di Dennis Hopper agganciato alla danza di morte interpretata da Albarn-2D in “Fire coming out of a monkey’s head”.

Conclusione: da non per-de-re! Sottolineato 5 volte.

TRACKLIST

01. Intro
02. Last living souls
03. Kids with guns
04. O green world
05. Dirty Harry
06. Feel Good Inc
07. El manana
08. Every planet we reach is dead
09. November has come
10. All alone
11. White light
12. DARE
13. Fire coming out of a monkey’s head
14. Don’t get lost in heaven
15. Demon days

DISCOGRAFIA

2001 – Gorillaz
2005 – Demon Days
2010 – Plastic Beach
2011 – The Fall
2017 – Humanz

 

 

GORILLAZ
Demon Days
Score
Voto di allora 9
Voto riascoltandolo oggi8
8.5Punteggio totale

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