All’uscita di “Pace”, ho incontrato Fabrizio Moro.

Un disco di prese di coscienze, paura, tormenti ma anche speranza e ottimismo. Pace è l’utopia da cui però Fabrizio è partito per una sua personalissima analisi, scavando sino in fondo tra i meandri della sua persona. Accettazione ma anche apertura verso la normalità. Un disco che sa di vita.

Com’è andata a Sanremo?
All’opposto di come pensavo potesse andare. Mi aspettavo una posizione più alta in classifica, ma sono rimasto stupefatto dall’andamento del brano. Prendere il disco d’oro dopo due settimane non era in programma nella mia testa. E’ andata esattamente all’opposto. C’è stata ovviamente la delusione del momento che lascia il tempo che trova. Penso sia andata meglio così, sono felice di come sia stato recepito il brano

Da “Pace” a “Intanto”, hai trovato la pace?
No ancora no. In realtà è una condizione che credo mi appartenga per un lasso di tempo breve. La pace è un’utopia come la libertà o l’amore. Trovo la pace nelle piccole cose di ogni giorno. Da un po’ di tempo mi sono trasferito a Trevignano un paese sul lago di Bracciano e ho iniziato a vivere la quotidianità in modo differente. Ho iniziato ad andare in tintoria o a fare la spesa al supermercato, che può sembrare assurdo, ma sono cose che non avevo mai fatto, perché c’era chi lo faceva per me. Ho sempre avuto la difficoltà a relazionarmi. Entrando la normalità, delle piccole cose, ho trovato la mia forma di pace. Il disco è nato lì e scritto lì. Non credo che troverò mai la pace per un periodo di tempo lungo, credo che dipenda molto dal carattere di ognuno di noi. Io sono una persona molto combattiva, competititva, ho sempre bisogno di una guerra personale che mi invento io a volte.

Non è un caso che tu abbia scelto come ultimo brano “Intanto”, sembra chiudere in qualche modo una riflessione.
Sì, rappresenta il mio modo di svegliarmi sempre di buon umore. Il brano finisce in maggiore mentre il disco inizia in minore. Sembra una cosa voluta, perché anche nell’esser in continuo tormento con me stesso, c’è positività e ottimismo. Anche perché altrimenti non potrei fare questo lavoro, pieno di alti e bassi.

“Pace”, secondo te, è un disco positivo?
Sì perché è la condizione che riflette. E’ stato terapeutico, è il primo disco in cui racconto esattamente quello che è successo all’interno di Fabrizio in questi due anni. Sono stati due anni particolari, dove sono cambiate tante cose a livello personale. Sono stati due anni importanti sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista personale. Tutto sommato penso che sia un disco con la faccetta verde.

E’ un disco che ti svecchia. Rappresenta l’età e che condizione stai vivendo realmente.
Mi svecchia anche dal punto di vista del sound. E’ il primo disco che mi faccio produrre totalmente. Ho lavorato con Pier Cortese alla produzione di Via delle Girandole e gli altri dischi li ho prodotti io. E’ stato bello creare questo attrito iniziale tra due produttori che arrivano da un mondo lavorativamente diverso, di anima arrivano dal rock entrambi. Hanno sempre seguito certe dinamiche di mercato. Io ho sempre suonato con la mia band, anche questo disco nasce così, ho portato i musicisti in studio registrati in presa diretta, poi Fabrizio e Antonio hanno aggiunto il loro. Sono molto felice perché per la prima volta ho un disco che suona bene, ci sono stati anche i mezzi per poterlo fare in questo modo.

Suona in tanti modi diversi
E’ anche omogeneo nel linguaggio però. Il filo conduttore è la ricerca interiore. Pace, Giocattoli, Portami via, La felicità, l’essenza, sono anni che ti aspetto, sono brani che raccontano le stesse cose.

Come mai hai scelto la Guaccero nel duetto?
Nel disco dovevano esserci dieci tracce. Bianca mi ha chiamato perché le serviva un brano per un suo film di prossima uscita. Ho scritto “E’ più forte l’amore”. Quando mi ha rimandato il brano con la sua voce, mi sono trovato di fronte a una delle migliori interpreti con cui abbia mai collaborato. Tanto che le ho chiesto di fare il duetto e metterlo nel disco. Al di là del fatto dell’interpretazione, è intonata. Ha fatto solo tre take per questo brano.

Cos’è per te la speranza?
La speranza è il coraggio di non mollare. Cerco di trasmettere questo. Nasco da una generazione dove prevale la voglia di farcela, di uscire dal perimetro e non mollare mai. I ragazzi di vent’anni oggi se la prendono per la critica su un social o una performance andata male. C’è meno tigna, come diciamo a Roma. Come i giocatori di serie A, ci sono giocatori che magari non hanno entrambi i piedi buoni, eppure sono sempre davanti, accettano lo scontro in campo, corrono e non hanno paura, dopo viene il talento. E’ più importante riuscire a mantenere integro il pelo sullo stomaco piuttosto che scrivere solo una bella canzone.

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